Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/USA-3

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Copertina
  • Bibliografia completa
  • Armi e tecnologie
  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo
  • La storia moderna dell'US Army ha i prodomi nella Seconda guerra mondiale. È successo che la potenza industriale americana abbia in pochissimo tempo organizzato l'esercito in maniera assolutamente all'avanguardia, seguendo l'esempio tedesco. Ci si sarebbe potuti aspettare che, con lo sforzo bellico necessario per costruire la più grande marina da guerra mai vista (e tale sarebbe stata anche negli anni a venire), e con la produzione di oltre 30.000 bombardieri pesanti e circa 300.000 altri apparecchi, l'US Army fosse lasciato indietro nella classifica delle priorità, anche rispetto all'US Marine Corps, per il quale furono approntati reparti aerei, mezzi da sbarco, navi da sbarco numerose ed efficienti. Ebbene no, le divisioni corazzate americane, praticamente inesistenti appena nel 1939, nacquero come funghi ad ottobre. Nel 1939 gli statunitensi avevano circa 300 mezzi corazzati moderni, anche se di concezione dubbia e senza una precisa idea di come e dove utilizzarli. Inoltre i mezzi di per sè non erano proprio eccelsi: carri leggeri e medi -entrambi con la sigla M2- dai numerosi punti deboli e forti solo di una meccanica abbastanza avanzata. Eppure, già all'epoca di Pearl Harbour, grazie all'analisi delle esperienze belliche in Europa e agli ordinativi inglesi (l'M3 Stuart leggero, l'M3 Grant medio e l'M4 Sherman sono entrati tutti in servizio e in azione con il British Army, ben prima del battesimo del fuoco delle unità americane), v'erano 4 divisioni corazzate, più di quelle italiane, e certamente meglio equipaggiate data l'abbondanza di semicingolati e di carri medi M3. Nel '43 queste divisioni erano diventate 16, numero poi rimasto invariato. Per qualche motivo, pur riconoscendo la necessità di usare mezzi meccanizzati e motorizzati, gli americani erano dell'idea, nonostante questo, che i carri armati fossero da usarsi per appoggiare la fanteria meccanizzata (ma attenzione, in questo caso ciò non significava che erano da rallentare al suo passo, ma proprio il contrario), e questo è vero tanto che nel 1943 l'US Army arrivò a schierare qualcosa come 106 battaglioni di cacciacarri su 36 mezzi l'uno. Ancora più stranamente, i battaglioni erano equipaggiati con gli M10, che erano nient'altro che una specie di M4 Sherman modificati con corazze più leggere ma più inclinate, e con una torretta a cielo aperto per un cannone da 76 mm derivato da un'arma contraerea. Verso la fine della guerra anche gli americani si erano resi conto che i carri armati erano il miglior mezzo controcarri, ma il loro carro 'definitivo', l'M26 Pershing, non giunse in tempo per partecipare in massa alle operazioni. La fanteria era molto numerosa, ma anche qui, la meccanizzazione spinta produsse delle unità capaci, come i panzergranadiere tedeschi, di stare al passo dei carri e non di farli rallentare al passo della fanteria, come accadeva per russi e francesi. La situazione era tale per via della forza produttiva e lo spirito organizzativo americano, che quasi dal niente, dal 1940 permise di costruire circa 80.000 carri armati, un numero paragonabile a quanto produsse l'URSS. Ma mentre quest'ultima era costretta a concentrare le sue risorse sui carri, gli USA ne ebbero anche per i semicingolati: almeno 40.000, un numero persino maggiore di quelli tedeschi. I Semicingolati erano più economici dei mezzi cingolati e per questo erano in auge all'epoca. Inoltre la loro meccanica era tale da renderli più veloci di quelli tedeschi: per i mezzi americani era normale arrivare anche oltre gli 80 km/h, anziché 50. Oltre a questo, gli americani produssero un quantitativo incredibile di veicoli non corazzati: le Jeep sono a tutt'oggi un 'classico' ben conosciuto e lungamente imitato. Autocarri leggeri, medi e pesanti furono ampiamente utilizzati, spesso con la caratteristica cabina in tela ripiegabile, e non mancarono ottime autoblindo come la M8, M20 e la meno nota M3 (praticamente la versione ruotata dei mezzi semicingolati). L'artiglieria americana, nondimeno, fu quella che funzionò di più: la potenza dei gruppi di obici da 105 e 155 mm, l'artiglieria controcarri e anche, quando ve fe fu bisogno, quella contraerei, si fecero sentire già nelle prime campagne in Nord-Africa, dove pure i tedeschi massacrarono letteralmente i reparti corazzati, ben equipaggiati ma senza esperienza, inviati dagli Americani (vedi Kesserine). La produzione di artiglierie campali ha fatto sì che interi eserciti siano rimasti equipaggiati per decenni con gli obici M101 e M114 da 105 e 155 mm.

