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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Islanda

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Indice del libro

La terra del ghiaccio e del fuoco non è mai stata una potenza militare, in quella che gli antichi identificavano come Thule vi sono a tutt'oggi solo poche centinaia di migliaia di abitanti e non vi sono le esigenze di possedere una forza armata vera e propria. Oltretutto l'Islanda non è una nazione dalla lunga esistenza, in quanto divenne indipendente dalla Danimarca nel XX secolo.

L'Islanda divenne una terra colonizzata solo nell'870 d.C. e presto parte del regno di Norvegia. Sul suo territorio vi fu anche una guerra civile lunga e sanguinosa, la Sturlungaold, con battaglie che portavano in campo eserciti non più grandi di un migliaio di effettivi. In seguito vennero ancora interessati dalla guerra con l'incursione inglese nel 1808, dopo che avevano affondato la flotta danese a Copenachen. Ma le poche centinaia di soldati, per lo più armati con alabarde e pressoché privi di armi da fuoco, non poterono opporre resistenza. Indipendente dal 1918, l'Islanda ebbe una sua Guardia Costiera. Mentre il mondo era scosso dall'invasione della Francia e del Benelux il 10 maggio 1940, i Britannici, a cui non era riuscito a battere nel tempo i Tedeschi con la Norvegia, invasero l'Islanda. I 60 ufficiali islandesi disponibili, che dovevano allenare i 300 soldati riservisti in preparazione, non fecero in tempo a preparare la propria nazione all'invasione britannica.


In seguito l'Islanda ha fatto fede sulla sua alleanza con la NATO per la sua sicurezza.

La sua entrata nella NATO fu precoce, appena nel 1949 ma certamente, essa non aveva la capacità economica e umana per essere un paese di primo piano nel panorama internazionale. Eppure i guardiacoste della marina islandese, in quella che divenne nota come 'guerra del pesce' sfidarono le navi inglesi e le batterono, e questo attorno al 1970. L'aviazione e l'esercito sono pressoché inesistenti, ma vi è una base aerea americana a Keflavik, da non molti anni dotata di shelter corazzati, con un gruppo di F-15 (il 57th Fighter Interceptor Squadron che nel 1986 aveva già ricevuto gli F-15C e D) e alcuni P-3 Orion. Infatti, nel 1951 fu deciso che la difesa del territorio di circa 100.000 km2 abitato da altrettante persone avrebbe avuto un 'appalto' agli americani. Si può essere un mini-stato ed essere ancora una potenza militare, come Israele e persino la minuscola Singapore, ma se non vi sono denari e abitanti la questione si presenta pressoché irrisolvibile.

Naturalmente, essendo al centro del Nord-Atlantico, l'Islanda non avrebbe potuto restare totalmente al di fuori delle strategie degli opposti blocchi. Tra l'Islanda e la Gran Bretagna vi è un tratto di mare che è un passaggio obbligato per ogni movimento di forze navali NATO verso l'URSS ed ogni missione sovietica verso l'Atlantico.

Gli americani coprono anche parte dei servizi di ricerca e soccorso attorno all'isola.

Quanto alla Marina, l'Islanda ha tradizioni di lunga data nel settore mercantile e anche nel tempo recente non ha sfigurato in impegni 'bellicosi'. La 'Marina dei Ghiacci' non è tuttavia un servizio militare, ma è più precisamente nota come 'Landhelgisgaeslan', ovvero la guardia costiera islandese[1].

Vi erano in sostanza (al 1996) tre grosse corvette-pattugliatori con scafo rinforzato, realizzate in Danimarca su esigenze Islandesi: si tratta di ODHINN, AEGIR e TYR, nomi, com'é giusto, della mitologia nordica. Sempre secondo 'giustizia', il più anziano era l'ODHINN, realizzato nel 1960, dislocante 1.200 t e con due motori da 2.850hp diesel. Le due più recenti sono state costruite nel 1968 e nel 1970, dislocando 1.300t standard, con 70 m di lunghezza e 10 di larghezza per essere stabili a sufficienza con le pessime condizioni di mare tipiche del nord Atlantico. La sovrastruttura principale ha una caratteristica forma del torrione, in stile 'portaerei', sormontante con la plancia comando la sovrastruttura anteriore, e sormontato a sua volta da una specie di torretta d'osservazione, che infine ha il radar di ricerca sul proprio tetto.

I due motori diesel MAN hanno 4.300 hp l'uno con un massimo di 19 nodi e una autonomia a 12/13 nodi di 5-6.000 miglia marine. In tutti i casi esistono 3 motori da 300 hp e due argani idraulici. Standard anche le dotazioni di sensori: un sonar e due radar della Sperry: un RASCARD 3400M e un Mk.16, ma all'epoca (1996) erano già in sostituzione con sistemi più moderni.

