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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/USA-14

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Indice del libro

Cannoni navali[1]

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Il pezzo da 127 mm, ovvero 5 pollici, è l'arma che più caratterizza le navi americane, seguito poi dal 76 mm (3 in) e dal 20 mm. Dopo i cannoni Mk 12, costruiti in migliaia di esemplari negli affusti Mk 30 singoli e Mk 38 binati, si pensò ad un cannone da 54 calibri, che ovviasse ad una certa mancanza di gittata e di potenza rispetto ai 127/38 mm, peraltro efficaci come armi contraerei grazie a caratteristiche come la rapidità di movimento, cadenza di tiro, spolette di prossimità radar e sistemi di controllo tiro parimenti radarizzati. Ma l'Mk 16 da 127/54 mm è stato un fallimento sostanziale, benché installato nelle portaerei 'Midway' con l'impianto Mk 39 singolo. Così presto comparve il successivo Mk 42, stavolta dotato di un efficace sistema di caricamento automatico, che alleviava le difficoltà di maneggiare munizioni passate, nonostante il calibro uguale, da 24 a 32 kg. Questa torretta venne approntata con sistemi di controllo del tiro radar e ottici (i famosi 'occhi di rospo' sistemati sopra la cupola arrotondata), ma benché l'imbarco avvenisse già nel '53 sui primi cacciatorpediniere, l'affidabilità meccanica si dimostrò tutt'altro che eccelsa. La cadenza di 40 colpi al minuto era quindi troppo in anticipo sui tempi e venne rapidamente ridotta a 20 c.min. Nel frattempo anche il problema del peso eccessivo, prossimo a 70 t, e della quantità di personale necessario, ebbe attenzione. Le 'Knox' ebbero la versione alleggerita da circa 57 tonnellate. In dettaglio l'arma poteva sparare rapidamente grazie a due caricatori a tamburo da 20 colpi l'uno, con sistemi motori elettro-idraulici. I 14 elementi d'equipaggio erano sotto i depositi eccetto quattro, dentro la voluminosa torretta (questo nel tipo più recente, l'Mk 7/8, i primi ne richiedevano 20). Per le 'Knox' vi è la versione Mod 9 da 57,65 t, contro le 65,8 del tipo standard, e le 63,9 t del tipo aggiornato Mk 10. Il peso delle munizioni è di 31,8 kg per il solo proiettile, e circa 47 kg per il colpo completo, sparabile a 810 m/s. La canna del cannone è nota come Mk 18. Negli anni '80 c'erano i proiettili guidati da 47,4 kg a guida laser, simili ai 'Chopperhead', lungo 1,548 m. La gittata massima con proiettili normali era di 14,8 km a.a. e 23,8 su bersagli di superficie.

Solo per le 'Knox' ne sono stati realizzati oltre 50, circa un terzo del totale, generalmente a prua, talvolta a poppa, alcune navi ne hanno avuti due (specie i caccia 'Adams' e alcune navi giapponesi). Con il tempo la cadenza è aumentata nuovamente, fino a circa 28-30 c.min. Così l'Mk 42, capace di sparare inizialmente al ritmo paragonabile all'OTO da 127/54 mm apparso oltre 15 anni dopo, ritornò ad un volume di fuoco giustificabile per la sua taglia. Ma certo, non era ancora il meglio desiderabile. Nel '64 la FMC, già autrice del precedente cannone, iniziò a lavorare su richiesta dell'USN, che trascurò per molto tempo i cannoni navali a causa dell'importanza delle nuove armi, i missili. La nuova arma non richiedeva uomini dentro la torretta, molto più piccola, ed era la Mk 45. Questo cannone era certo più moderno, ma non privo di limiti. La sua cadenza di tiro, limitata da un solo caricatore, era limitata a 16-20 c.min, mentre il puntamento era tra -15 e 65 gradi, appena sufficiente per dichiararla a doppio ruolo (l'Mk 42 poteva invece elevarsi tra -15 e +85 gradi, quindi capace di sparare anche contro bersagli quasi sulla verticale). Del resto, per i compiti antiaerei c'erano stabilmente i missili SAM e il cannone serviva soprattutto per compiti antisuperficie. Così la pensavano anche gli Inglesi, con l'Mk 8, pure leggero e semplice, con cadenza di tiro tuttavia ridotta (25 c.min). Lo sviluppo finì nel 1970 e l'Mk 45 e subito installata sull' USS California, un CGN (incrociatore lanciamissili nucleare) entrato in servizio nel '74, quindi praticamente in contemporanea dei due 'Audace' italiani, con l'OTO da 127 mm. Subito l'Mk 45 piacque, con poche esigenze di spazio richiesto a bordo, e i 2 'California', i 4 'Virginia', i 31 'Spruance' e altre navi ne hanno avuti due esemplari; i 'Burke' solo una, mentre le portaerei 'Tarawa' addirittura 3 (per i compiti d'assalto anfibio). All'estero è stato un duro competitore dell'OTO, più pesante (34 t) ma con il doppio della cadenza di tiro e maggiore alzo e rapidità d'intervento essendo un'arma soprattutto contraerei, con ben 3 giostrine da 66 colpi di pronto impiego. Nondimeno, l'Mk 45 è stato scelto dalle fregate Meko 200 di Turchia, Australia, Grecia, altre armi sono andate su unità sudcoreane e giapponesi (rimpiazzando proprio l'OTO delle serie precedenti di costruzioni navali, a loro volta rimpiazzanti gli Mk 42). Alla fine, mentre l'Mk 42 ha superato i 150 esemplari, l'Mk 45 è arrivato ad oltre 200 in 7 Marine diverse.

