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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Regno Unito-3

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Indice del libro

British Army, 1984[1]

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Il grosso dell'esercito, sia pure decurtato da numerose riduzioni nel corso di alcuni anni recenti, era ancora una forza da combattimento molto rispettabile schierata nella Germania Occidentale, ma non come forza indipendente, ma come parte di un esercito veramente multinazionale, con una composizione tedesca, olandese, americana e britannica. Le unità dell'esercito britannico schierate con il BAOR, British Army Of the Rhine, erano le migliori dell'intero esercito, non intaccate dallo spiegamento alla Falkands, che erano decisamente inadatte per le divisioni corazzate. Le unità in patria servivano essenzialmente come alimentazione per quelle in Germania, oltre che per la difesa territoriale. Si trattava del Territorial Army, con unità leggere e composte per lo più da riservisti. Altri piccoli reparti erano dislocati in guarnigioni sparse per il mondo, resti di un impero scomparso.

Il BAOR aveva una forza di 52.000 effettivi, suddivise in tre fondamentali componenti. Una era il I (British) Corps, comando a Bielefled. Il I (BR) Corps era rifornito dalla Rhine Area, con compiti logistici, che in guerra sarebbe stata rinominata British Support Corps o BRSC. In aggiunta v'era la Berlin Infantry Brigade, per la difesa dell'area 'inglese' di Berlino, dietro le linee del Patto di Varsavia. Era in posizione pericolosa, una spina nel fianco da eliminare al più presto nel caso di guerra. Ma era anche utilissima in tempo di pace per 'monitorare' quello che accadeva nelle retrovie del Patto. Così in base agli accordi di Potsdam del '45 rimase in area per il resto della Guerra fredda. Anche se il BAOR era dislocato in Germania Occidentale, gran parte del personale e dei materiali, in tempo di pace, era mantenuto in patria. E anche se era una componente di dimensioni relativamente piccole, aveva bisogno in caso di guerra di essere rinforzata da uomini del Territorial Army e della Regular Reserves. È questo il motivo del BRSC, della sua importanza: trasportare subito ingenti quantitativi di armi e uomini in zona d'operazioni, utilizzando anche mezzi aerei e navali come gli hovercraft (non dell'esercito, beninteso). La BAOR era parte del NORTHAG, ovvero il Northern Army Group della NATO, assieme a tedeschi, olandesi e persino belgi, che pure avevano un esercito piuttosto piccolo. Nondimeno, per questa struttura l'unico elemento permanente inglese era un reparto di trasmissioni, perché vi erano in tempo di pace tutte e 4 queste nazioni mantenevano entro il proprio controllo le forze armate nazionali. Ma in emergenza il NORTHAG era capace di aumentare da 200.000 a 500.000 effettivi, parte dei quali da parte del BAOR tramite la BRSC. La situazione logistica era in effetti piuttosto confusa. Presumibilmente per ragioni economiche, il personale e parte dell'equipaggiamento erano in Gran Bretagna in tempo di pace (non dimentichiamo che all'epoca la situazione economica non era buona, e inoltre la Germania era piuttosto 'congestionata' da unità militari). La confusione era aumentata dal fatto che una delle 4 divisioni del I (BR) Corps era stanzata in parte nel Regno Unito.

Eccoci dunque alle divisioni: 3 erano corazzate, il che dà l'idea della 'pesantezza' di queste forze, concepite per fronteggiare nemici poderosi in grandi scontri corazzati. Queste erano la 1a, 3a e 4a A.D., e la 2 ID (divisione fanteria) era quelle dislocata in parte in Gran Bretagna, con comando a York.

La composizione delle AD è dunque quella che ci può interessare. Ognuna era costituita da 3 brigate, come del resto accadeva per quella di fanteria, sia meccanizzate che corazzate. Una delle brigate, la 19a Infantry Brigate, era di stanza normalmente nel Regno Unito (Cholcester), quindi anche questa era da trasportare in Germania in emergenza. Non c'era una precisa organizzazione da seguire: ognuna delle brigate seguiva le necessità relative alla situazione. Vi erano 1 o 2 reggimenti per brigata. La 1a e la 4a A.D. erano di prima schiera, quasi intermante del tipo corazzato, mentre la 3a AD e la 2a ID erano in seconda schiera. La 2a era formata, con due delle tre brigate, da parte del personale del Territorial Army.