L'armamento era un qualcosa di difficilmente comprensibile per una nave moderna, con due cannoni Bofors da 57 mm di vecchio modello su affusto datato 1896. Uno dei cannoni, quello di poppa, era oramai sbarcato e il munizionamento era difficile da reperire anche per l'altro. Armi moderne di tipo imprecisato, eventualmente installabili in caso di emergenza, erano stivate in magazzini a terra, a Rekyavik, nei magazzini. Dotate di due condotti di scarico paralleli per i motori e di un hangar, normalmente usato solo come magazzino, in caso di necessità verrebbero imbarcati i due elicotteri HH-65 Dolphin o l'AS-350 Squirrel, tutti francesi. L'equipaggio ammontava a un numero di marinai davvero ridotto di 22, inclusi 4 ufficiali e alcune donne. Gli alloggi sono conseguentemente confortevoli, mentre ottima è la tenuta al mare, come anche la capacità di operare anche in presenza di ghiacci.

Con queste navi gli islandesi hanno combattuto le loro ultime due, poco note, guerre: la seconda e la terza guerra del merluzzo. Successe infatti che nel 1972/73 e nel 1975/76 l'Islanda combatté contro le flotte di pescherecci sia inglesi e tedeschi, in quanto estese unilateralmente i confini delle proprie acque territoriali, con esclusività di pesca, a 200 miglia. Operando in tal contesto le robuste navi islandesi speronarono più volte addirittura le fregate inglesi, senza riportare danni apprezzabili mentre le più grandi unità britanniche ebbero serie conseguenze. Naturalmente in quella guerra economica non si volle alzare il livello dello scontro, ovvero iniziare a sparare con le armi di bordo; nel qual caso chiaramente i Bofors del 1896 non avrebbero avuto sufficienti capacità di reggere il confronto.

Le navi islandesi utilizzarono anche la cosiddetta 'arma segreta dell'Islanda', un'ancora a cui erano legate lame, che una volta calata in mare, tagliava le reti a strascico 'nemiche'. Tutto questo può sembrare eccessivo, ma a parte una diffusione maggiore di quanto si pensi degli scontri in mare per ragioni economiche (celebri in Italia le cannonate tunisine contro i pescherecci di Mazara del Vallo), l'Islanda ha essenzialmente due risorse: l'energia geotermica e la pesca, per cui non vi era molta gentilezza in tali tipi di operazioni. Recentemente gli islandesi hanno anche ripreso la caccia alle balene, a far tempo dal 2003.

Le corvette islandesi erano e sono chiamate ad operare in missioni di salvataggio sul mare, ma anche di soccorso ai villaggi costieri, quando isolati dalla neve o persino da eruzioni vulcaniche. La scarsità di personale rendeva impossibile, nel 1996, programmare degli avvicendamenti del personale, e le missioni in pratica erano costituite da 15 giorni in mare, seguiti da 6 di riposo a terra. Il periodo peggiore era, ovviamente, quello invernale, che rendeva la navigazione estremamente difficile anche per navi simili, che oltretutto, per quanto robuste, non erano rompighiaggio e necessitavano spesso di molto carburante per aiutare altre navi in difficoltà. La fase di raddobbo era programmata in estate per fare andare in ferie il personale e per prepararsi all'inverno, che portava condizioni meteo al limite della navigabilità ma proprio per questo, rendeva in tali mesi tanto necessaria l'opera di soccorso di queste unità navali.

Sempre a proposito dell'Islanda, un aneddoto è riportato nell'enciclopedia Armi da guerra nel fascicolo relativo agli SSN: uno dei velocissimi Alpha venne intercettato e inseguito da un efficiente Los Angeles lungo le sue coste: ebbene il sottomarino sovietico, nonostante le sue molte pecche tecniche dimostrò d'essere un vero sprinter. Le velocità reali dei sottomarini sono perlopiù classificate o note con scarsa precisione. Però resta il fatto che nel frangente l'Alpha ingranò 'la quarta' e i poco tempo seminò l'americano facendo perdere le sue tracce nonostante la sofisticata attrezzatura di ascolto elettro-acustico disponibile a bordo dell'unità inseguitrice. Un episodio che certo contribuì alla fama degli 'Alpha' anche se i veri pericoli erano piuttosto i Victor, specie i III, che pur avendo prestazioni spettacolari dimostravano una efficienza bellica (aiutata anche dal numero disponibile) ben maggiore.

Status del servizio aereo al 1992[2]:

1 (1) Beechcraft Model E90 King Air 90

  • 1 (1) AS-350B
  • 1 (1) AS-365N
  • 1 (1) Fokker F-27 Friendship Mk.10

E ora parliamo in maniera più diffusa degli USA in Islanda.