    L'export non è stato da meno: i sovietici, per esempio, ricevettero quasi mezzo milione di autocarri, assolutamente indispensabili per sostenere la logistica delle loro armate, e decisamente più importanti degli altri aiuti inviati dagli americani e britannici (tra cui comunque circa 20.000 carri armati e migliaia di aerei). Questo fu determinante nel superare la parte peggiore della guerra, quella che in sostanza finì con Kursk.

    Da non dimenticare poi le armi portatili e gli equipaggiamenti, eccellenti sia qualitativamente che quantitativamente: i carri armati non erano certo l'unico elemento di raffronto. Gli americani, a livello di fanteria, potevano contare sui fucili M1 Garand (inizialmente v'erano anche gli M1903 a ripetizione ordinaria, presto spariti) che erano i primi fucili semiautomatici, pesanti ma affidabili e rimasti in servizio per decenni in tutto il mondo. Le pistole M1911 erano anch'esse di successo: sono andate in pensione solo negli anni '80 e anch'esse erano semiautomatiche. Le mitragliatrici Browning non hanno bisogno di molte presentazioni: dimenticata ben presto quella in piccolo calibro, quella pesante M2 è ancora 'regnante', un'arma micidiale per l'equilibrio tra potenza ed economia. E infine una vera innovazione fu il bazooka, arma controcarri di nuova concezione. I lanciafiamme furono un altro elemento importante, molto più sinistro, usati spesso contro i bunker e le postazioni, anche nelle foreste, con effetti micidiali. La bombe a mano erano pure efficaci, come le radio, uniformi, elmetti etc. In generale era tutta roba di prim'ordine.

    L'ordinamento dell'esercito americano, riguardo alle divisioni corazzate, prevedeva una flessibilità d'impiego notevole, già nel 1943 era possibile prendere una divisione corazzata e suddividerla in 2 e anche 3 Combat Command, ciascuno con un battaglione fanteria, un battaglione carri e un gruppo artiglieria.

    La Gran Bretagna a sua volta dipese tantissimo dagli USA, soprattutto quando i suoi carri armati si dimostrarono inferiori a quelli tedeschi nel '41-43. I francesi liberi e innumerevoli altri eserciti e forze di spedizione ebbero materiale americano.

    Mezzi d'ogni genere continuarono ad affluire nei teatri di guerra, e tale fu la forza che gli USA raggiunsero già nel 1944 (praticamente divennero incontrastabili dal 1943) che si permisero di lanciare due grandi operazioni anfibie quasi in simultanea, con forze del tutto diverse, nelle Marianne e in Normandia.

    L'esercito americano mobilitò qualcosa come 11 milioni di persone, e anche se molte non videro mai battaglie, non mancarono, per i fini di propaganda, parecchi divi di Holliwood, spesso nei reparti d'aviazione. Del resto John Ford perse un occhio mentre stava girando un documentario di guerra. John Wayne, rimasto in patria, ebbe allora una vera esplosione della sua popolarità: con quasi tutti gli altri al fronte, da James Stewart a Clark Gable, lui divenne ancora più importante di loro, diventando la star dei film bellici di propaganda che erano ben più importanti degli articoli di giornale che descrivevano le gesta delle 'star' al fronte.

    Inoltre, all'epoca c'era anche un'altra risorsa dell'US Army: la sua aviazione, ovvero l'USAAF, ancora non indipendente nominalmente: ma quando iniziò a operare con azioni strategiche come quelle sulla Germania, di fatto pose le condizioni per una piena indipendenza dall'US Army.