Ora, però, pur essendo un sistema d'arma pregevole e con poco ingombro, esso è anche limitato per vari aspetti. Alla massima gittata di circa 24 km, l'errore medio dei colpi è di 400 metri. Non è una prestazione in assoluto negativa, nel senso che le granate sono difficilmente più precise di così alle maggiori distanze. Ma nondimeno, dà le sue difficoltà nelle azioni di bombardamento oltre, diciamo, i 10-15 km. Vista la radiazione delle 'Iowa' e i loro pezzi da 406 mm, l'esigenza doveva essere almeno per cannoni di maggiore gittata. L'Mk 45, usato in combattimento già nel Libano durante l'intervento americano, era abbastanza efficace, ma negli anni '90 l'USMC richiese addirittura di poter avere supporto d'artiglieria sparando oltre l'orizzonte radar di 45 km, raggiungendo i 70 km nell'entroterra. Questi 115 km erano impossibili per l'Mk 45 e le sue munizioni, paragonabili alla gittata dei cannoni tedeschi come quello di Parigi (del '18), del tutto impraticabili come armi navali. Ma si poteva anche seguire una via diversa, richiesta anche dal CEP di 333 m a 30 km della loro granata a razzo per i cannoni M198 da 155 mm (e quindi superiore alla precisione dei pezzi navali). I lavori dovettero iniziare nel '91 con degli studi portati fino al '94, a cui seguirono nel '96 il programma per l'Mk 45 Mod 3 con contratto da 50 mln, per due prototipi da consegnare nel '98 ed entrata in servizio dal 2003.

Ma nel dicembre del '94 venne iniziato il programma per il Mod.4, capace di usare la granata EX-171 ERGM, ovvero 'munizione guidata a raggio aumentato', prodotta da un consorzio che comprendeva diverse ditte come la Alliant, ma sotto la guida della Raytheon. La prima innovazione era la canna da 62 calibri, capace di tirare questa munizione da 50 kg con energia di ben 18 MJ, contro i 10 del tipo originale. La canna Mk. 36 può operare ad una pressione di ben 4.570 kg-cm2, contro i precedenti 3.164. Il peso, originariamente previsto di 180 kg maggiore, è stato in realtà aumentato per consentire maggiore stabilità, di 343 kg di più, salendo a 1.958. Anche grazie alla maggiore massa del cannone, la corsa di rinculo sarebbe stata ridotta. L'energia alla bocca era originariamente di 45,5 t con corsa di 610 mm, mentre adesso si è arrivati a quasi 71 t con corsa di 762 mm. Nel 2000 il nuovo cannone è stato preso a bordo e sperimentato dall' USS Churchill classe 'Burke', a cui sono seguiti gli altri caccia parimenti armati, mentre nel 2002 la Corea del Sud comprò la licenza di produzione per 6 caccia KDX II, seguita dalla Japan Steel Works per i due 'Kongo migliorati', dalla Danimarca per due navi di supporto, e dalla Spagna per le 4 'Bazan' (sono gli Mk 45 ex-Tarawa, modernizzati con un kit di modifiche). La IOC è stata ottenuta nel 2002. L'Mk 45 Mod 4 ha una cupola 'stealth' per ridurre la RCS, alta 3,161 m e provvista di protezione NBC, peso totale 25,283 t, oltre 27 con il sistema d'alimentazione inferiore; il sistema di caricamento ha 20 colpi o 10 ERGM, o un mix con stazione di caricamento Mk 6; solo 6 gli elementi umani erano necessari, tutti sotto coperta. Il problema era presente piuttosto nell'ERGM di per sé. Questa munizione seguiva il programma DEADEYE a guida laser, che doveva essere messo in servizio negli anni '80. Con una serie di 4 alette anteriori, 6 posteriori di stabilizzazione, sistema elettronico di guida, propellente posteriore, pesante 1,55 m e pesante 50 kg, con cariche a submunizioni M-80, GPS e INS. La munizione viene sparata dal cannone, arrivata all'apogeo accende il motore e poi plana sull'obiettivo sfruttando l'energia potenziale della quota raggiunta, con un CEP di 20 m. Le prime prove avvennero nel 2001 a White Sands e a Yuma. Però i problemi si sono manifestati nel sistema di guida e l'ERGM ha cominciato a subire contestazioni, con il progetto dell'ANSR della Alliant Tecnologies, poi evolutosi nel BTERM II, con un contratto di sviluppo da 30 mln, che seguiva il programma di 232 mln dell'ERGM del 1996. I due programmi sarebbero stati messi in competizione. Da notare che il vincitore pare non avrebbe avuto un sistema di guida, con un CEP di 333 m a 29 km e testata Mk 172 con 48 bomblets. Il problema era dato anche dalla velocità iniziale di 853 m/s, molto per far restare affidabili i sistemi elettronici interni a causa dell'accelerazione. Alla fine l'ERGM è stato effettivamente abbandonato, un bel problema vista la concorrenza dell'OTO da 127/62 LC, un cannone da 35 c.min, con 2 tamburi da 20 colpi l'uno e due bracci di caricamento, e persino un consumo d'energia minore, anche se ha una maggiore rapidità di movimento, e infine con un proiettile a gittata maggiorata, il VULCANO, che pesa 30 kg in tutto. Questo è simile all'ERGM, ma è senza il motore a razzo aggiuntivo. Il vantaggio dell' Mk 45 è però quello di essere arrivato prima, e poi perché è fornito dagli USA ai Paesi 'alleati', con già 4 Paesi utenti entro il 2005.

Per il resto ecco i dati dell' Mk 45 Mod 2 contro l'Mk 4, che tra l'altro è interfacciato con i sistemi più moderni di controllo del tiro e ha un sistema a fibre ottiche di interfaccia digitale.

  • Peso: 22,22-24,39 t, totale 24,1-26,2 t; canna 1,65--1,958 t
  • Prestazioni motorie: 30°/s in alzo e 20 in direzione, accelerazione rispettivamente 60-38 e 40-31°/s
  • Velocità iniziale 807-? m/s
  • Potenza richiesta: 52/180 kW---52/182 kW.