La base di Keflavik[3][4]. </ref>

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Stando nel cosiddetto GIUK, ovvero il Greenland-Iceland-UK gap, l'Islanda era una zona strategica ai tempi della Guerra fredda. Bloccare questo passaggio significare costringere i sottomarini sovietici a cambiare rotta e a doversi dirigere, per attaccare gli USA o il traffico mercantile, verso il Polo Nord e i suoi ghiacci. La NATO non fu certo avara d'impegno tanto che la Royal Navy era praticamente dedita solo alla lotta ASW (anche le 'Invincible' erano essenzialmente pensate come navi comando di gruppi d'impiego antisom.: il fatto che poi andarono a combattere nelle Falklands è un 'effetto collaterale' del possedere portaerei, anche limitate, come questi 'incrociatori tuttoponte'). Inoltre c'era il SOSUS, ovvero una catena di sensori acustici disseminati nel fondale per mettere già allora, prima di internet, il sottomarino 'in rete' passando le informazioni ad aerei da pattugliamento marittimo e navi, nonché ad altri sottomarini d'attacco (o i lanciamissili balistici se questi fossero stati in potenziale pericolo).

Ma nemmeno questo, e i due gruppi ASW mantenuti dagli Olandesi, bastavano: l'Islanda doveva essere parte del gioco. E poiché non poteva permettersi una propria forza d'impiego bellico tanto valse dargliene una. Ora torniamo indietro nel tempo, a prima della II GM. Negli anni '30 era ovvio che l'Islanda, piccola isola interamente vulcanica della dorsale atlantica, era importante. Diceva il politologo Karl Haushofer che 'chi possiede l'Islanda tiene una pistola puntata contro l'Inghilterra, il Canada e gli Stati Uniti'. E infatti, per non farsi fregare come accadde con la Norvegia (ma come avrebbero potuto i Tedeschi mantenere l'occupazione dell'Islanda?) già il 10 maggio del 1940 gli Inglesi, preoccupati dell'occupazione della Danimarca, decisero che il suo possedimento non dovesse cadere nelle mani sbagliate. La Danimarca, completamente indifendibile sia strategicamente che come forze disponibili, non oppose resistenza ai nazisti quando questi mossero verso la penisola nordica, essenziale per mantenere il controllo dello Stretto con il Baltico. Pare che all'epoca i Danesi provassero a costituire delle forze credibili in termini militari e che fossero anche in attesa di una partita di Macchi 200 ordinata in Italia, all'epoca grossa fornitrice di armamenti. E per quanto fosse strano, spesso queste armi andavano a nazioni nemiche della Germania come Gran Bretagna, Francia e Belgio. Del resto ancora nel '39 Mussolini e Hitler rischiarono una guerra di confine dopo che il secondo occupò tutta l'Austria (come ricordato anche nel film di Chaplin 'Il grande dittatore', dove era chiamata Ostria).

Il 10 maggio è ricordato come il giorno dell'attacco tedesco a Ovest con l'invasione del Benelux. Ma quello stesso giorno vi fu un'altra invasione, del tutto dimenticata, che vide gli Inglesi occupare l'Islanda. Alla fine furono ben 24.000, ma la Gran Bretagna aveva perso l'esercito in Francia e allora questi uomini non potevano essere mantenuti là a frescheggiare. Il 7 luglio 1941 gli USA, ancora neutrali, presero in consegna l'isola e ne assunsero la difesa con un accordo concluso con Islanda e GB per garantire la libertà di navigazione nell'Atlantico settentrionale (queste le intenzioni). A Rekyavik esisteva un aeroporto approntato dagli Inglesi, ma era troppo limitato e allora venne costruito quello di Keflavik dagli americani. Questo aeroporto aveva una funzione importantissima: già allora gli USA fornivano alla Gran Bretagna una grande quantità di aerei e l'Islanda era uno scalo prezioso per le consegne dirette, senza trasporto in mare. Keflavik era quindi essenzialmente uno scalo tecnico. Finita la guerra gli americani lasciarono la protezione dell'Islanda ma in virtù di un accordo firmato il 7 ottobre 1946 continuarono ad occupare l'aeroporto. La prima base americana in pianta stabile sul territorio islandese era insomma un dato di fatto e tale sarebbe rimasta anche in seguito. L'Islanda aderì poi alla NATO nel 1949, quindi giusto all'epoca della sua fondazione, ma con poca ricchezza e 120.000 abitanti non poteva permettersi forze armate. L'Islanda poteva fare come il Lussemburgo? Decisero di no, nonostante la lontananza da qualunque minaccia seria della loro isola. Il 5 maggio 1951 USA e Islanda firmarono, in piena Guerra fredda, un accordo che consentiva di usare, da parte della NATO (in pratica solo da parte americana), l'aeroporto internazionale di Keflavik, a 50 km di distanza dalla quasi omonima capitale. L'accordo venne poi rinnovato il 3 dicembre 1974. Sempre nell'accordo primigenio del '51 era inclusa la nascita delle pur modeste Iceland Defence Force, ma questo non cambiava che la difesa fosse affidata alle F.A. americane in cambio dell'uso della base per le esigenze NATO. La stessa IDF era diretta dall'US Army, poi dall'USAF e infine, dal 1961, passò sotto il comando dell'US Navy. È quindi stata comandata da tutte le F.A. americane, forse un record che nessun altro può vantare, se si può parlare di vanto. La cosa è regolata (o almeno lo era fino a circa 10 anni fa) dal Consiglio di Sicurezza USA-Islanda, che è l'anello di congiunzione tra le IDF e il governo islandese. Questo aveva 6 islandesi del Ministero degli Esteri, e 5 ufficiali americani, più un osservatore dell'ambasciata USA. Quanto alla Marina, questa nacque il 1 luglio 1961, certo in accordo con l'USN. In tempo di guerra l'Islanda diventerebbe una retrovia della NATO. Il comando delle IDF era mantenuto da un ammiraglio americano, e la struttura è chiamata COMICEDEFOR. Il comandante delle IDF islandesi era a capo della COMFARIKEF, Commander Fleet Air Keflavik, si curava della logistica e amministrazione, oltre a coordinare le operazioni ASW, intercettori e soccorso. La base di Keflavik era anche un centro di supporto per tutte le forze presenti nella stessa, anche non della Marina, e anche il controllo aereo civile.