    Insomma, la fine della guerra vide gli USA potenza egemone. Anche l'URSS era la vincitrice, ma era anche, come la Gran Bretagna e anche di più, piagata da sofferenze umane e materiali che solo la propaganda di regime poteva dissimulare. Con 20 milioni di morti e chissà quanti feriti, mutilati,malati, non c'era modo di attutire il colpo che ha causato a tutt'oggi uno squilibrio tra donne e uomini, a favore delle prime (ma purtroppo non ha reso molto 'femminista' la società sovietica e russa) e la ricostruzione dell'URSS non terminò prima degli anni '60. Inoltre Stalin si dimostrò, tanto per cambiare, quello spietato dittatore che era. Dal momento che aveva proibito la resa dei soldati sovietici (il che contribuì, assieme alle 'purghe' staliniane di cui era stato artefice contro molti dei migliori ufficiali, ad alzare moltissimo le perdite umane: prima i soldati perdevano le battaglie perché mal comandati, e poi dovevano farsi massacrare per eseguire ordini fasulli), quando i prigionieri di guerra tornarono in patria, anziché riaccoglierli con gioia, li spedì nei campi di lavoro in Siberia, azione semplicemente criminale contro chi era già sopravvissuto a battaglie perse e ai durissimi campi di prigionia tedeschi. Vi furono anche persecuzioni contro le famiglie di chi venne fatto prigioniero. L'URSS poi non aveva quasi capacità di proiezione di potenza, mentre gli USA erano riusciti ad annichilire l'Asse, specie il Giappone, stando a mezzo mondo di distanza: capacità a cui hanno sempre tenuto nei decenni successivi, specie con i marines, le portaerei e i bombardieri pesanti.


    1984[modifica]

    Ecco la struttura dell'US Army, US Reserve, ANG (da Armi da guerra 58):

    Fort Knox, 1991: l'arma corazzata statunitense[1][modifica]

    Il 1991 fu un anno di assoluta importanza per gli equilibri geopolitici del mondo e una parte fondamentale la giocarono le F.A. americane sconfiggendo la potenza irakena, e per giunta, pagando un prezzo ridottissimo rispetto al risultato (e alle previsioni: c'era chi prefigurava 150 aerei americani abbattuti nei primi 3-5 giorni, contro meno di 40 in 6 settimane realmente occorsi). Così i giornalisti generici, e a maggior ragione specializzati, si diedero da fare al massimo per raccontare cosa vi fosse dietro quel successo, e questi 'tour' spesso riguardarono anche il territorio americano, alla scoperta delle principali basi americane, centri motori delle più potenti componenti della macchina bellica statunitense. Una di queste è senz'altro Ft.Knox, Kentucky, uno stato poco popolato e ideale per esercitarsi alla guerra. Anche se Ft. Knox è più nota per le riserve auree, al 1991 era una instalazione enorme di 170 miglia quadre dentro la quale v'erano 2.600 mezzi (di cui 500 carri) e circa 25.000 civili e militari. Una vera armata presa anche da sola.

    L'ente preposto a studiare le tecniche di combattimento era il Total Armor Force Readiness. La disposizione dei corazzati americani era suddivisa in divisioni, brigate indipendenti corazzate e analoghe unità di cavalleria corazzata. Come in Italia e in altre nazioni, insomma, esisteva anche lì il dualismo che ha visto i corazzati nascere sia dalla fanteria che dalla cavalleria. Le unità americane erano poche rispetto a quelle sovietiche, ma erano enormemente potenti: 17.000 uomini per ciascuna divisione corazzata (Armoured Division o AD); questi erano suddivisi in 5 brigate, di cui 3 corazzate con 348 carri M1 Abrams più 216 M2 Bradley (gli M3 similari erano per le unità di cavalleria o esploranti); 1 brigata artiglieria (batteria da 9 MLRS e 72 semoventi M109A2/3); la brigata aviazione esercito, con decine di elicotteri da esplorazione, combattimento e supporto (i soli AH-64 erano fino a 42, più 21 o 42 OH-58 da esplorazione, a seconda degli anni e degli ordinamenti). Infine c'erano i cavalieri di uno squadrone M3 ed elicotteri.

