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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Romania

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Indice del libro

L'attuale Romania è l'antica Dacia e grazie alla campagna di conquista romana, resta l'unico Paese del Patto di Varsavia con una lingua latina. Essa combatté inizialmente a fianco dei tedeschi in Unione sovietica, ma dopo un inizio positivo, anche perché sostenuto da buone forze aeree, il suo corpo di spedizione fu travolto durante l'offensiva sovietica per liberare Stalingrado. Nel 1944 era oramai alla fine delle sue possibilità di resistere, ma il re riuscì a far deporre la dittatura militare e consentì ai sovietici di entrare nel territorio nazionale fino alla firma di un trattato di pace. Questa mossa non fu sufficiente per darle lo status di nazione cobelligerante, anche perché i sovietici erano comunque pronti per invaderla. La Romania, ritrovatasi perdente nell'ultima guerra mondiale, dovette entrare a far parte del Patto di Varsavia, ma nondimeno ha sempre seguito una politica di relativa indipendenza, restando assai isolata dal resto del Patto e assai vicina all'Occidente, quantomeno allo schieramento dei Paesi non allineati come la Jugoslavia. Questo fatto l'ha penalizzata in varia misura, incluso, per quello che riguarda il settore militare, la mancanza di sufficienti equipaggiamenti moderni, ma le ha consentito alcune interessanti esperienze originali, come il cacciabombardiere IAR.93 Orao (Aquila), coprodotto con la Jugoslavia e basato su motori inglesi Viper. Altre macchine originali sono state realizzate nel ramo degli addestratori a getto, ma la cosa non deve stupire considerando che la Romania era uno dei Paesi europei più attivi a livello aeronautico prima della guerra, e entro certi limiti tale è rimasta anche dopo. Anche l'industria di artiglierie e corazzati è stata estremamente attiva andando spesso fino oltre i limiti delle proprie possibilità tecnologiche, mentre la cantieristica ha prodotto anche navi originali di grandi dimensioni, come anche prodotto in serie navi di progettazione estera.

Nonostante il suo basso livello di reddito pro capite, la Romania ancora nel 1997 esprimeva una considerevole varietà di armamenti con un immenso numero di bocche da fuoco convenzionali, mentre i sistemi missilistici e d'arma moderni in generale erano men che modesti.

Nel campo degli armamenti schierati, la Romania è rimasta per lungo tempo in quella che si potrebbe dire la 'cultura del 100 mm'. Un numero incredibile di armi di tale calibro è stato infatti tenuto in servizio anche ben oltre la fine della Guerra fredda per tutti e tre i Servizi. Contando i cannoni di oltre 1100 carri, quasi 900 cannoni controcarro dell'esercito, 54 dei marines, 320 della contraerea (solo considerando l'Aeronautica) e alcuni pezzi dell'artiglieria campale si arrivava agevolmente alla cifra di circa 3.000 armi, e questo senza purtroppo conoscere anche il numero delle artiglierie contraeree dell'Esercito. Da notare che il trattato CFE non copriva limitazioni di artiglierie di calibro uguale o inferiore al 100 mm. Nell'insieme le sue forze armate, mai particolarmente avanzate anche ai tempi del Patto di Varsavia, erano superatamente equipaggiate negli anni '90 in quasi ogni settore. L'efficacia dei numerosi armamenti disponibili era quindi correlata all'abilità tattica dei reparti e allo studio dell'orografia in funzione della difesa contro eventuali invasori. Le capacità d'attacco oltre confine potevano invece essere limitate soltanto ad azioni di modesta durata e raggio.

La Romania, all’epoca aveva una forza stimata in Occidente di 190.000 uomini, di cui 109.000 di leva, con durata all’epoca del relativo servizio di 16 mesi eccetto che nella Marina, dove arrivava a 30. Il totale delle riserve era stimato in 565.000, di cui 500.000 nell’esercito.