L'evoluzione dei sistemi di difesa aerea dell'US Navy[2]

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Al culmine del confronto l'USN si stava preparando a combattere in maniera completa e coerente contro la minaccia percepita, quella di attacchi di saturazione massicci da parte di interi reggimenti con i Tu-22M Backfire e Su-24. Per questo, negli anni '80 si era arrivati a schierare su quasi tutte le portaerei 24 F-14 Tomcat, anche se presto 3-4 divennero caccia ricognitori, in pratica usati solo per quest'ultimo ruolo. Nei primi anni '90, nonostante la produzione, erano ridotti a 20, sempre in due squadroni di cui uno con caccia ricognitori; per il resto la difesa aerea aveva ricevuto un notevole rinforzo dalla sostituzione degli A-7 con gli F/A-18 (due squadroni con 24 aerei), più 4-5 E-2 Hawkeye con i radar APS-139 e 145; completavano il tutto squadriglie con 4-6 EA-6B, utili anche per proteggere la task force con il loro sistema di analisi delle emissioni e la possibilità di disturbarle in maniera efficace, impedendo la localizzazione delle navi, ma con il rischio di disturbare anche i propri radar; per rifornire in volo gli aerei e dare ai caccia la possibilità di arrivare fino al massimo delle loro capacità era possibile ricorrere ai 4-5 KA-6D; per eliminare la minaccia si poteva anche colpire per primi, con circa 14 A-6E e gli F-18, mentre 6 Sea King assicuravano il servizio SAR e 10 S-3 quello di protezione ASW. Perché in definitiva erano i sottomarini sovietici il principale ostacolo per l'USN. Che l'USN fosse improntata ad un forte senso offensivo è dimostrato anche dall'assunzione del principio 'sparare agli indiani e non alle frecce', alludendo al fatto che un T-22 era più facile da abbattere dei suoi missili AS-4. Peraltro questa minaccia era sopravvalutata, forse anche consapevolmente. I Tu-22M erano in parte impiegati dall'Aviazione a lungo raggio, e i loro missili avevano un funzionamento complesso, non molto affidabili nell'insieme (a propellente liquido, tra l'altro), ed è difficile capire perché non siano stati rimpiazzati dai più recenti AS-6, relegati invece ai vecchi Tu-16. Anche se nell'insieme Tu-22 e AS-4 erano un'accoppiata devastante, almeno sulla carta, il missile di per sé, per essere a lungo raggio, velocissimo (mach 3) e potentemente armato doveva necessariamente raggiungere una massa elevata, il che rendeva possibile trasportarne al massimo 3, ma più spesso solo uno o due. I missili Phoenix, normalmente portati (quando lo erano) in due o 4 esemplari, mai i sei teorici, potevano davvero colpire aerei e anche missili entro i 150 km, ma il Tomcat, dando fondo al postbruciatore, vedeva ridursi il raggio operativo da 1.200 a 250 km, per questo era importante l'uso delle aerocisterne. In genere erano presenti due coppie di caccia a circa 250-300 km di distanza dalla nave, assieme ad uno o due E-2C. I primi potevano pattugliare per circa 2 ore, il secondo 4 ore. I missili erano adesso i Phoenix C, Sparrow M e AIM-9M, tutti cioè appartenenti all'ultima generazione tecnologica, apparsi negli anni '80; non mancavano nemmeno i tipi precedenti, ma non erano più i prodotti di punta, mentre i Phoenix C, teoricamente trasportabili solo dai Tomcat digitali, ovvero gli F-14C, erano adesso in implementazione (la IOC venne raggiunta attorno al 1986) sui normali F-14, specie quelli delle ultime versioni. Sia degli AIM-54A (e B) che dei 'C' vennero prodotti circa 2.500 esemplari, un impegno notevole visto che pesavano quasi mezza tonnellata, costavano verso il milione di dollari e richiedevano una manutenzione accurata, come tutto il sistema d'arma e l'aereo stesso. I missili Phoenix sarebbero stati integrati con piccoli lotti di AMRAAM, ma il loro sostituto era l'AAAM, una piccola arma da 180 km di gittata, molto meno impegnativa da portare nonostante le prestazioni elevatissime. Questo era lo stato dell'arte nel campo dei caccia.

Quanto ai SAM, i primi furono armi rozze come Little Joe, presto sostituiti dai T-missiles, iniziando con il Terrier, poi il Talos e il Tartar. Erano la famiglia 3T, ma in realtà i missili T giunsero poi al formidabile Typhoon e ad un progetto per un missile cruise offensivo di grandi dimensioni con immagini correlate del tipo TERCOM (come nei molto più piccoli BGM-109). Le ultime due armi non arrivarono tuttavia in servizio, mentre i Terrier vennero sostituiti dai quasi indistinguibili SM-1ER e i Tartar dagli SM-1MR. Negli anni '70 cominciarono ad arrivare gli SM-2ER a gittata molto maggiore, passata da circa 74 a 148 km, mentre negli anni '80, con l'arrivo degli AEGIS si presentarono anche gli SM-2MR. La differenza era al solito nel contenuto di queste forme: un autopilota interno consentiva di mantenere sotto controllo le armi e di illuminarle solo per l'ultima fase della corsa, cosicché era possibile usare i radar semiattivi solo per la fase finale dell'ingaggio. Sebbene questa tecnica non ha utilità reale contro bersagli a brevissima distanza (non si può certo ingaggiare un missile antinave a volo radente a decine di km), per molti casi era utile ad ingaggiare anche 3-4 bersagli per radar illuminatore in rapidissima sequenza: ogni missile, lanciato con una precisa 'scaletta', veniva illuminato solo per gli ultimi km di percorso. Era strano che non si usassero piuttosto dei SAM a guida attiva. Il Phoenix venne proposto come rimpiazzo per la difesa ravvicinata, ma costava molto e così non ebbe seguito tale proposito, lasciando ai Sea Sparrow l'incombenza. Forse negli anni '80 non ci si fidava dei sensori IR e così alla fine, il miglior compromesso fu trovato con autopilota+guida SARH finale.