    Scendendo più in basso, il btg corazzato aveva una cp. comando su 6 M3, 2 M1 e 6 semoventi M106, più 4 cp. carri su 3 plotoni di 4 mezzi l'uno, e un plotone comando su altri 2 carri, per un totale di 14 carri per compagnia, e 58 per battaglione. I plotoni erano scesi da tempo da 5 a 4 mezzi, una formazione meno potente ma più flessibile ed agile. Il battaglione meccanizzato aveva anch'esso cp. comando, 4 meccanizzate (ma su 14 M2 Bradley), più una c.c. con 12 M-901 ITV, piuttosto superflui considerando che c'erano già lanciatori binati TOW per ciascun Bradley, ma questi M901 (su base M113) erano i superstiti dei tempi precedenti, quando c'erano gli M-113 assieme ai carri armati.

    Per le missioni di combattimento c'erano soprattutto formazioni a livello di battaglione, ma erano TF (Task Force) composite tra carri e fanteria; era soprattutto intesa per azioni d'attacco, ma poteva essere anche impiegata per azioni difensive, possibilmente però di tipo dinamico.


    La Cavalleria corazzata (armoured Cavalry)aveva invece compiti di esplorazione, con troop (compagnie) come unità base, uno squadrone (=battaglione) per divisione, una brigata (130 carri, 110 IFV, 24 semoventi, circa 80 elicotteri) per Corpo d'Armata. La combinazione di mezzi corazzati ed elicotteri era particolarmente curata nel caso delle unità di cavalleria, strutturate soprattutto per essere altamente mobili. Tant'é che gli squadroni assegnati alle divisioni non avevano carri armati ma solo Bradley, per svolgere missioni di ricerca, sicurezza sui fianchi e in avanti, ed interventi in combattimenti limitati quando necessario.

    Il tutto era inquadrato nel nuovo concetto di Airland Battle, ovvero la blitzkrieg aggiornata con le tecnologie americane. Ora che il Patto di Varsavia si stava sgretolando, la necessità di fare strage di carri sovietici in marcia sulla Germania era molto diminuita; piuttosto le operazioni andavano ripensate in ambienti esterni all'Europa Centrale, come dimostrato dalla pronta riprova nel Deserto arabo. A dire il vero non tanto pronta, visto che sono occorsi 45 giorni per mandare finalmente i carri armati M1 nel deserto saudita, pur in assenza di una opposizione armata. In effetti, questo è stato uno dei motivi del programma C-17, che ha la caratteristica di portare i più pesanti rifornimenti fino alle retrovie dei campi di battaglia (se non oltre), cosa improponibile con i C-5. Le unità 'pesanti' in stile Europeo, dove i comandanti e le truppe erano assegnati al 'limes' tedesco, conoscendo un teatro di combattimento di pochi chilometri d'estensione, non si sarebbero più ripresentate; in un certo senso era la riproposizione della guerra di trincea (con 'elmetti' per soldati pesanti tra 10 e 56 tonnellate); ora invece servivano truppe proiettabili rapidamente e nel mondo, visto che non era semplice nemmeno per l'USAF spostare così tanti rifornimenti in poco tempo, idem anche per la possente US Navy e persino le navi 'preposizionate' con armi e mezzi non erano sufficienti: per supportare Desert Shield/Desert Storm vi fu uno sforzo impressionante, superiore persino a quello che potevano fare gli americani, tanto che riuscirono a spostare molti dei propri rifornimenti ricorrendo ad aiuti di nazioni 'amiche', persino della Cecoslovacchia. Nuove tecnologie e nuovi mezzi erano disperatamente necessari in tal senso: i C-17 erano stati richiesti in 210 esemplari, poi però ridotti a 120; costavano troppo persino rispetto a quello che valevano. Ma un cannone d'assalto da 105 mm (basato sul LAV o su qualche altro mezzo cingolato o ruotato) pesante 17 t poteva essere trasportato in 4 esemplari da un C-17 o 6 da un C-5. Ma questi mezzi 'leggeri', già studiati innumerevoli volte negli anni '80, non sarebbero riusciti ad ottenere risultati e la sostituzione degli M551 Sheridan (perché non semplicemente il riarmo con un 105 mm a lungo rinculo?) non avrebbe trovato risposte, visto che apparentemente, per accontentare gli strateghi americani ogni nuovo AFV doveva comunque essere grossomodo armato e corazzato come un M1 Abrams: troppo per qualunque tecnologia si usasse nella costruzione di un AFV così leggero. Ma in ogni caso, si pensava nel 1991 ad una forza leggera di 3-5 battaglioni corazzati leggeri (LAB), più un REeggimento di cavalleria per il XVIII Corpo, un nuovo LACR con 3 squadroni per 120 mezzi AGS. Lanciato ad occupare strisce d'atterraggio, opererebbero poi contro le forze di seconda linea e alle spalle di quelle di prima, operando una specie di concetto occidentale di 'desantya' alla sovietica (con ASU e BMD), costringendo le forze nemiche a concentrarsi e a cadere vittime dell'aviazione, che ovviamente dovrebbe garantire il supporto tattico.