Esso era costituito da due divisioni corazzate -stranamente, entrambe stanziate nel settore Sud-Est-, 8 di fanteria motorizzata, 3 brigate di fanteria da montagna (Vinatur du monte), 1 aviotrasportata, 2 brigate con missili SS-1 Scud, due di artiglieria, tre contraerei, 3 reggimenti di artiglieria, 1 reggimento contraerei, 5 reggimenti controcarro

Materiale:

  • 50 T-72, 200 TR-700, 1.000 T-54/55, alcuni T-62, alcune centinaia di vecchi T-34
  • 400 BRDM-1 e –2, 2700 mezzi da trasporto truppe del tipo BTR-50,60, 152, OT-62, TAB.72, 200 SU-100, alcun SU.76.
  • Missili controcarro AT-1 e 3, cannoni controcarro da 57 re 76 mm, oltre 1.000 cannoni trainati tra cui il 76 mm M48 jugoslavo, D-48 da 85 mm, D-44 da 85mm, M1944 da 100 mm
  • artiglierie pesanti D-30 da 122 mm, M1931/37 da 122 mm, M1938 da 122 mm, D-20 da 152 mm, M1937/38 da 152 mm, artiglierie costiere
  • 150 lanciarazzi BM-21 e da 130 mm cinesi, 30 rampe per FROG-7 e infine, l’arma più potente dell’esercito, 20 rampe su scafo JS-III Scud.
  • Cannoni contraerei: 500 trainati,tipo ZPU-2, M53, M1939 da 37mm, S-60, KS-12 da 85mm, KS-19 da 100 mm. Alcuni ZSU-23-4, missili SA-6 e 7.

32.000 uomini, di cui 10.000 di leva, 320 aerei da combattimento di cui:

  • 6 gruppi di attacco con MiG-17, in sostituzione con 20 IAR-93 A e 165 IAR-93B
  • 11 gruppi da difesa aerea con 200 MiG-21 e un dodicesimo con 24 MiG.23
  • Un gruppo da ricognizione su 18 Il-28R
  • un reggimento trasporti con 2 IL-14, 10 An-24, 4 Il-18, 1 Il-62, 6 An.26, un Boeing 707
  • Il reggimento elicotteri aveva 10 Mi-4, 25 Mi-8, 50 IAR-316B, 30 IAR-330
  • Scuole con 50 MiG15UTI, 50 L-29, alcuni Yak-52. 108 rampe SA-2 in 20 siti di lancio.

7.500 uomini, 3.500 in servizio di leva.

  • Due cacciatorpediniere da 4500 t varati nel 1982
  • 3 fregate classe ‘Tetal’
  • 3 corvette ‘Poti’
  • 3 navi pattuglia ‘Kronstad’
  • 19 ‘Shangai’ di cui 16 costruite in Romania
  • 21 aliscafi ‘Huchuan’ di cui gli ultimi 18 costruiti in Romania, *6 ‘Osa’
  • 14 ‘Eritrop’
  • 40 navi fluviali
  • 1 nave supporto per la guerra di mine
  • 4 dragamine costieri ‘M-40’
  • 8 dragamine TR-40

Vi erano anche altre piccole navi ausiliarie e la difesa costiera con cannoni da 130 mm, una piccola aviazione navale con 6 Mi-14.

37.000 guardie di frontiera,17.000 probabilmente di leva, 20.000 delle forze di sicurezza interne, 900.000 guardie patriottiche.

Questi anni sono importanti per fare il punto della situazione. Anzitutto in termini generali dello strumento militare, la Romania ha conosciuto un profondo mutamento, dovuto agli sconvolgimenti politici di quel periodo. La rivoluzione che ha visto il Paese nel 1989 è stata un punto cardine. La famiglia Ceaucescu era la vera 'signora' della Romania, con ville, lussi, corruzione, accumulo di ricchezze che erano sempre più ingiustificabili per la nazione, non propriamente ricca, e al di là di ogni seria necessità. La rivolta popolare, esplosa dopo i morti di Timisoara (e alcune 'messinscene' di cadaveri presi dall'obitorio di un ospedale e utilizzati a beneficio della televisione) fu un miscuglio di molte motivazioni, non tutte propriamente cristalline, alla fine vide i Ceaucescu in fuga dal tetto del loro palazzo di Bucarest, con un elicottero Dauphin stracarico di persone. Un ruolo senza precedenti lo ebbero i mass-media, soprattutto quello di maggior impatto (anche con gli analfabeti), ovvero la televisione, strumento prima di regime, poi conquistato e utilizzato senza 'complimenti' dai rivoltosi. Chi combatté contro la rivoluzione erano soprattutto gli uomini dei servizi 'interni' particolarmente fedeli al loro leader, ma al popolo si erano uniti gran parte dei militari scesi in campo, e questo da solo garantiva l'esito finale della rivolta, e gli uomini dei servizi che vennero catturati in genere venivano fucilati sul posto. La coppia Ceaucescu venne lasciata in campagna dopo che l'elicottero aveva accusato 'problemi tecnici'. Riconosciuti mentre cercavano di scappare via terra, vennero arrestati e sommariamente processati, cosa a cui seguì una 'rapida' esecuzione, nonostante che Ceaucescu non riconoscesse la legittimità della corte.