Per le distanze ravvicinate c'erano i missili Sea Sparrow di cui l'ultima versione, la M, era capace di ingaggiare bersagli a circa 8 m di quota, quindi capace di ingaggiare anche missili antinave se si riusciva a sparargli in tempo utile (cosa non facile perché il lanciatore Mk 29 era tutt'altro che un'arma a risposta rapida); i precedenti RIM-7E e F arrivavano a quote minime di 30 e 15 metri, dipendenti dal sistema di guida e dall'efficia della spoletta (per non esplodere prematuramente vicino al mare). L'efficacia dei Sea Sparrow era teoricamente ben maggiore dell'autodifesa, tanto che potevano raggiungere ben 22 km di gittata alla quota ideale, 15 a pelo d'acqua. Tuttavia nessuna nave dell'USN aveva simultaneamente sia questi che gli Standard SM. Per le distanze ravvicinate c'era soprattutto il Phalanx, arma efficace ma a corto raggio, spesso aggiunto o talvolta in sostituzione ai Sea Sparrow. Il Mauler navale era stato abortito da tempo, e per rimpiazzarlo nel compito della difesa ravvicinata c'erano state delle improvvisazioni, ovvero il Sea Chaparral, con la torretta usata praticamente anche dall'US Army. La sua efficacia era limitata ma il missile era piuttosto prestante, essendo l'AIM-9D modificato. La soluzione ricordava quella del meno efficace, ma anche meno ingombrante, Strela in torretta quadrinata navale sovietico e venne usata da alcune navi in Vietnam, ed esportata a varie Marine. Maggiore efficacia si sarebbe ottenuta dagli AIM-9L modificati, ma questi vennero ad essere disponibili solo per l'US Army e per l'export, nel frattempo la Marina aveva tolto di mezzo i Sea Chaparral e si affidava al Sea Sparrow, che peraltro era forse in difficoltà maggiore proprio nella difesa ravvicinata, anche se dava alle navi capacità ben maggiori di quelle strettamente difensive, e un minimo di copertura anche per bersagli al traverso, ovvero diretti verso altre navi, cosa che spesso manda in crisi i sistemi di autodifesa missilistici.

Degno successore del Chaparral navale era il RAM, co-sviluppato con la Germania. Esso era di fatto un Sidewinder con alette ripiegabili, per ottenere una stabilizzazione in volo ruotava; ma grazie a questa soluzione un sistema di lancio con affusto Phalanx poteva portare 21 missili anziché i 4 del Chaparral. Tuttavia, lo sviluppo si è rivelato lungo e complesso, e molto opinabile la decisione di installarvi un doppio seeker IR (dello Stinger) e radar passivo. In seguito i missili hanno avuto semplicemente un seeker IR di dimensioni adatte, tipo quello dei Sidewinder, così hanno ottenuto una piena capacità d'ingaggio anche aerea e contro bersagli navali. Il RAM costa circa 400.000 dollari al pezzo, il doppio di uno Sparrow e uno sproposito per un'arma da 8 km di gittata; ma la portata di appena 1,6 km del Phalanx era parimenti considerata inadeguata contro attacchi di saturazione e in generale, contro aerei che sganciassero da qualche km le loro armi (razzi, bombe). Il Phalanx, forse il primo CIWS occidentale, avrebbe avuto forse semplicemente bisogno di un sistema di calibro maggiore, per esempio il 25 mm, o il Goalkeeper, per potenziare il suo modulo di fuoco. Per il resto ha il vantaggio di condensare in 4,57 metri e 6,1 tonnellate tutti i radar, cannoni e munizioni necessari per funzionare autonomamente, senza penetrazioni sotto il ponte. Un grosso vantaggio per posizionarlo dove si vuole, a fare la sentinella robotica (con il suo inconfondibile cupolino bianco del radar) erigendo la sua falange di proiettili decalibrati da 20 mm contro eventuali aggressori. I colpi erano con nocciolo da 12,7 mm che era in DU; dai tardi anni '80 vennero introdotte meno tossiche ma più costose (?) munizioni in W e la cadenza di tiro, piuttosto ridotta (appena 3.000 c.min, come i Vulcan terrestri, ma qui non c'era tanto da guardare l'usura della canna, ma da decidere in qualche secondo se la nave si salvava o no), portata a 4.500 c.min, molti ma sempre meno dei 6.000 delle installazioni aeree, nonché sullo stesso ordine dei gatling da 30 mm, ben più potenti. Il radar di bordo, di tipo coassiale, consentiva con due antenne (una rotante dentro l'altra) di cercare e poi di inseguire i bersagli, controllando sia la loro rotta che la traccia dei propri stessi proiettili, per aggiustare il tiro e affinarlo, specie attorno ai 500 m di distanza. I Phalanx originariamente non erano provvisti di alcun sistema ottico di back-up e non potevano ingaggiare bersagli di superficie. Al 1992, nel bene e nel male il Phalanx era stato costruito dalla G.D. in oltre 650 esemplari e la produzione continuava a ritmi elevati. Al 1984, per esempio, dopo circa 8 anni di servizio, del Phalanx erano stati prodotti circa 270 esemplari e all'epoca si pensava di averne presto in servizio non meno di 400 su 250 navi, uno per le fregate, 2 per quasi tutte le altre, 3-4 per le portaerei e portaelicotteri.


Per controllare il tutto si usava il sistema NTDS di distribuzione dati (Naval Tactical Data System) per la nave e le comunicazioni con altre unità; il sistema AEGIS è stato invece concepito in maniera integrata per ottenere una gestione automatica delle minacce, di cui può inseguire continuamente i tracciati con le sue 4 pesanti antenne fisse. Inizialmente seguiva 128 tracce contemporaneamente, ma solo per non spremerne troppo le capacità, lasciandone il resto per gestire accuratamente i dati.