    La componente pesante dell'US Army avrebbe forse potuto ridurre in futuro i plotoni carri a soli 3 (come nel Patto di Varsavia), e gli Hummer corazzati come mezzi esploranti, ma senza stravolgere i fondamentali ruoli del btg carri e del reggimento cavalleria corazzata. Possibilmente il successore dei carri M1 sarebbe stato limitato a 55 t. Nel frattempo era in revisione l'Airland Battle con l'aggiunta della parola 'Future', per immaginare nuove minacce e teatri di combattimento. Non era facile, dopo decenni passati a fossilizzarsi sul confronto con il Patto di Varsavia in Europa. In ogni caso si prevedeva di colpire pesantemente il nemico con l'aviazione, poi con l'artiglieria (MLRS) e infine combatterne i resti con i mezzi meccanizzati; la cavalleria avrebbe guidato l'avanzata in poco tempo, aiutando la componente più pesante ad attaccare nei punti identificati come i più deboli dello schieramento nemico, distruggendolo il più in fretta possibile per evitare che si riorganizzi. Questo concetto era simile al Dynamic Battle della NATO ma più centrato sull'offensiva piuttosto che su una combinazione di ritirate e contrattacchi.

    Quanto alle unità presenti a Ft. Knox, c'erano il 1st Armour Training Brigate per l'addestramento dei carristi; di essa c'era il 1st Sqn con 28 carri (7 troops, cioè plotoni) con M1 e anche M60, più uno di M551, e il 5th sqn con 6 troops con M113, M3, M901, M1.

    Poi c'era la 4th Brigade d'addestramento con due btg e supporti. Infine c'era la 194th Brigade, un'unità operativa del XVIII Corpo Aviotrasportato (quello delle divisioni 82 e 101). L'unità sperimentale del 1991 si chiamava CAFT, un ibrido per interventi d'urgenza a lungo raggio, con cp comando, plotone esplorazione com HMMWV (Hummer), plotone con 6 mortai da 107 mm, 3 cp con 44 carri M1, 2 con 28 M113 e 4 M901 totali, una btr semoventi con 8 M109. Dal 1992 ci sarebbero stati carri M1A1 e M2 al posto dei mezzi precedenti (M1 Abrams e M113).

    In collaudo c'erano già M1A2 della successiva generazione, da far entrare in servizio nel 1993, ma per il momento previsti solo in 62 esemplari per via dei tagli ai programmi; tra i tanti miglioramenti, una corazza in DU ulteriormente migliorata, il cannone portato ad una vita utile di 1.000 colpi (maggiore dei precedenti cannoni; per confronto il 115 mm sovietico arrivava originariamente a solo 120 APDS, ma i cannoni del T-80U arrivavano tra i 700 e i 1.000), cingoli dalla vita utile doppia, e soprattutto il databus Mil-Std1553B con doppia rete di circuiti per ragioni di sicurezza, che lo rendeva, per la prima volta, un mezzo 'intelligente' se comparato ai mezzi precedenti, dotati di sistemi avanzati ma slegati tra di loro eccetto che per il FCS. Il telemetro laser dell'M1A2 era al CO2, meno pericoloso per la vista, c'erano radio SINCGARS digitali e per datalink, display tattici, e una camera termica indipendente per il capocarro; tutti i membri d'equipaggio avevano display per la presentazione dati. Con il sistema IVIS (inter veicular Information System) era possibile scambiare le informazioni tra i mezzi, e comunicarli anche ai comandi superiori. Questo significa che un plotone di carri in azione avrebbe conosciuto la posizione di tutti gli altri mezzi e una volta localizzato il nemico, anche la sua posizione (ottenuta con il telemetro laser) grazie all'integrazione anche dei dati GPS. Una rivoluzione totale nel modo di combattere dei carri, prima slegati tra di loro e limitati alla necessità di tenere il contatto visivo tra di loro. Inoltre i dati comparivano anche sugli elicotteri AH-64 Apache, che potevano subito intervenire in aiuto. In futuro si pensava anche ai dati passati da e per i JSTARS volanti nel cielo del campo di battaglia. In tutto si trattava di un moltiplicatore di forze eccezionale per i reparti terrestri: condividere i dati di una intera formazione senza magari nemmeno usare la radio (tantomeno in fonia e in chiaro!). Eppure nemmeno l'M1A2 era il carro 'definitivo', perché si pensava al successivo progetto ASMP (Armoured System Modernization Program), da cui far nascere il BLOCK III e il FIFV, sostituti degli Abrams e dei Bradley, ma anche il semovente AFAS, il mezzo per il Genio CMV e il caccia carro LOSAT, più altri programmi ancora per i corazzati del XXI secolo.