La base ha avuto ampie infrastrutture, ma è poco 'visibile' per causare meno proteste e difficoltà possibili. Per questo una forza di poliziotti islandesi ha sostituito i Marines che facevano la guardia agli accessi della base. E nel 1987 c'era anche la regola del coprifuoco per 2.300 dei 2.900 effettivi dell'Iceland Defence Force; lo stesso valeva per i 1.900 dipendenti civili presenti nella base, con tanto di televisione via cavo. Nonostante la presenza di tanti civili, all'epoca piuttosto insoliti per una base militare, e la mancanza di una suddivisione netta tra quartieri civili e militari (questo valeva anche per gli aerei, frammisti a quelli militari), su questa base c'era una considerevole capacità operativa per tutte le necessità di SAR, intercettazione, ASW. Attorno alla pista v’erano gli Orion e 4 hangarettes per gli F-15 della sezione d'allarme, pronti al decollo quando necessario. Altre 4 stazioni di decollo erano vicine alla testata della Pista 120. Gli F-15 potevano anche usufruire degli shelter, di cui 13 erano appena stati costruiti, per ripararsi da eventuali e piuttosto improbabili attacchi di aerei sovietici (o forse, ben più plausibilmente, di missili nucleari), per fare manutenzioni importanti e ripararsi dal tempo troppo inclemente. Ma se possibile, nonostante la presenza degli hangar, l’attività tende ad essere a cielo aperto per la maggiore semplicità di manutenzione e riarmo, e per i minori tempi di approntamento, specie con aerei grandi e poco maneggevoli a terra, come era l’F-15 Eagle. Il reparto era il 57th FIS, responsabile del controllo di 140 miglia dal limite territoriale e degli stretti tra Mare Artico e Atlantico, su cui gli aerei e i sottomarini provenienti dall'affollata penisola di Kola erano usi di entrare, costituendo un'ovvia minaccia per i traffici di rifornimento della NATO in caso di guerra. Il 57th FIS aveva ricevuto gli F-15 da due anni, quindi fino all'85 circa operava con gli F-4. All'epoca le intercettazioni erano all'incirca una ogni due giorni e gli F-15 operavano con il 667th e 932nd Air Control and Warning Section che in pratica erano gli squadroni d'avvistamento radar che controllavano le stazioni radar di Rockville (H-1) e Hofn (H-2). Dal 1990 altre due stazioni radar sono state rese operative, a NO e NE dell'Islanda. Queste completavano il quadro 'atlantico' della protezione settentrionale NATO, perché anche in Groenlandia c'erano 4 stazioni del DEW, ovvero Distant Early Warning e una delle 3 BMEWS ovvero Ballistic Early Warning System per l'avviso antimissili.