Per le navi che non avessero avuto l'onore e l'onere di portare l'AEGIS, troppo pesante e costoso, c'era il programma NTU (New Threat Upgrade) con i radar 3D SPS-48E e 2D SPS-49(V)2, più il sistema designazione bersagli (ADT) del tupo SYS-2, con la sostituzione dei missili SM-1 con gli SM-2. Varie navi come gli incrociatori dei tipi meno recenti avevano avuto questi sistemi, a cui si sono aggiunti i 4 'Kidd', mentre i 'Coontz' e gli 'Adams' anziché essere aggiornati, con la fine della Guerra fredda e l'arrivo dei 'Burke' sono stati progressivamente radiati. Con il programma BGAAWC si integravano i dati capati dagli AEGIS su tutta la formazione di portaerei da battaglia (Battle Group). Nel frattempo si parlava del programma NAAWS per nuovi missili SAM navali, e si indagava se dei sistemi ad energia diretta, tipo 'Guerre stellari', potessero essere implementati sulle navi. Quanto alle ECM e ESM, esse non sono state affatto trascurate. Le grandi navi avevano da tempo l'SLQ-17 o -29 (SLQ-17+ l'ESM WLR-8), un disturbatore potente; per la maggior parte delle unità da combattimento c'era l'SLQ-32, previsto anche per le grandi navi; nato alla fine degli anni '70 come frutto del DPEWS (Design-to-price-EW System), ha banche dati per classificare le minacce e varie versioni, che all'epoca erano la (v)1 per disturbare le testate dei missili, la 2 e la 3 anche per i radar di ricerca, la -4 in fibre ottiche, da sperimentare sull'incrociatore Leahy nel 1992. La versione -2, in servizio sulle Perry, ebbe dopo il 1988 un sistema di disturbo missili antinave Sidekick, in conseguenza dell'attacco all'USS Stark; questo sistema Raytheon era in sviluppo per Taiwan e venne rapidamente messo a disposizione per l'USN, tornado utile poi per Desert Storm. Precedentemente, dagli anni '60, l'USN aveva un approccio basato su ESM e lanciatori di chaff; le prime attivavano i secondi (RBOC, Rapid Blooming Offboard Chaff) che erano nelle versioni Mk-33 e -34, in ogni caso semplici sistemi fissi con razziere angolate in vario modo, per tirare decoy IR e radar, inclusi i sistemi IR Gemini con paracadute. Notevole che l'USN avesse già idea di affrontare missili a guida IR. In seguito l'Mk 36 Super RBOC o SBROC li ha rimpiazzati, con la possibilità di lanciare decoy più sofisticati, come gli Mk-182 (altezza di lancio fino a 244 m), i Super Gemini, Super Chaffstar e Super HIRAM III e IV (decoy IR).

Il cannone di medio calibro non era molto considerato all'epoca come arma antiaerea e antimissile, ma sia l'Mk -75 che l'Mk-42 e 45 avevano una certa capacità in entrambe le aree, così come i vecchi pezzi binati da 76 ancora presenti erano di una qualche utilità contro gli aerei. Durante le battaglie del Golfo del Tonchino, del resto, anche gli incrociatori talvolta spararono con i cannoni, non essendoci tempo per tirare con qualcos'altro. I proiettili laser da 127 Deadeye erano un programma utile, ma 'terminato' prima di entrare in servizio. Per il resto c'erano proiettili con testata HE e spoletta di prossimità, illuminanti ecc., ma la cadenza di tiro era piuttosto bassa per il compito di difesa delle navi, specie per quelle che ne avevano solo uno. Gli Mk-75 erano invece sistemati a mezzanave, incapaci di sparare sia verso prua che verso poppa, non esattamente l'ideale per la difesa delle fregate 'Perry'.

Il futuro prevedeva molti ridimensionamenti, con il taglio del 60% dei costi nei nuovi programmi, durante l'FY92. Tra i tagli c'era il programma per trasformare centinaia di F-14A in F-14D, conseguentemente il futuribile Tomcat 21 e l'ancora più avanzato NAFT, l'ATF navale che per un certo periodo sembrerà favorito lo sconfitto dell'ATF, ovvero l'YF-23. Cancellato anche l'A-12, l'aggiornamento degli A-6 in F e G con capacità di lanciare anche gli AMRAAM, e rallentati i programmi RAM e Phalanx Block II. Andavano avanti invece i Burke e gli F-18 Super Hornet. Effettivamente, nel dopo-guerra fredda l'USN era vista con un certo livello di fastidio: Reagan voleva la 'marina delle 600 navi' ma tosto si decise, finito il conflittoi irakeno, di scendere a 450. Desert Storm fu una vetrina per i sistemi d'arma occidentali, ma tra questi contarono soprattutto i mezzi dell'US Army e dell'USAF, mentre la Marina era ridotta a occuparsi della logistica e poco di più. Per questo non ebbe certo il sostegno che meritava uno sforzo comunque enorme, fin dai primi momenti di Desert Shield. Ma i Dividendi di Pace esigevano bersagli grossi, e l'USN ne aveva in abbondanza.

I sistemi di lancio, tradizionali e VL[3]

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Abbiamo parlato dei sistemi di difesa aerea americani, ma focalizzandoci sulle armi e i sensori. Ma c'è un elemento intermedio non meno importante: i sistemi di lancio. Questi apparati sono nient'affatto banali e come per tutte le cose evolute, tendono a diventare delle vere e proprie sfide tecnologiche e concettuali.

Era il 1987 quando il Vice-adm. J.Metcalf richiese, in qualità di DCNOSW (Deputy Chief of Naval Operations fors Surface Warfare), un salto di qualità che rivoluzionasse la condotta della guerra sul mare, all'epoca ancora fortemente polarizzata nel confronto con la temibile flotta sovietica. La sua attenzione si focalizzava su di una lista di nuovi sistemi: AEGIS, Tomahawk, LAMPS III, SQQ-89 e VLS. Il primo è il noto sistema di difesa aerea, il secondo è il 'cruise' per antonomasia, il terzo è l'elicottero ASW SH-60, il quarto è il sonar di ricerca ASW; il VLS, Vertical Launch System, diede perplessità agli osservatori, che non si aspettavano di trovare lo 'scatolone' tra i sistemi rivoluzionari. Del resto Lao-Tse affermava che 'il pieno ha una sua importanza, ma è il vuoto che è fondamentale', grossomodo affermando che per avere un contenuto era anzitutto necessario avere un contenitore.