    Il carro Block III sembrava il mezzo più interessante ma anche forse il più incerto: motore diesel o turbina, cannone da 140 mm o elettromagnetico o con propellenti liquidi, corazzatura in ogni caso modulare per adattarla a tutte le esigenze, con elementi corazzati magari immagazzinati in appositi depositi avanzati: in caso di emergenza i carri sarebbero stati trasportati con minima protezione e poi 'appesantiti' con l'applicazione della corazza, variando così la massa da 50 a 55 t. Ma si voleva anche uno scafo comune per carro, semovente e IFV, il che avrebbe comportato un peso adatto per il carro ma eccessivo per gli altri mezzi. Ma già si dibatteva se valesse la pena di costruire un IFV pesante 30 o più t, quando le tecnologia moderne erano in grado di concentrare molte più capacità in un unico scafo. Quanto al FSV (il mezzo per la ricognizione) avrebbe dovuto sostituire almeno gli M3A1, e magari anche gli Hummer (c'erano anche le moto, ma queste davvero non sono sostituibili con un cingolato). Si voleva un veicolo da circa 7,5 t, anfibio e aviolanciabile. Qualcosa che potrebbe essere attualmente descritto una cosa grossomodo comparabile tra un 'Lince' e un BRDM-2, o meglio ancora un mezzo sofisticato come il Fennek, perché i sistemi di osservazione e comunicazione erano richiesti al meglio della tecnologia disponibile.

    L'evoluzione della minaccia era ovviamente importante: l'URSS aveva mezzi superati al momento, mentre la futura generazione pare fosse costituita dall' FST 1 (cannone sempre da 125 mm) e l'FST 2 (con il pezzo da 135 mm), da preparare entro l'inizio del XXI secolo. Nel frattempo a Ft. Knox erano presenti T-72 e BMP catturati nel Golfo; il carro aveva un sistema di disturbo sulla torretta per contrastare i missili c.c. ma non si sapeva che cosa fosse (o almeno non si sapeva all'epoca). Questi apparati, esistenti anche in Occidente (sebbene la maggior parte dei missili c.c. russi fossero forse ancora MCLOS), esistevano anche in Oriente, sia di tipi cinesi che russi.

    Gli Americani si allenavano fortemente alla guerra convenzionale: il st Armour Brigate 'Men of steel', era alle Disney Barracks, con tre btg e due squadroni di cavalleria; c'erano un po' tutti i mezzi da combattimento dell'US Army. Il 1st/81 era comandato da un ufficiale dei Marines, perché c'erano anche i Marines nel centro di Ft.Knox. Le cp addestrative avevano 160 uomini e il corso si svolgeva in 14 settimane per gli M1 e 15 per gli M2 (non si sa quanto per gli M60). Dopo la preparazione fisica e la familiarizzazione del mezzo (5 settimane), c'era l'addestramento al tiro con le armi portatili, navigazione, conduzione dei mezzi; nelle settimane 9-11a c'era l'uso di armi di bordo e approfondimenti tecnici e operativi; le ultime 3 settimane erano quelle 'divertenti' con il tiro sui poligoni e una esercitazione di 8 giorni più gli esami finali. C'erano anche sistemi addestrativi come il CFT (per la simulazione dei tiri) e i soldati erano addestrati per fare più di un compito all'interno dei carri. Alla fine l'85% dei candidati passava l'esame, ma c'erano anche corsi di recupero; in ogni caso il soldato americano era 'migliorato' rispetto ad anni prima, l'età media era di 19 anni e c'era un diploma di scuole superiori alle spalle.