Insomma, sommando a queste le altre stazioni della zona artica canadese e alaskiana, si può dire che, ben differentemente dall'Antartide, il 'Grande Nord', zona cruciale per il confronto NATO-Patto, era largamente coperto dai sistemi radar americani. C'erano poi anche 2 degli E-3A Sentry, che appartenevano al Detachement 2 del 552nd AWACS Wing (o, negli anni '90, del 960th sqn, che risultava presente nel 1996). Questi sono stati niente di meno che i primi E-3 distaccati fuori dagli USA. Infatti sull'Europa operavano gli E-3 della forza NATO. Per non farsi mancare nulla c'erano anche uno o 2 KC-135, le grosse aerocisterne (anch’esse derivate dalla cellula base del Boeing 707), che forse ancora più simboli fondamentali del potere aero americano. Ma tutto questo contro i sottomarini non aveva pregio: l'acqua di mare è conduttrice (essendo una soluzione ionica) e quindi i segnali radar (e radio, di quasi tutte le frequenze) rimbalzano senza entrare in profondità. Per i compiti di scoperta, necessariamente con sensori acustici e magnetici, c'erano quindi gli aerei del Patrol Sq. Keflavik, presente dal '69 con i suoi 9 P-3 Orion, che come organizzazione appartenevano al Patrol Wing Five o VP-5. Questi aerei non erano sempre gli stessi, ma ruotavano ogni 5 (o 6?) mesi dalla NAS di Jacksonville, dove era basato il reparto. L'unità (ma non è chiaro se era sempre il VP-5 o se ruotavano oltre agli aerei anche gli squadroni) aveva in genere 9 P-3C Update II e 70 ufficiali più 340 subordinati, assegnati in ogni caso all'Iceland ASW Group. Il sistema di rotazione prevedeva che un primo P-3 si muovesse 15-20 giorni prima del resto della formazione, che seguiva a ruota scaglionata in una settimana circa. Questo per permettere la sostituzione senza punti 'ciechi' dell'anno. In ogni caso c'erano anche altri aerei da pattugliamento: un P-3 olandese, permanentemente basato (dal 18 ottobre 1985) con cicli mensili di rotazione, alcuni Nimrod inglesi e Atlantic tedeschi e P-3 Orion americani (di altri squadroni) erano occasionalmente presenti. Il lavoro da fare, specie con gli spazi ampissimi e le condizioni meteo difficili, era tanto e duro. Per il soccorso in mare c'erano i 3 HH-3C e un HC-130 Hercules (per le missioni di maggiore raggio d'azione, impossibili per i Pelican) del Det. 14, 67th Air Rescue and Recovery Squadron Keflavik (o il 56th Air Rescue Squadron). Naturalmente questi operavano in cooperazione con la Guardia costiera e con la Life Saving Association. Con il motto 'The Others may live' dal 1971 al 1995 ha salvato oltre 200 persone dalle gelide e brumose acque islandesi e artiche. Negli anni '90 il HC-130H arrivava invece dal 67th Special Operation Squadron che era in Gran Bretagna, con materiali di soccorso e persino il rifornimento in volo degli elicotteri tra le proprie competenze.

I metodi di caccia ASW erano che il pattugliatore, informato da basi NATO avanzate dell'arrivo del sottomarino, lo tenesse sotto controllo ma entro le 12 miglia dalla costa era dissuaso con l'uso progressivo della forza a continuare la rotta. C'era anche il Naval Oceanographic Command Facility per raccolta ed elaborazione dati meteo, indubbiamente molto importanti da quelle parti, assieme ad enti islandesi omologhi civili. La Naval Communication Station ha iniziato invece le comunicazioni satellitari nel 1983, e è incaricata sia delle comunicazioni militari che civili con gli USA, facente parte dell'Integrated Communication System della NATO e del Defense Communication System Statunitense (a sua volta questo è parte del Global Military Telecommunications Systems). Da ricordare che la IDF aveva anche la ARICE, ovvero la US Army Force Iceland, che è solo di riserva, costituita da riservisti dell'US Army e solo in tempo di guerra o crisi sarebbe stata attivata. Comando a Fort Devins (Ma), con la 187th Infantry Brigade e il 167th Support Group, con tanto di mezzi pesanti come artiglieria, genio e mezzi blindati, il tutto integrato nel sistema CAPSTONE e addestrati negli USA. Solo 80 marines e 150 Air Policemen erano presenti in tempo di pace nella base, e facevano pattugliamento solo in emergenza, altrimenti si muovevano unicamente su segnalazione, un po' come accadeva oramai, negli anni '90, anche ai P-3 Orion (i sottomarini sovietici erano oramai una realtà del passato piuttosto che cronaca quotidiana). In tutto la base misurava ben 86,29 km2 e con la possibilità di arrivare a 95 se necessario. Le piste sono due da 3,1 km e una da 2.100 m mentre il personale, a metà anni '90, ammontava a ben 3.200 militari USA di cui 1.000 delle unità operative e il resto logistica e servizi, più 2.300 familiari e un gruppo di 30 militari olandesi. Keflavik era al centro dell'intensamente seguita rotta settentrionale europa-USA, che non era necessariamente la più facile per le condizioni del tempo, ma come ai tempi del Titanic era popolare in quanto la più breve. La NAS Keflavik operava anche da aeroporto internazionale per la capitale islandese gestendo il traffico civile, con personale misto islandese e americano nella torre di controllo e 1.100 islandesi impiegati nei servizi antincendio, sorveglianza ingressi etc etc. L’aeroporto era di proprietà americana, ma sarebbe passato all'Islanda in caso di ritiro degli USA. La comunità americana, così numerosa, viveva al solito in una comunità separata dal resto della popolazione 'indigena' con tutti i servizi. La permanenza era tranquilla e confortevole, e i militari americani spesso facevano richiesta di andare là. Gli scapoli magari per un anno, gli ammogliati per più tempo (con le famiglia appresso). Durante le summenzionate guerre del merluzzo, naturalmente, gli USA tennero un profilo basso, mentre islandesi, inglesi e tedeschi si davano battaglia.