I sistemi VLS questo sono: contenitori per missili, che danno ad essi la capacità di funzionare ed operare al meglio. Vediamo come ci si è arrivati. Dopo la II GM lo sviluppo dei SAM navali e terrestri proseguiva alacremente, visti i limiti delle artiglierie navali, grosse, pesanti, complesse e dalla portata utile soggetta a precisi limiti. Già durante la guerra alcuni sistemi erano stati sviluppati, per esempio il Gorgon nacque addirittura dal 1942, quindi ben prima dei successivi Lark e Little Joe, pensati soprattutto contro i kamikaze.

Ora, però, il problema nient'affatto banale era come stivare e lanciare (due cose entrambe della massima importanza) i SAM, che specie inizialmente, erano complessi e talvolta necessitavano addirittura di essere parzialmente assemblati prima del lancio. Il migliore sistema della prima generazione era l'Mk.10, specializzato soprattutto con i missili Terrier: era una rampa binata capace di tirare al più 4 missili al minuto. Erano installazioni pesantissime: una, al massimo due per navi, anche se si trattava di incrociatori (o di portaerei, come l'USS America: anche la difesa delle portaerei rimase a lungo molto dibattuta: artiglierie, missili SAM a lungo raggio o niente). Pesavano tipicamente ben 182 tonnellate, come una torre da 203 mm. Al massimo, nel mod. 2 c'erano disponibili 80 missili ,ma in genere erano o 40 o 60. In seguito la Mk.20 Aster ebbe anche la capacità di tirare l'ASROC antisommergibile, eliminando l'esigenza della grossa rampa di lancio ottupla e del deposito missili: così i 'Belknap' ebbero una rampa sola con 60 missili (come del resto il V.Veneto italiano), il che diede modo di eliminare la rampa poppiera e concedere spazio ad un hangar per elicottero e a un cannone da 127 mm. Però il campo di tiro cessava di essere di 360°, e i 4 radar di tiro, due per ciascun lanciatore, diventavano solo due e a prua. Inoltre il ritmo di fuoco, probabilmente, non superava quello della torre precedente. Se hai da affrontare un bersaglio subsonico a media quota non c'è problema, ma se è supersonico oppure attacca a volo radente, il tempo utile è ridottissimo, specie considerando che i primi Terrier arrivavano solo a 19 km, poi aumentati a 37 e solo alla fine sostituiti da modelli da 74 km, praticamente indistinguibili dai successivi SM-1ER (che più che altro erano noti per avere, inizialmente, un corpo dipinto di blu e alette bianche, anziché essere missili quasi totalmente bianchi).

Altri sistemi erano gli Mk.13 singolo, e il ben meno frequente Mk-22 binato, più rapido ma più pesante. Questi erano sistemi tipici da cacciatorpediniere, poi usati anche sulle fregate 'Perry'. L'Mk-13, largamente diffuso, è capace di tirare circa 6-7 missili al minuto, ma del tipo SM-1MR o Tartar, quindi con minore gittata (inizialmente circa 46 km, nel caso dei Tartar 19-32). Questo lanciamissili era un progresso della tecnologia e simboleggiava come finalmente i SAM fossero scesi al livello dei cacciatorpediniere; il Tartar, il più leggero e piccolo dei 3T arrivò in servizio attorno al 1962; all'epoca le navi americane con missili SAM non solo sacrificavano l'armamento di difesa ravvicinata delle vecchie artiglierie, ma secondo un'indagine svolta all'epoca, dimostrarono di avere una prontezza operativa di appena il 30%.

In tempi più recenti l'Mk-13 è ritornato sugli incrociatori, ma solo sui 'California' (con due lanciamissili), poi è stata la volta dell'Mk-26, che è capace di tirare missili di tutti i tipi, SM-1 e 2, e ASROC e teoricamente almeno, gli Harpoon. Esso è servito da un alimentatore a catena doppio e si possono tirare ben 12 missili al minuto da ciascuna delle rampe (in genere 2). Eccellente la velocità del sistema, con rotazione di 90 gradi al secondo e alzo di 50: nonostante siano installazioni pesanti, e con armi a lunga gittata, hanno quindi una rapidità degna di un CIWS e largamente superiore a quella dei cannoni da 127 mm.

La loro sagoma, caratteristica in quanto aventi due rampe molto sottili ed elegantemente incurvate, era in genere presente in due esemplari, così da consentire il lancio di 24 missili al minuto. Considerando che i 'Kidd' e i 'Virginia' avevano solo due radar di controllo (nel secondo caso per giunta, solo nel settore poppiero) di fatto c'era un problema con i canali di tiro piuttosto che con la potenza di fuoco. Il Mod.0 pesava a vuoto 74 t, con riserva di 24 missili; il Mod 1 95 t e 44 missili, il Mod 3 pesa a vuoto 116 t e ha riserve per 64 armi. Alla metà degli anni '70 c'erano dubbi che persino questo sistema potesse contrastare attacchi in saturazione contro la flotta, ma sorpatutto è chiaro che si trattava di un sistema notevolmente pesante, che persino nel modello base, con poche armi, superava di quasi 4 volte il peso di una torre Mk 45 da 127 mm.