Finita questa brutta pagina di violenza e morte, la Romania si diede da fare per creare un regime che la facesse uscire definitivamente dalla dittatura e la liberasse dai legami con il passato in maniera stabile. Uno dei cambiamenti fu nelle forze armate, prima 'politicizzate' e poi epurate dagli elementi e strutture 'ideologiche', per farle diventare a tutti gli effetti 'apolitiche' come dovrebbe essere in uno stato 'normale'. La Romania, una volta sciolto il Patto di Varsavia si è trovata in una condizione di libertà mai avuta prima, e a far tempo dalla fine del 1991 ha aderito alla carta dell'ONU, ha riconosciuto la preferenza per mezzi diplomatici su quelli militari nel risolvere controversie, ha rinunciato a qualunque arma nucleare, ha annunciato di non avere nemici o potenziali avversari.

Un altro problema da risolvere era quello della crisi economica, che ha colpito il Paese nel 1990-91. La situazione andò talmente male, che nel 1992 il PIL era la metà di quello dell'89, che notare bene, era già stato un anno definito di 'grande crisi' rispetto ai precedenti. Nel 1995, tuttavia, il PIL crebbe del 14,2% rispetto a quello del 1992, con aumento della produzione del 14,4% per l'industria e del 17,7 per l'agricoltura. Non è chiaro se si tratti di valori assoluti o depurati dell'inflazione: la quale, nel 1993, era arrivata al 300%, per poi diminuire al 30% nel 1995. Nel frattempo, l'export crebbe dal 18,5 al 21,2% nel periodo 1993-95, e il settore privato ha cominciato a contribuire al PIL in maniera marcata: appena il 16,4 % nel 1990, 26,4 nel 1992 e 45% nel 1995. Le aziende piccole e medie erano diventate 714.803 mentre 1500 grandi aziende statali vennero nel frattempo privatizzate, con la creazione di circa 1,5 milioni di posti di lavoro nel loro complesso. La disoccupazione scese da 10,4% del 1993 all'8,9 del 1995 e al 6,4% del 1996. Nel frattempo il totale degli investimenti esteri crebbe da 537mlini di dollari del 1992 a 1272 del 1994 e 1595 del 1996.

L'eliminazione della Securitate, il potentissimo Dipartimento per la Sicurezza dello Stato, che controllavano di fatto i membri delle F.A. ha consentito di ottenere quanto sopra, mentre i 62000 militari impegnati di fatto nel processo produttivo dell'industria nazionale come operai e quadri sono stati riportati allo status effettivo di militari,mentre per rendere più efficiente lo strumento militare rumeno venne avviato un programma di snellimento, professionalizzazione e la creazione di Stati maggiori per ciascuna delle F.A, che erano quattro, inclusa cioè la Difesa aerea. La costituzione dello strumento militare rumeno dell'epoca era dato da: un esercito basato su 4 armate pluriarma, con divisioni meccanizzate, una corazzata, una brigata da montagna. La modifica sarebbe stata qui quella di introdurre il corpo d'armata come elemento intermedio tra l'Armata e le brigate, e questo significò la scomparsa della divisione. Quindi, se prima vi era l'ordinamento Armata-divisione-reggimento, poi questa divenne Armata, corpo d'Armata, brigata e reggimento. La Brigata era presente con 2-3 unità meccanizzate, una d'artiglieria e una corazzata per ciascun Corpo. Inoltre, i battaglioni rimpiazzarono i reggimenti come pedina basica dell'esercito. L'aeronautica era provvista di circa 400 aerei da combattimento: 189 MiG-21, 36 MiG-23, 70 MiG-15/19 60 Orao, a cui si aggiungevano 25 aerei da trasporto e 200 elicotteri. Vi erano anche i reparti paracadutisti e in tutto si assommava un totale di 20.000 uomini. La riduzione degli aerei, come dei mezzi dell'esercito basata sui trattati CFE era sensibile e avrebbe visto le macchine più vecchie sparire dalla linea in breve tempo.