Questo valeva in tempo di pace, ma in tempo di guerra la situazione sarebbe stata cambiata in base alla necessità del momento con raggruppamenti tattici, unità di supporto etc.

I raggruppamenti tattici erano costituiti da unità corazzate, fanteria, artiglieria e supporti. Il I (BR) Corps era incaricato di fermare il Patto di Varsavia grossomodo tra Hannover fino ai monti Haez fino al confine delle due Germanie. Il BRSC era dietro tutto questo schieramento, ovvero fino alla Manica per garantire la logistica. Non c'erano solo unità per impieghi divisionali, il BAOR aveva anche una intera divisione d'artiglieria a disposizione del Comando del I (BR) Corps aveva un reggimento di M107, uno missili Lance, uno di artiglieria M110, tutti con capacità nucleare tattica, due reggimenti contraerei con missili Rapier e un reggimenti di specialisti di artiglieria topografica. Altri supporti erano un reggimento anfibio del Genio con ponti a traghetto M2, uno corazzato del Genio con Centurion AVRE e carri gettaponte Chieftain AVLB, due reggimenti trasmissioni, un gruppo speciale di aviazione leggera dell'esercito, varie unità di servizi.

La Brigata di Berlino era organizzata su 3 battaglioni di fanteria e un gruppo corazzato. Non era una posizione 'difendibile' e non ne era previsto il rinforzo in caso di guerra, lasciandola in sostanza ad un compito di 'fanteria d'arresto', praticamente suicida.

L'addestramento e la formazione erano fatti nel Regno Unito, lasciando al BAOR il compito di difendere al meglio la Gran Bretagna. La nazione era suddivisa in Distretti Militari con compiti amministrativi e comando per tutti i reparti dell'Army, sia del Regular Army che del Territorial Army. Erano anche trattenute in patria 3 brigate della 2a ID, pure in teoria appartenenti al BAOR: la 15a, 24a, e 49a Brigata di Fanteria, oltre alla 19a della 3a AD, e la 1a AD con due compiti, quello di riserva centrale NATO e quella di riserva della AMF, Allied Mobile Force, fatta per essere spostata in Norvegia e in Turchia. Insomma, v'era una complicazione notevole nel British Army. La 5a divisione era destinata alla difesa del territorio. Le scuole erano soprattutto attorno alla piana di Salisbury, già culla del carrismo moderno inglese.

Altre forze erano dislocate in possedimenti sperduti come le Falklands, con 3 battaglioni di fanteria e alcune unità di supporto, in Irlanda del Nord, con il Defence Regiment dell'Ulster, con 7100 soldati suddivisi in 11 battaglioni. Poi vi erano 1 battaglione di fanteria a Gibilterra, una forza mista nel Belize britannico, 2 piccoli battaglioni di fanteria a Cipro, facenti parte dell'ONU. V'era per l'ONU anche una piccola forza nel Sinai, come forza di interposizione. A Hong Kong vi era anche un battaglione di fanteria e 4 di Gurkha, e un quinto battagione di questo tipo era invece in Brunei. I Gurkha erano ancora importanti per il British Army, con un battaglione anche in Gran Bretagna, propri reparti a livello di squadrone del genio, trasmissioni, trasporti, un reggimento del Genio. Infine, in Kenya e Canada vi erano ampie aree addestrative usate dal British Army, specie nella zona di Suffield, Alberta.

Insomma il British Army, molto piccolo, era una entità decisamente strana, con un criterio di arruolamento, addestramento e organizzazione fuori dai canoni della NATO. La forza era numericamente poco consistente, ma i militari erano tutti professionisti, e la loro esperienza si faceva sentire in caso di necessità, come dimostrato alle Falklands e in tanti altri ambiti.

La composizione delle Armoured Division era, nel 1990, questa:

la 1a e la 4a avevano struttura pesante, impiegate in prima linea, mentre la 3a era in riserva del Corpo d'Armata (Il I British Corps), con struttura più leggera, con due brigate corazzate in Germania e una di fanteria nel Regno Unito. Dire quanti carri armati fossero presenti non era possibile: le brigate erano tutte considerate corazzate, sia se avevano 2 reggimenti corazzati e uno meccanizzato che sia nel caso contrario. La forza del reggimento corazzato era di 56 carri armati suddivisi in 4 squadroni su 4 sezioni di 3 carri l'uno e due carri comando squadrone (=14 mezzi). Il reggimento aveva anche il carro del comandante, 8 Scorpion del plotone esplorante, 9 FV438 con missili Swingfire del plotone controcarri. Quanto al reggimento di fanteria meccanizzata vi erano 45 FV438 e 24 lanciamissili MILAN.