Nel 1973-74 si cominciò a sollecitare una soluzione, ma vi furono molte polemiche perché si temeva che questo ostacolasse lo sviluppo dell'AEGIS; nel 1975, dopo qualche anno, fu possibile finanziare un programma in cui la stessa USN non credeva granché. In effetti, questo sistema avrebbe dovuto essere considerato complementare rispetto all'AEGIS e non in competizione; in ogni caso finì che i primi 5 'Ticos' ebbero due Mk-26 Mod. 1, la cui cadenza di tiro poteva se non altro essere sfruttata al meglio con il nuovo sistema radar e i missili SM-2MR. In ogni caso, il VLS doveva occupare lo spazio dell'Mk-26 ma trasportando più missili, il cui lancio non doveva arrecare danni alla nave e la costruzione doveva essere di tipo modulare, un po' per la possibilità di crescita e un po' perché in caso di guasti non doveva essere messo KO in toto, come invece accadeva alle rampe di lancio motorizzate; quindi si voleva anche l'affidabilità piena e disponibilità continua, nessuna limitazione della cadenza di tiro e la protezione dei missili in maniera ermetica rispetto all'ambiente esterno.

Lo sviluppo iniziò nel 1977, quando il sistema era già noto come Mk-41, i primi lanci ebbero luogo nel febbraio-marzo 1978, usando un nuovo tipo di missile, l'SM-2, dato che gli SM-1 non erano adatti allo scopo. Si sperimentarono anche gli Harpoon, che avrebbe dato una diversa evoluzione alla progettazione delle navi americane; ma dato che il Segretario della Marina Lehmann diede la precedenza ai più potenti BGM-109 (in versione nucleare TLAM e TASM antinave), gli Harpoon vennero di fatto estromessi dai sistemi di lancio verticale. Questa è la ragione per la quale a tutt'oggi le navi USA hanno fasci di 4 tubi di lancio Harpoon, cosa incomprensibile se si considera che quest'arma è molto più piccola dei Tomahawk e ne condivide il sistema propulsivo. Così persino navi con 122 pozzi di lancio missili hanno ancora i loro bravi 8 Harpoon non integrati nel sistema di lancio.

Quest'ultimo, inizialmente, doveva ospitare giusto i missili SM-2MR, ovvero i Block II. La configurazione era conosciuta come 'tattica' ed era alta 6,756 m. Ma Lehmann voleva il Tomahawk e così venne dato luogo al tipo 'd'attacco' l'Mk-41 Mod. 0.

I sistemi Mk-41 cominciarono ad apparire con la modifica dell'USS Spruance, nel 1986-87 modificato per portare un modulo da 61 celle. È strano come un sistema di lancio nato per le esigenze di reattività proprie della difesa aerea, sia poi stato per la prima volta applicato ad una nave che invece porta solo missili ASW e da attacco terrestre o navale, tutti compiti assicurabili anche da semplici rampe di lancio tradizionali. Gli Spruance hanno visto il programma di ammodernamento che ha comportato l'aggiornamento di 24 navi su 31. Esse si distinguono dalle altre perché il caratteristico e massiccio lanciatore ASROC, sul ponte di prua, è scomparso, in quanto rimpiazzato dall'Mk-41.

L'Mk-41 è stato poi installato sull'USS Ticonderoga (CG-52), varato nel settembre 1989 con un lanciatore a 61 colpi a prua e a 29 a poppavia. Quali sono i vantaggi complessivi dell'Mk-41 sui vecchi sistemi? La lista è lunga. Come si è detto, i missili vengono tenuti in maniera protetta dalle intemperie e maneggi bruschi, eppure pronti al lancio. Sono sottocoperta e questo significa non essere afflitti dalle intemperie, ridurre i pesi in alto e la vulnerabilità a schegge e danni. Sono anche provvisti di portelli individuali per ciascun missile, soluzione persino eccessiva; questi sono poi corazzati per evitare danni subiti da schegge. Se il lanciamissili esplodesse, per qualche ragione, gran parte dello scoppio si libererebbe subito verso l'alto, senza squarciare la nave (peraltro è forse più probabile che i missili siano 'raggiungibili' dato che sono appena sottocoperta). La cadenza di tiro è di circa un missile al secondo, è possibile tirare armi di vario tipo e pressoché simultaneamente, e la disponibilità è continua. Infine, nello spazio dell'Mk-26 con 44 armi se ne possono stivare 61. Perché 61? I moduli sono da 8 celle, quindi dovrebbero essere 64. Ma uno di essi è disponibile con gru di carico ripiegabile dentro lo spazio di 3 celle: non rinuncia a portare 5 missili, ma è usato soprattutto per la ricarica in mare aperto, fondamentale per l'USN. Inoltre non esiste un limite teorico al numero di armi: possono anche essere centinaia e vi sono stati progetti, come quello della modifica di seconda generazione per le 'Iowa', con 320 e passa armi. Infine, le interfacce digitali sono state pensate per i computer recenti come gli UYK-7 degli AEGIS e la manutenzione è grandemente ridotta. Detto questo, il procurement vide la FMC come prescelta dall'USN (1983) per il sistema, costantemente impegnata poi nei contratti di fornitura con la rivale Martin Marietta. Era una rivalità che non impediva di collaborare per qualificare il NATO Sea Sparrow per la compatibilità con il sistema, e per aiutare la Raytheon a realizzare un missile compatto, che possa essere ospitato in ben 4 esemplari per cella, altrimenti sprecate per armi da appena 230 kg. Questo significa che una nave con 5 moduli potrebbe così avere 32 missili SM-2, Tomahawk o ASROC VL, e 32 Sparrow per la difesa ravvicinata. Il concetto si sarebbe poi concretizzato con l'ESSM, una specie di mini-Standard più che un grosso Sparrow.