La marina era suddivisa in reparti navali e fluviali, fanteria di marina, difesa costiera, ma andava poi ristrutturata in comando Marittimo e Comando Fluviale per il Danubio.

Quanto alla professionalizzazione, ai 30.000 professionisti autorizzati nel 1991 si era arrivati per il 70% con 22.000 posti occupati. Nel frattempo il servizio di leva venne ridotto da 16 a 12 mesi, tranne che per la Marina, che vide la riduzione da 24 a 18. Il servizio di leva vedeva i ragazzi di 20 anni in servizio, mentre un disegno di legge per introdurre gli obiettori era previsto realizzasse il servizio civile alternativo di 24 mesi. Nel frattempo vi era l'apertura a partner di ogni nazione limitrofa e anche abbastanza distante, per instaurare buoni rapporti con tali nazioni anche in termini militari: contatti con Italia, Svizzera, Polonia, Canada e via discorrendo vennero avviati o mantenuti. Naturalmente la situazione dei Paesi limitrofi era a quell'epoca, non sempre idilliaca: con la dissoluzione dell'URSS e della Jugoslavia, due partner storici della Romania, specialmente il secondo, la situazione di guerra civile ai confini e la nascita di potenze nucleari come l'Ucraina non erano certo motivo di tranquillità.

Quanto all'industria militare rumena, essa costituiva un patrimonio di risorse e umano di alto livello per la nazione. Nel 1989 vi erano impiegati 120.000 persone, ma nel 1992 si erano persi 30.000 posti di lavoro e naturalmente altre riduzioni erano in vista, essendo l'industria s utile per la Romania, ma anche statalizzata e assai inefficiente: nondimeno, consentiva in certi settori della difesa una indipendenza tra il 70 e il 100%. Tra le realizzazioni, vi erano quelle navali: tra queste, la nave appoggio unità missilistiche leggere Constanta, da 110 m e 3500 t, era armata pesantemente con un impianto binato da 57mm, due binati da 30, due lanciarazzi ASW RBU-1200. Tra i numeri significativi: in Romania vi era la produzione del 100% delle munizioni, armi leggere e artiglieria, 70% dei velivoli, 88% delle navi, 82% dei corazzati, 98% degli autoveicoli militari, 70% dei mezzi per le trasmissioni, 92% per i sistemi di protezione NBC, 94% per quelli del Genio, 95% per la logistica. Si tratta di un complesso di numeri eccezionale per un Paese del Patto di Varsavia e forse non solo: in tutto, l'83% dei mezzi militari era prodotto in Romania. Naturalmente, spesso si trattava di sistemi di progettazione sovietica o comunque, di tipo assai obsoleto, ma nondimeno vi era un'effettiva capacità di progettazione e produzione autonoma.

Le truppe da montagna[3]

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5 brigate di Vinatori de Munte, ovvero i cacciatori di montagna erano presenti nell'esercito rumeno, giusto come in quello italiano. I Rumeni erano arrivati tardi all'istituzione delle truppe da montagna, ma nondimeno, hanno saputo trasformarle in uno degli elementi di maggior interesse per l'esercito.

L'origine degli Alpini rumeni, relativamente recente, ha avuto luogo dal 3 novembre 1916 con la Scuola Sciatori di Bucarest che nonostante la sua esistenza di ente sportivo, venne trasformata in scuola militare, anzi un reparto cacciatori di montagna. Il primo battaglione, all'inizio del 1917 era su sette compagnie per un totale di 700 uomini (100 l'una). La sede era in Moldavia, a Tirgu Neamt, al comando del capitano Virgil Badulescu, gi° alpinista e sciatore. Durante gli scontri con gli austro-ungarici e tedeschi, si meritarono una fama non indifferente e nel periodo tra le due guerre vennero rinforzati in maniera notevole. La sconfitta rumena nella seconda guerra mondiale ha visto gli alpini rumeni esplicitamente sciolti per volontà sovietica: apparentemente, durante la campagna, loro si comportarono molto bene e vennero rifondati solo nel 1964, tanto per evitare problemi.