Le divisioni in tutto avevano circa 200 carri armati Challenger e Chieftain ammodernati. Le brigate corazzate erano organizzate su di una compagnia comando e una trasmissioni. Ma le brigate corazzate erano prive di artiglieria e di reparti Genio. Infatti, tutti i supporti dipendevano dal comando divisionale: era previsto di usare tutte le risorse in maniera centralizzata, secondo il credo britannico. Ogni divisione aveva tanti reggimenti di artiglieria, su 24 pezzi l'uno, quanti erano le brigate corazzate. Vi erano anche 24 lanciamissili spalleggiabili in un battaglione contraereo, un reggimento Genio, uno elicotteri d'attacco e uno logistico, oltre a un reggimento trasmissioni e supporti sanitari e tecnici vari.

Certo che il British Army era piuttosto originale. I mezzi erano piuttosto standard: carri armati pesantemente armati e corazzati, non molto mobili, i blindati erano simili all'M113 e poi al Bradley, i semoventi erano in larga misura americani, gli elicotteri erano simili agli UH-1. Ma l'organizzazione era diversa, come si è visto: la suddivisione delle unità all'interno della divisione corazzata era fluida e questo poteva essere un vantaggio, anche per ridurre la conoscenza nemica della reale forza inglese; ma certo, i plotoni su 3 carri erano troppo scarsi in potenza, mentre la tendenza stava già affermandosi sui plotoni di 4 carri (rinunciando al plotone di 5, poco comandabile). L'accentramento dell'artiglieria poteva essere sia un bene che un male, dipendeva dalla situazione. Dai tempi di El-Alamein gli inglesi ritornarono alla centralizzazione dell'artiglieria, dopo averla eccessivamente dispersa in tante unità troppo deboli. Ma se questo era un vantaggio non è chiaro, quel che è certo è che non era una cosa comune in ambito NATO.

Carri armati

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Gli inglesi furono i primi che nel 1916 portarono in combattimento il carro armato, chiamato come nome di copertura ‘tank’ (cisterna). Da allora hanno ideato decine di veicoli da combattimento cingolati, ma la fase postbellica della loro industria del settore non ha fatto che calare, a fronte del successo di altri Paesi nel controllo dei mercati esteri.

Centurion

Il Centurion è apparso in pochi esemplari verso la fine della Seconda guerra mondiale. Esso era destinato a combattere Panther e Tiger, ma avrebbe avuto poi una carriera ben diversa e più lunga, combattendo soprattutto contro i carri sovietici in Medio Oriente. Inizialmente si trattava di un carro armato medio-pesante da 43 t, analogo al Panther in tal senso, ma meno mobile per via di un motore R.R. Meteor da 600 hp meno potente. Il cannone era da 76 mm 17Pdr e la corazza arrivava a 152 mm in torretta e 76 sullo scafo anteriore. In pratica era una sorta di connubio dei carri pesanti come il Churchill con i migliori carri incrociatori, dotati di cannoni potenti e di un motore esuberante. Capace di ricevere considerevoli ammodernamenti, lento ma con un valido sistema di sospensioni, pesante corazza d’acciaio, esso ha rappresentato il maggiore successo dell’industria carrista inglese, con oltre 4400 mezzi prodotti, e via via esportati verso parecchi Paesi, inclusi i veicoli inglesi dismessi negli anni ’60.

Introdussero, tra le altre cose, il cannone da 105 mm L7, che era una sorta di derivato del pezzo da 83 mm, a sua volta successore del 76mm, e derivato dal pezzo da 88/71 mm tedesco Pak 43. Rispetto a quest'ultimo aveva migliori capacità di penetrazione in quanto aveva proiettili APDS decalibrati, una specialità inglese introdotta già con i pezzi da 40 mm . La corazza arrivò a valori maggiori, dell'ordine dei 120 mm anteriormente allo scafo e circa 180 mm sulla torretta. I sistemi di controllo del tiro erano basati su di una mitragliatrice da 12,7 mm per l'aggiustamento di tiro, capace di sparare raffiche di 3 colpi. Essa era precisa fino a circa 1800 m e con le munizioni speciali imitava la traiettoria dei proiettili del cannone così bene da rendere possibile mettere a segno il 90% dei colpi, senza le complicazioni dei telemetri ottici. Il problema era che il bersaglio si rendeva conto di essere soggetto a tali 'attenzioni'.