Quanto al 57th FIS giova ricordarne la storia. I 'Black Knights' erano l'unico dei 6 gruppi di caccia intercettori appartenenti all'epoca all' ADTAC (Air Defense Tactical Air Command) che non erano di stanza negli USA. Nati nel 1941 a Hamilton Field con i P-39 e P-40, operò in Alaska e poi nelle Aleutine. Sciolto alla fine della guerra, venne riattivato nel '53 con gli F-89C e dal '54 venne mandato in Islanda dove ha continuato ad assicurare la difesa aerea. Ebbe poi gli F-89D e nel '62 i caccia supersonici F-102. Da ricordare il 1970, quando c'erano le celebrazioni del centenario di Lenini nell'allora URSS, l'attività in 'Round-the clock alert' del reparto. In due settimane vi furono più di 100 intercettazioni di aerei sovietici. In 12 anni, per dare una pietra di paragone, se ne contarono oltre 1000. Nel '73 arrivarono gli F-4C, e nel '78 al posto di questi vennero mandati 13 F-4E. Mica terminò il lavoro, anzi, con i nuovi aerei c'era anche più attività: nei loro 7 anni eseguirono 1.200 intercettazioni, 150 solo nel 1985 quando finalmente giunsero gli F-15, 18 dei quali erano parte dello squadrone con sezioni pronte nelle 24 ore per decolli entro i 10 minuti dall'allarme. Il loro radar potente e la loro autonomia li rendevano meno dipendenti dagli AWACS e dalle aerocisterne, ma in ogni caso il lavoro era ovviamente sinergico per assicurare l'avvistamento e l'intercettazione, sia pure 'in bianco' dei grossi pattugliatori e bombardieri sovietici, alle volte diretti a Cuba o in Angola. In ogni caso, se le intercettazioni nel MADIZ (zona di interdizione aerea) erano state 170 nel 1985, nel 1988 erano scese a 120, 65 nel 1989, appena 45 nel 1990. Questo ha fatto sì che un terzo del personale sia stato rimpatriato, come anche la metà degli apparecchi: da 3.276 effettivi nel 1990 a 2.268 nel '96. Gli aerei in tutto sono scesi a 19 nello stesso anno, come cifra massima: 4-6 F-15C, 6 P-3C (uno olandese, all'epoca non erano stati ancora venduti alla Germania), 4 nuovi elicotteri HH-60, un KC-135 (forse era uno solo anche prima, dipende dalle versioni) e un HC-130, oltre a un UP-3 Orion che è la versione che torna da dove l'aereo era partito, al trasporto. Ma solo questo e i 4 elicotteri sono permanentemente assegnati a Keflavik (sempre nel 1996). Durante la Guerra del Golfo pochi aerei sono transitati da qui e per lo più dell'USN (+50%) mentre l'USAF ne ha fatto poco uso. Per lo più sono stati gli aerei di ritorno dalla guerra: 82 C-130 nel solo febbraio-marzo, oltre a ben 214 C-141 (praticamente tutta la flotta..), tanto per decongestionare le rotte più a Sud, all’epoca impegnatissime tra voli civili e militari.

Attualmente, la Polizia Nazionale ha 800 effettivi. La disponibulità comprende anche un'unità speciale di 52-56 elementi al 2007, una Guardia Costiera di 180, un'agenzia radar (IADS) di 80, un'unità di risposta alla crisi di 100, riserve e difesa civile di 18.000 effettivi. In termini nominali, vi sono 82.700 uomini tra i 15 e i 49 anni e 76.671 donne, con un totale di 159.376 di cui 128.894 adatti per il servizio militare, di cui 67.000 uomini e 62.000 donne circa. Le spese sono di 26,6 mln di dollari al 2008. La guardia costiera ne richiede altre 28,4 mln, 10 per l'unità di Crisi, 19,4 per le Special Forces e 110,2 per la Polizia nazionale.


In tutto, peraltro, l'Islanda non ha un esercito vero e proprio, né è impossibilitata a formarne un altro. VI è una Guardia Costiera, Polizia nazionale, sistema di difesa aerea (ma solo radar), e un gruppo di peacekeeping di volontari, mentre la difesa venne assicurata dagli USA con la stazione di Keflavik, fino al settembre 2006, dopo di che si ritirarono. Vi sono peraltro anche accordi con altre nazioni NATO come la Norvegia e la Danimarca. Ogni anno vengono tenute delle esercitazioni chiamate dalla NATO 'Northern Viking' e anche le meno note 'Northern Challenge'. Fu nel 1997 che vennero tenute le prime operazioni Partnership for Peace e poi le Cooperatie Safeguard, dove partecipò anche la Russia, l'unica esercitazione NATO a cui abbia mai partecipato, nel 2000.