    Tra i poligoni c'era tutto il desiderabile: erano presenti 14 solo per i carri, 40 per le armi leggere e altri 38 di tipo 'minore', su 190 km2 con quasi 300 km di strade asfaltate e sterrate, frequentate da circa 6.000 uomini al giorno. L'M1 Abrams era molto ben considerato, differentemente da prima della guerra, quando era spesso criticato per la scarsa affidabilità meccanica e per il costo elevatissimo di gestione. Il mezzo era ben diverso da quelli sovietici, con sistemi pratici e funzionali, e semplici da azionare, la torretta spaziosa a sufficienza per consentire di viverci e anche di tirare fino a 8-9 colpi al minuto, con exploit anche di 3 colpi in 10 secondi. L'affidabilità ha visto circa 300 M1 Abrams (dei circa 2.000) percorrere, con una divisione corazzata, circa 350 miglia accusando solo il 5% di avari. Il suono dei cannoni è diverso: schiocco secco per il 105 mm, rombo per il 120 mm. L'azionamento del motore è facile e la guida con il cambio cross-drive e la trasmissione automatica anche. La cosa venne provata dallo stesso Nativi, a cui venne affidato il compito di fare un 'giretto' di prova con un carro armato ('è così facile che ci può riuscire anche un giornalista' gli dissero gli ufficiali US Army). Accendere il motore significava premere per un paio di secondi un pulsante, il cambio aveva 4 marce av+2 retromarce, il gas era a manetta motociclistica. Il mezzo era capace di accelerare fino a 32 km/h in appena 6-7 secondi. La prova, iniziata con la premessa di un paio di minuti, continuò per mezz'ora su circa 10 km di percorso, in cui venne verificata l'agilità dell'M1, notevole per sottrarsi rapidamente ad un'eventuale minaccia.

    Quanto ai tiri con il cannone, era previsto l'uso di distanze tipiche non eccessive, 1.500-2.000 m, ma sparando con il carro fermo contro bersagli fermi, era possibile usare proiettili da 105 mm anche a 2.900, 3.400 e 3.900 m, oppure per il 120 mm (con la M-829A1) a 3 e 4 km, ma erano tiri 'sniper' che richiedevano una notevole preparazione. In ogni caso, tiri anche a 3 km erano facilmente tirati con successo dai carristi USA nel Golfo. In genere si sparava da fermi per ottenere un'adeguata precisione.

    L'addestamento al tiro era importante: c'erano all'epoca il SIMNET-T e il SIMNET-D, presenti nel CATTC dell'Armour Center. Questo centro di simulazione era stato possibile dalle tecnologie DARPA e poi costruito dalla Burtek (poi Thomson). Era nato come simulatore per un plotone, ma poi ne sono state aumentate le capacità ed è stato collegato ad altri centri in Europa e negli USA. V'erano ben 41 simulatori per carri M1, 16 per M2, 2 posti comando ecc. C'era anche la stazione di osservazione capace di 'infilarsi' in tutti i simulatori per controllarne il campo d'azione. Era dentro un hangar, non c'erano movimenti meccanici ma solo simulazioni elettroniche. Era possibile usare una forza di 3 cp carri e una meccanizzata. Il nemico simulato era una forza fino a livello di reggimento di T-80 e BMP, con variazione delle capacità dei loro equipaggi tra il 25 e il 100%, mentre il campo di battaglia virtuale arrivava a 75x50 km, ma più si riduceva la taglia e più era dettagliato. Tutto questo era notevole, ma non c'erano condizioni degradanti come la pioggia e non c'era fanteria ma solo uno scontro tra mezzi corazzati. Era possibile peraltro inserire artiglieria, elicotteri e aerei collegandosi con altri SIMNET, come quello di Ft.Rucker. Era poi possibile registrare tutta l'esercitazione e rivederla, ottimizzando l'addestramento e imparando dagli errori fatti. Tutto questo era propedeutico all'addestramento vero, senza sostituirlo ma agevolando l'apprendimento delle procedure, anche quelle meno facili da emulare nella realtà addestrativa.



    1. Nativi, Andrea: Fort Knox: la culla dell'arma corazzata statunitense, RID Dic. 71-78