In ogni caso il sistema era abbastanza complesso, e negli ultimi anni cedette il passo ad un telemetro laser, mentre i sensori IR, inizialmente assenti, vennero aggiunti. Ad un certo punto arrivarono anche i sensori LLTV/IL, il cannone da 105 mm su quasi tutti i mezzi superstiti e altre migliorie ancora. I Centurion sono diventati famosi soprattutto per il migliaio di esemplari israeliani comprati dal 1959, che tra l'altro ebbero rimotorizzazioni, riarmo con cannoni da 105 mm e altre centinaia di modifiche, passando da 34 a 43 km/h e venendo ribattezzati 'Panthurion'.

I carri armati vennero utilizzati con successo nel 1967 e 1973, poi nella guerra del 1982 oltre che in innumerevoli altri scontri minori. Il primo fu uno molto inconcludente, in cui se la videro addirittura contro 2 Panzer Mk IV siriani, in uno scontro da 1500 m senza colpi a segno da nessuna delle due parti. I Centurion iniziarono presto a combattere, alcuni già durante la Seconda guerra mondiale, ebbero poi impiego in Corea come 'semoventi d'artiglieria', nel 1956 con i britannici, nelle guerre arabo-israeliane successive, con gli australiani in Vietnam (dove la loro corazza e le munizioni con le cariche di lancio protette in contenitori d'acqua li resero molto più resistenti agli effetti degli RPG di quanto succedeva ai carri Patton), in Angola con i sudafricani. Alla fine,rimotorizzati, riarmati, sono stati in grado di restare in servizio fino agli anni '90, e ancora oggi alcuni resistono, magari dopo essere stati convertiti in mezzi recupero o trasporto truppe pesanti. Negli ultimi tipi la massa aveva raggiunto e superato le 50 t.


Un Conqueror

Un compagno 'pesante' per i Centurion era il Conqueror, pesante come un Konigstiger o Tiger II (65 t). Entrò in servizio Esso aveva una corazza frontale da 130 mm a 60 gradi di inclinazione, e in ogni altra parte era comunque ben corazzato, per questo pesava così tanto (10t. più dell’equivalente M103 americano). Prodotto in poco meno di 200 mezzi, aveva il compito di sostenere i Centurion armati di cannone da 83 mm con tiri a lungo raggio, grazie al suo cannone da 120 mm di calibro. Quando questi ultimi vennero riarmati con il cannone L7 da 105 allora il lento e pesante Conqueror divenne obsoleto e finì i suoi giorni come bersaglio 'duro' per poligoni. Eppure, gli inglesi avrebbero presto ripreso il concetto del carro pesantemente armato e corazzato, che in seguito ebbe un credito sempre maggiore nelle forze NATO.


I carri Vickers da esportazione sono derivati dalla costatazione che lo Chieftain era davvero troppo pesante per molti clienti esteri, così è stato progettato un veicolo simile ad una versione leggera del Centurion, con cannone da 105mm, corazza di medio spessore, motore e complessivi derivati da quelli dello Chieftain. Esso ha in effetti avuto un notevole successo export ed a un certo punto è stato costruito in grande serie in India come Vajanta, in oltre 1000 esemplari dal 1969, anche se l'accordo venne raggiunto già nel 1961. Con una massa da 38 t e il motore Leyland L60 era un mezzo relativamente poco protetto e mobile, superiore ai carri Patton con cannone da 90 mm e ai carri russi T-55, ma non di moltissimo più costoso. Nondimeno. è il carro Vickers di maggior successo all'export. A tutti gli effetti, si tratta dell'equivalente inglese dei carri MBT medio-leggeri come il Leopard 1, anche se con una potenza motrice e mobilità inferiore.