Sempre nell'ottica di un cambiamento epocale come il dopo-Guerra Fredda, adesso gli Islandesi fanno parte di alcune operazioni ONU come SFOR, KFOR e ISAF. Ogni anno il governo dell'Islanda contribuisce con finanziamenti alla NATO, e recentemente ha assunto un ruolo più attivo e di iniziativa. La Norvegia ha anche assicurato gli Islandesi di essere educati militarmente come se fossero cittadini norvegesi, tanto da rendere possibile anche servire nelle Forze di Difesa Norvegese.

Attualmente l'Islanda ha un'unità di Risposta di Crisi o ICRU, per missioni di peacekeeping, sotto l'egidia del Ministero degli Interni. Vi sono persone provenienti dalla G.C. e dalla Polizia. Per lo più hanno equipaggiamenti comrpati o affitatti dai Norvegesi. Ottobre 2004, tre islandesi vennero feriti da un attentato suicida a Kabul e il colonnello Halli Sigurosson venne sostituito da L.Atlason a causa delle critiche fatte nell'epoca. Le missioni sono state l'ISAF, l'Irak con la NTM-1, Serbia, missioni civili varie tra cui la Bosnia e Sri Lanka.

L'Agenzia di Difesa Islandese o Varnarmálastofnun Íslands è stata fondata nel 2008 per la difesa di installazioni e intelligence.

L' Iceland Air Defence System o meglio, Íslenska Loftvarnarkerfið, è stata fondata nel 1987 e ha 4 radar e un sistema integrato di difesa aerea.

Anche se adesso l'Islanda è contraria alla formazione di vere F.A. si vorrebbe almeno formare una polizia militare e con armi ex-danesi. Ha fatto certo discutere l'appoggio islandese alla guerra voluta dall'amministrazione Bush contro l'Irak nel 2003, una cosa difficilmente immaginabile 20-30 anni fa, quando c'era la Guerra fredda e i Tupolev volavano regolarmente vicino alla nazione, così come i sottomarini navigavano non lontani alle coste, come quando un Alpha venne inseguito, alla sua prima missione a lungo raggio, da un Los Angeles, vicino alle coste islandesi, peraltro perdendone presto le tracce.

La Guardia costiera, nata attorno al 1920, ha soprattutto il compito di salvare le vite umane in mare e di sorvegliare le zone di interesse marittimo, specie dopo che l'Islanda aumentò le sue zone d'interesse nel '52, 58, '72 e '75 da 4 a ben 200 nm di distanza dalle coste. Così accadde che vi fossero le famose 'guerre del Merluzzo' con la Royal Navy.

Infine vi sono le unità Speciali o Víkingasveitin, un'unità antiterrorismo modellata similmente al SAS e al GSG 9. Alcuni sono nei Balcani per le missioni NATO, e persino in Afghanistan. Pare che in tutto siano 55.


Le armi sono i G3, MP5, G36, pistole Glock 17, Steyr SSG 69 per i fucili sniper, mitragliatrici MG-3, M2, e altre armi leggere.


La Guardia Costiera ha 3 navi e 5 aerei, 170 persone, ed è chiamata Gæslan. Attualmente ha un elicottero AS-332L Super Puma, 1 Dauphin AS-365N2, un Fokker F-27-200, 3 navi eredi della corvetta Falk del 1906, ma il primo cannone è stata usato nel 1924. La prima nave specifica per la Guardia Costiera, la Óðinn, arrivò nel '26, quando venne fondata formalmente anche la Guardia Costiera stessa, in realtà già attiva dal 1859 con una vecchia corvetta.

Le navi nel 1972-75 hanno avuto la maggior parte delle loro attività nelle guerre con i britannici, tagliando le reti dei loro pescherecci, e vi furono collisioni tra le navi e pare anche tiri di artiglierie, ma alla fine, con gli Islandesi che minacciavano di far intervenire gli 'amici' americani, i Britannici hanno ceduto.

Attualmente vi sono tre pattugliatori e una nave idrografica, di cui l'ammiraglia è la Týr, che è anche la più recente essendo del 1975, sorella minore della Ægir del '68, e la Óðinn del 1960 e poi ritirata nel 2006, da rimpiazzare con una nave in costruzione in Cile. Ogni nave ha due gommoni e un canone L60 Mk3 più armi leggere varie, sonar e un ponte di volo. VI è anche un battello idrografico da 64 t ma è disarmato e spesso usato anche per la sicurezza portuale.