All'export il primo successo arrivò con la modernizzazione dei 4 'Iroquois' col progetto TRUMP (vedi alla pagina del Canada); i 4 caccia, del 1972-73, erano specializzati nei compiti ASW e per difesa avevano solo 2 lanciamissili quadrupli a scomparsa per i Sea Sparrow (realizzazione unica e dettata dai problemi che il ghiaccio può causare per il tipo normale ottuplo). Sono stati modernizzati con il Mod 2, che è un VLS da attacco e quindi capace di portare anche i BGM-109 o gli SM-2ER; 4 moduli e 32 missili sono stati quindi installati a prua. Il primo sistema è stato reso opearativo con l'ALgounquin dopo il refitting del 1987-89, mentre gli altri erano attesi entro il 1993. Presto si aggiunsero anche i caccia giapponesi 'Yukikaze', poi diventati i 'Kongo'; nel 1989 la MM ha avuto il contratto per il lanciatore da 61 colpi, e la FMC quello da 29. La Germania aveva in sostituzione i caccia Z-101 con le F-123 Deutchland, e richiesepe queste 2 lanciamissili Mod 3 a piena capacità (senza ricarica in mare), con previsioni di altri 2 se necessario. Australia e N.Zelanda avevano scelto il sistema per le 12 (poi ridotte a 10)ANZAC, con uno o due moduli (da 8 missili), per le fregate che avrebbero poi sostituito le vecchie 'River'. Anche le NFR-90 europee, poi 'affondate', avevano avuto come proposta il sistema Mk.41.


Quest'ultimo è considerato il migliore e più prestante della categoria, l'unico che può portare armi di tutti i tipi (eccetto l'Harpoon, mai integrato). Ovviamente questa capacità ha un prezzo, il fatto che il Mod 2 da attacco ha dimensioni di 7,671 x 3,166 x 2,076 m (altezza, lunghezza, larghezza) per le sue file di 4 pozzi. Il peso è di 13.302 kg a vuoto, 21.231 per il modulo da ricarica. Un complesso di 4 lanciatori e 29 missili arriva a 62.690 kg, pur sempre meno dei 73.685 kg dell'Mk-26 Mod 0 con 24 missili (più gli svantaggi insiti nella rampa: impossibilità di sparare sui 360°, meccanica più complessa e possibilità di guasti, tracciabilità radar e IR). Con i missili, si arriva a 90.000 kg ed oltre con un mix tipico di SM e BGM-109.

Quindi non si tratta di un sistema di poco conto per le unità che lo portano. Per venire incontro a Marine meno potenti, si è costruito il modulo 'tattico' da 6,756 m e 12.485 kg, e il tipo da autodifesa da 5,03 m e 10.669 kg, quest'ultimo solo usato per armi cme il Sea Sparrow. Ma questo significa essere in competizione con l'Mk-48 della Raytheon, scelto nel 1989. Esso pesa 4817 lbs a vuoto (2.191 kg) per modulo e nel 1989 è stato scelto come successore dell'Mk-29 ottuplo, per le navi d'assalto anfibio di nuova generazione e ancora prima per le HALIFAX canadesi e le M olandesi. Esso venne sviluppato già negli ultimi anni 70-primi anni '80, grazie all'innovazione del modulo di controllo in coda al missile, che aumenta il peso in maniera sensibile. Esso venne lanciato per la prima volta da terra nel 1981 (nel poligono di China Lake), poi con la fregata canadese Huron (DDH-281), ovvero uno dei 4 'Iroquois'. Nel 1988 si ebbe l'integrazione con il sistema Mk-91 di controllo del tiro, a bordo dell'USS BRISCOE (classe Spruance). Le dimensioni del sistema sono di 5,03 x 2,465 x 1,422 m. Il sistema di espulsione dei gas è tra le due file di missili.

I missili Sea Sparrow VLS pesavano 1.100 libbre, 1.450 nei loro contenitori; l'unità di controllo lancio 825 libbre, l'interfaccia elettrica 242. Alla fine, i lanciatori Mk-48 arrivano a 34.393 lbs (15.600 kg circa) tutto compreso, includendovi 16 missili. I mod. 0 sono costituiti da due celle singole con lo scarico gas tra di loro; il mod 1 ha coppie di celle con i gas scaricati lateralmente, il Mod 2 ha 16 celle su 4 file e scarichi in mezzo ad esse. Da notare che le prime due di queste versioni sono pensate per le fiancate delle sovrastrutture. Al solito, i vantaggi sull'Mk-29 sono notevoli: il peso è minore, il baricentro pure, anche se il lanciamissili Sea Sparrow è ottuplo e quindi sopporta bene gli ingaggi in rapida sequenza, differentemente dai sistemi a rampa singola o binata. La ricarica del sistema (pesante 5.797 kg a vuoto) è però manuale. L'Mk-48 è capace di sparare un missile ogni 2 secondi e di ingaggiare bersagli sui 360°, oltre che essere ospitato persino da navi di 300 t; ma essendo un sistema semplice, non è corazzato e soprattutto non contempla la possibilità di rifornimento in navigazione. Visto che il primo è un problema per le fiancate delle navi, gli olandesi e i canadesi hanno installato pannelli di kevlar per la protezione dei missili. I missili lanciati entro il 1989 erano 15, contro i 174 dell'Mk-41, ma il Sea Sparrow aveva una solida base di partenza con 13 membri di cui 11 del consorzio europeo NATO, più Spagna e Giappone, e con oltre 120 navi armate al 1990, destinate a diventare 150 nel 1995. Così i successi sono stati inizialmente diversi: le 'Halifax' (originariamente note come 'City') lo hanno messo in servizio dal 1989, seguite dalle 'M'; Grecia e Turchia valutavano di comprarlo (costa ovviamente di più del tipo convenzionale), la seconda anche per 4 'Gearing', poi lasciati senza aggiornamento data l'età proibitiva (oltre 45 anni). Vi erano anche altri programmi sia per l'USN che per nazioni estere, ma alla fine, tutto sommato, il detto che 'le cose grandi fanno quello che fanno quelle piccole' (che indica come non sia vero il contrario) ha avuto la meglio, e attualmente gli Mk-48 hanno ottenuto molto meno successo dei rivali Mk-41, talvolta prescelti anche da Marine come quella tedesca, interessate spesso solo a sistemi a corta gittata quali gli ESSM, ma che non disdegnano l'uso di ASROC e SM-2.

  1. Po, Eugenio: L'Mk 45 Mod 4, RID Mar 2005
  2. Preston, Antony: La difesa aerea dell'US Navy, RID gen 1992 p.40-46
  3. Truver, RID luglio 1991 p.76-85