Dopo sono giunti altri carri, i Valiant e i 'Vickers Mk 7, quest’ultimo con il motore dal Leopard 2 e il cannone da 120 rigato inglese cercava di venire incontro alle necessità richieste dai clienti esteri, molto favorevoli alla meccanica dei carri tedeschi. Nonostante fossero dei mezzi assai potenti, più leggeri dei Challenger coevi e con buone caratteristiche complessive, non hanno trovato clienti esteri, fallendo nel ripetere il successo dell'originario Vickers Mk3.


Lo Scorpion mostra qui quanto minuscolo fosse rispetto ad una sagoma umana. La figura in alto è uno Scimitar
L'FV101 Scorpion

Un altro veicolo considerabile come carro armato, sia pure leggero, era l'Alvis FV101 Scorpion. Esso ebbe luogo come veicolo da ricognizione ad alta mobilità ma armato di un cannone da 76 corto, che nella più pura tradizione inglese non aveva proiettili HEAT ma HESH, sufficienti comunque a mettere KO un carro armato medio, a condizione che avesse corazza monostrato.

Lo Scorpion è stato sviluppato in una vera famiglia di mezzi, come lo Scorpion 90 con cannone in questo calibro, lo Scimitar con mitragliera da 30 mm, e numerosi altri mezzi ancora. Esso entrò in servizio dai primi anni '70. Comparato agli Chieftain, entrambi in servizio in GB come in Iran, lo Scorpion era veramente impressionante per come appariva minuscolo e basso, e in movimento esso appariva altrettanto diverso per l’eccellente mobilità e velocità su ogni terreno (questo e lo Scimitar furono gli unici mezzi corazzati che gli inglesi utilizzarono alle Falklands), necessarie per il suo ruolo di esploratore. Pesante circa 8 t, lungo 4,79 m, largo 2,23, alto 2,1 (Chieftain: 55 t, 7,55/10,8m, 3,5 m 3 2,82 m rispettivamente), questo mezzo ha un motore Jaguar da 190 hp, quasi 25 hp/t, e viaggia a 80 km/h. Inoltre, con apposita preparazione è capace di diventare un mezzo anfibio. Inoltre, nonostante il fatto che abbia un motore a benzina, possiede ancora un'autonomia di 644 km su strada. Il cannone L23 ha 40 colpi. La torretta è sistemata dietro al mezzo, che in totale ha 3 uomini, ed è provvista di parecchi sistemi ottici di visione oltre che di un sensore LLTV notturno.

Lo Scorpion 90 ha un cannone da 90 mm del tipo Cockerill MkIII che è più potente ma ha solo 34 colpi, comunque più che sufficienti per un carro leggero da ricognizione. Inoltre ha ottenuto un motore diesel, che incrementa l'autonomia a ben 830 km, anche se con prestazioni leggermente minori. La corazza, di alluminio,in tutte le versioni è relativamente leggera. Lo Scorpion ha generato innumerevoli varianti, come lo Striker, armato con 5 rampe a scomparsa per i missili Swingfire a lunga gittata controcarro (e altri 5 di ricarica), lo Spartan da trasporto truppe, il Samaritan ambulanza, e soprattutto lo Scimitar, che ha una massa leggermente inferiore. Questo ha un cannone Rarden da 30 mm, meno potente ma più preciso. In ogni caso l'L23 ha munizioni HE e HESH: con queste ultime è possibile mettere fuori uso un carro dotato di corazza monolitica. Il Rarden è a sua volta efficace, ma solo se non deve affrontare armature troppo spesse, per cui è valido contro blindati leggeri e i fianchi dei carri armati medi. In tutto sono stati prodotti oltre 4.000 veicoli per quello che è rimasto il maggior successo inglese nel campo dei cingolati leggeri.