I mezzi aerei della CG hanno un'assegnazione specifica, la Divisione Aeronautica, fondata nel dicembre 1955 con un PBY-6A Catalina di seconda mano, ex-Iceland Defense Force e chiamato Ran. Era anche dotato di armamento, non sempre portato. Attualmente vi è un solo elicottero ufficialmente, l'AS-332L TF-LIF, ma ha anche un Puma TF-GNA affittato e così l'AS-365N2 come TF-EIR. L'aereo è l'F-27-200 TF-SYN modificato per il pattugliamento marittimo con radar Bendix 1500B e comunicazioni satellitari. È in servizio dal '77 e nel 2007 è stato scelto di sostituirlo con un DASH-8 con moderno sistema di comunicazioni e pattugliamento marittimo. La consegna sarebbe per luglio.

Gli elicotteri hanno registrazione civile, ma hanno sistemi militari di osservazione di ultima generazione, riservati ai migliori alleati degli USA.

Le navi sono attualmente, in tutto: ICGV Týr (II), ICGV Ægir (II), ICGV Óðinn (III), ICGV Baldur (idrografica).

Gli aerei sono anch'essi con nomi mitologici: il Fokker è Syn, il Super Puma è Lif. Non così per i velivoli affittati, il Super Puma e il Dauphin.

In passato vi sono stati altri mezzi navali, in tutto 18.

I velivoli sono tutti recenti, del dopoguerra, e si tratta del Catalina TF-RAN, un C-54 (TF-SIF), il TF-EIR (Bell 47J), TF-GNA (S-62), TF-HUG (Bell 47G), TF-MUN (idem), TF-GRO (H-500C), TF-RAN (S-76), TF-GRO (H-500C), TF-GRO III (AS-350B), TF-SIF II (SA-365N del 1984-85), TF-SIF III (comprato nel 1985 ma distrutto in atterraggio nel luglio 2007).

Altri mezzi sono stati affittati da civili col tempo.

Armi: HK G3, M14, MP5, SSG 69, MG 3, HK21, M2, cannoni L60 e M1898 da 57 mm Hotckiss (oramai ritirati).

In futuro vi sarà una nuova nave da pattugliamento da 90 metri, basata sul disegno delle unità 'Harstad', da 4.000 t e quindi molto più grande, ora in costruzione nei cantieri ASMAR. Nel frattempo sono valutati vari elicotteri per aumentare le scarse risorse disponibili ora che gli USA si sono ritirati. Certo che la difficoltà data dalla crisi economica non agevola tale decisione, con la presa in considerazione di un po' tutti i tipi più moderni di elicotteri occidentali.


Quanto alle navi, la Týr è stata impostata il 10 ottobre 1974 e in servizio dal 15 marzo 1975, una nave da 1.214 t, dimensioni 71,15 x 10 x 5,8 m, velocità 20 nodi con 2 motori MAN 8L40 da 4.300 hp l'uno, e 16-19 persone di equipaggio, un cannone da 40 mm, radar di ricerca Sperry e Furunu, sonar ecc. La nave venne speronata due volte dall'HMS Falmouth, tanto che si rischiò di aprire il fuoco contro i britannici, per scoraggiare altri speronamenti. Il cannone era un vecchio pezzod a 57 mm, nel 1990 invece venne finalmente rimpiazzato con un moderno L70 da 40 mm e nel 1997 venne aumentato il ponte di volo. Nel 2001 venne modificata in Polonia per avere, tra l'altro, un secondo timone; nel 2006 venne ancora rimandaa in Polonia per altre modifiche strutturali. Come le altre navi pattuglia, ha una specie di torre al mezzo della sovrastruttura per avere la miglior visuale per le vedette, ma con sopra il radome sferico del radar di bordo.

La Odin -Óðinn - è stata impostata nel 1959 e in servizio dal gennaio 1960, da 910 t, dimensioni 63,7 x 10 x 5,4 m, motori diesel per 18 nodi e 19 d'equipaggio, cannone da 40 mm L60 e un elicottero. La prima 'Odin' venne impostata in Danimarca nel 1925, era una nave da 512 t con due cannoni da 57 mm, ma venne già radiata nel '36 per problemi secondari. La seconda Odin venne impostata nel 1938 da appena 85 t ed era in legno di quercia, radiata nel 1964. L'attuale Odin (III) è adesso una nave museo[5].


  1. per la Marina Islandese vedesi Mambriani, Simone: La Marina dei ghiacci, RID ottobre 1996 pag. 72
  2. Sgarlato, Nico: I nordici della NATO, Aerei n.1/1992 pag.10-16
  3. Braghini, Fabrizio: Keflavik, i guardiani dell'artico, A&D Ottobre 1987 p.22-25
  4. Mambriani, Simone: Keflavik Naval Air Station, RID ottobre 1996 pag. 72
  5. Tutti dati da wiki.en