L'aspetto massiccio e sfuggente al tempo stesso dello Chieftain, il carro armato più potente della NATO fino all'arrivo del Leopard 2

Gli inglesi entrarono nell’era degli MBT con lo Chieftain ma a differenza dei francesi e tedeschi non pensarono che la migliore difesa fosse la mobilità, ma una pesante corazza. Il possente Chieftain, armato con un cannone L11 da 120 mm è rimasto il carro più armato e corazzato della NATO per oltre 10 anni, partendo dai tardi anni ’60. Lo Chieftain tipicamente ha una massa di 54 t, motore Leyland L60 diesel -boxer- per generare con una massa e volume ridotti, circa 650-720 hp, cannone rigato L11 con 64 colpi con le cariche protette da contenitori con liquido antincendio. La direzione del tiro era affidata inizialmente alla mitragliatrice ( fucilone?) da aggiustamento montato coassialmente alla bocca da fuoco. La portata utile delle sue raffiche da 3 colpi calibro 12,7 mm, non superava i 1830 m, ma in questo modo era possibile ottimizzare la forma della torretta, balisticamente parlando, senza l'impaccio del telemetro ottico. Col tempo le cose sarebbero cambiate: dalla versione Mk 3 venne introdotto un sistema molto più efficace per stabilire la distanza: il telemetro laser. La versione Mk 5, pesante sulle 56 t, ha rappresentato lo Chieftain 'maturo', con un motore da 720 hp e altri miglioramenti (il motore, per la verità doveva avere fin da subito 750 hp, ma problemi di affidabilità o impedirono). L'Iran ne ordinò circa 900 esemplari in due serie, la prima nel 1971 di 705 con i modelli Mk 3/3P e 5/3P, poi altri 187 in versione 4030/1 (con corazza migliorata inferiormente, in funzione antimina)- Anche veicoli speciali come i gittaponte vennero ordinati. Il Kuwait ordinò 150 esemplari sempre nel 1971 allo standard Mk 5/5K. L'Mk 3/3 aveva un telemetro laser che rimpiazzava l'originario sistema con la mitragliatrice d'aggiustamento, che era conosciuto come FV/GCE Mk4. Gli Mk 5 ebbero il Marconi IFCS (Improved Fire Control System) con un computer digitale.

Esso era peraltro sottopotenziato, con un motore boxer assai inaffidabile per un tale mostro meccanico (era lo stesso tipo degli autobus di Londra a 2 piani). Nell’insieme questo mezzo è stato ben lungi dal ripetere il successo commerciale del Centurion, se non anche quello operativo (in relazione ai tempi). Lo Chieftain ha combattuto con l'esercito dell’Iran (con un complessivo successo, ma anche perdite) e del Kuwait, e alcuni sono stati catturati e riusati dagli iracheni.

Le richieste iraniane per corazze e motori più potenti portarono allo Shir-1 e Shir-2 (shir significa "leone"), e costituirono la base per il successivo Challenger. Nel frattempo gli Chieftain inglesi ricevettero una corazza speciale chiamata 'Stillbrew' su torretta e scafo. Sebbene lo Chieftain dimostrò di resistere abbastanza bene anche al 115 mm del T-62, contro i cannoni da 125 mm e missili controcarro moderni non era del tutto idoneo, e allora con questa corazza (a spese della mobilità) venne reso capace di resistere alla maggior parte delle munizioni e missili del Patto di Varsavia, specie nell'arco frontale. La limitazione della mobilità non era molto importante, essendo prevista comunque la difesa passiva piuttosto che la guerra mobile contro le Armate del Patto di Varsavia. Con questo si chiuse la carriera dei carri inglesi Chieftain, costruiti in circa 900 esemplari. I mezzi iraniani sono ancora in servizio in un centinaio di esemplari. I giordani lo hanno ordinato in 274 esemplari. Con un motore da 1200 hp come quello del Challenger, si tratta di un carro che ha risolto finalmente i problemi di mobilità originari e ha costituito per anni uno dei carri più potenti nel Medio Oriente. Di fatto esso venne costruito allo standard studiato per lo Shir-1, mentre lo Shir-2 avrebbe dovuto avvantaggiarsi della nuova corazza composita Chobbam, capace a parità di massa (non di spessore) di ottenere un aumento di resistenza di oltre il 40% contro munizioni perforanti e del 100% contro le HEAT. Come dire: se uno spessore di acciaio da 100 mm a 60 gradi ha uno spessore virtuale di 200 mm, se questo è costituito da questo tipo di corazza (sempre per un peso di circa 700 kg/m2) avrà a quel punto una resistenza di circa 300 e 400 mm. Applicata alle parti più esposte del carro (frontale scafo e torretta, lati torretta) incrementava molto significativamente la capacità di sopravvivenza. Da questo ultimo sviluppo sarebbe nato il successore dello Chieftain, ovvero il Challenger.


Il 'Chally' è un mezzo colossale, con una lunghezza di oltre 11 m cannone incluso

Il Challenger entrato in servizio agli inizi degli anni ’80, derivò dagli studi dei laboratori Chobbam per sostituire l’armatura d’acciaio dello Chieftain con una stratificata-composita . Esso ebbe anche un motore più potente da 1.200hp turbodiesel, che ovviava ai problemi dell'affidabilità del motore boxer con un turbocompressore che otteneva un motore ugualmente compatto, anche se con un consumo maggiore. Nonostante queste ed altre particolarità, ed un sistema di controllo del tiro computerizzato basato su laser e apparati ad immagine termica del tipo TOGS, esso ha avuto una carriera non esente da pecche, come anche un complessivo insuccesso commerciale. Per sostituirlo è stato presentato nei tardi anni '80 il Challenger 2, con una torre più ergonomica di quella ( ricavata dal progetto Chieftain, un po' troppo angusta per il nuovo sistema di controllo del tiro) del Challenger originale.

Si è trattato di una scelta industriale, perché in pratica l’alternativa era quella di comprare l’M1 o il Leopard 2, se non il nuovo Leclerc, in ogni caso decretando la fine dell’indipendenza britannica nel settore carri armati, che sussisteva (con qualche iato) dalla loro stessa invenzione, nel 1915. Il Challenger ha una massa, nel modello originale, di 62 t, corazzatura massiccia con spessori equivalenti stimati in 600-1000 mm di acciaio frontalmente, cannone L11 da 120 mm che è rigato e consente di sparare munizioni come le HESH, ma con una ridotta potenza massima rispetto ai cannoni a canna liscia. La velocità è di 56 km/h, mentre le munizioni, anche se non sistemate come nell'Abrams, sono protette in speciali box protetti nel liquido antiesplosione e incendio. Vi sono ben 64 proiettili, disgiunti dalle cariche di lancio che sono conservate in tali contenitori protetti, dato che sono particolarmente vulnerabili.

Il Challenger 2, anch'esso con sensore TOGS (spostato sopra il cannone anziché a destra della torretta) ha il nuovo cannone L30, sempre rigato, capace di sparare munizioni come l'L27 CHARM ad uranio impoverito, di cui una versione con carica di lancio ridotta (ma pur sempre migliore di quella 'normale') venne approntata per i Challenger 1 utilizzati nel 1991 contro gli irakeni.

Durante la Guerra del Golfo, circa 120 Challenger sono entrati in azione con la Divisione corazzata schierata dagli inglesi, e nonostante la scarsa fama di affidabilità e precisione (soprattutto nella competizione tenutasi in Canada nel 1987) hanno operato bene, sono stati modificati appositamente per tale compito con corazze aggiuntive laterali,telone speciale mimetico-isolante termico (con riduzione diurna di calore stimata in 6 gradi), sistema di iniezione gasolio nei tubi di scarico (per creare cortine nebbiogene), 2 serbatoi ausiliari da 200 litri l'uno e altro ancora. Così equipaggiati, con equipaggi eccellentemente addestrati, non hanno subito alcuna perdita, hanno distrutto dozzine di bersagli stabilendo addirittura il record di distanza con un carro T-55 centrato da una HESH a 5.200 m (i cannoni rigati seppure meno potenti hanno almeno il vantaggio della precisione alle lunghe distanze) e il loro consumo, malgrado la massa elevata, è stato pari ad un terzo di quello dei carri M1 Abrams con turbina da 1500 hp.

Durante Iraqui Freedom, altri 120 carri Challenger 2 sono stati impiegati, di cui uno distrutto, ancora una volta, da una HESH in uno scontro fratricida: la munizione, essendo lenta, ha descritto una alta parabola centrando il carro sul tetto. Anche stavolta hanno operato efficacemente, in ogni caso. La produzione è ammontata a circa 400 carri del primo modello e circa 380 del secondo, a cui si sono aggiunti 32 carri Challenger 2 per l'Oman. Altri veicoli Challenger 1 sono stati ceduti di seconda mano alla Giordania sostituendo così i vecchi Chieftain. Con questo carro, l'epopea inglese dei carri armati giunge al termine: il prossimo carro, se e quando vi sarà non sarà più un tipo inglese, dato che la Vickers ha abbandonato il settore carri.

  1. Armi da guerra n.12