Le brigate erano una per Armata, eccetto che la 4a Armata di Transilvania, che ne aveva due. La struttura era, per ciascuna brigata: 3 battaglioni cacciatori, un gruppo artiglieria campale, una batteria contraerea, servizi, trasmissioni, genio. Ogni battaglione era in pratica un'unità autonoma, capace di operare in grande libertà con tutto il necessario. La dotazione di armamenti era piuttosto datata, ma completa: anche se non sempre, la composizione era di 3 compagnie su tre plotoni l'una e ub plotone mortai, e uno di armi d'appoggio. Il plotone d'armi disponeva di 4 mitragliatrici portatili e due lanciarazzi AG-7, ovvero gli RPG-7, il plotone mortai aveva 3 armi da 82 mm M-37M. Le squadre di fanteria avevano 9 uomini, armati dei fucili AKMS, uno dei quali dotato di lanciagranate da 40 mm di concezione nazionale, sistemato sotto la canna e utilizzabile fino a 450 m con 6 colpi al minuto, mentre il mitragliere della squadra aveva una versione del fucile mitragliatore RPK, e il tiratore scelto presente aveva il fucile Dragunov. Da notare che nella squadra non vi erano né armi controcarro, presenti sol a livello di compagnia, è mitragliatrici, ma solo fucili mitragliatori e lanciagranate. Se non altro vi era un tiratore scelto (uno per squadra!) che forniva un appoggio non di poco conto per ogni esigenza di supporto. Lo spostamento era effettuato a piedi o in autocarri leggeri, ma era presenti anche i mezzi corazzati MVLM: di cosa si trattava? Erano in effetti dei blindati simili ai BMP in miniatura: esso è armato con una torretta simile a quella dei blindati per la fanteria con 1 potente KPV da 14,5mm e 700 colpi, e 1 PKT da 7,62 e 2.500 colpi. Il motore è diesel, in avanti e a destra. La mobilità era di 5-6 km/h in acqua, 50 km/h su strada, bassa a causa della ridotta potenza di 154hp, ma a parte questo, la massa di 9t contro 13,5 e le dimensioni di 5,7x2,8x1,91 sono molto minori e consentono di muoversi anche per le montagne. Un unico portellone incernierato a sinistra consente l'accesso agli uomini che possono sparare dall'interno con feritoie di tiro e iposcopi, ma bisogna fare attenzione perché il carburante del portellone (come nel BMP) rende difficile, quando il serbatoio è pieno, aprirlo e abbandonare il mezzo, cosa non di poco conto in montagna: ma questo appare praticamente l'unico inconveniente, e il mezzo ha visto un veicolo portamunizioni senza torretta da esso derivato. In sostanza si tratta di un MICV da montagna, come lo è, tra i carri, il Tipo 62 cinese. MVLN significa Mascina de Lupta a Vinatur de Munte.

L'armamento per le truppe da montagna rumene nel 1992 comprendeva sistemi obsoleti, ma ancora abbastanza validi: nel battaglione alpini, almeno in quello di Mierculea-Ciuc, vi erano 3 compagnie fanti, ma anche ben 6 di supporto, armati con vari sistemi d'arma: tra questi la compagnia d'appoggio mortai pesanti con 4-6 armi da 120 mm, con proiettili da 16 kg e gittata di 6km, mentre la compagnia artiglieria ha gli obici da montagna da 7,62/15,5mm. Questi sono presenti in forse 4-6 esemplari, e sono derivati dal pezzo da montagna M-48 jugoslavo. Essi hanno una struttura scomponibile, e nell'insieme sono valide armi da montagna: con una massa di appena 705 kg in ordine di marcia e 690 in batteria (la metà di un M-56 a 105mm italiano), hanno una gittata di 8,6 km (10,5) con proiettili da 6kg(15). A differenza dei mortai pesanti possono essere utilizzati anche in tiro teso, con gittata massima pratica di 460 m contro obiettivi puntiformi. In termini di artiglierie di brigata, sistemate in un apposito battaglione, vi erano ancora i mortai e gli obici già visti, ma anche gli obici da 100 mm, che non erano someggiabili (pesando 1500 kg) ma nondimeno utili, capaci di arrivare a 10 km di gittata massima, e 600 m a tiro teso (importante soprattutto contro blindati leggeri e anche controcarri, se presenti le granate HEAT). La modesta difesa antiaerea comprendeva le mitragliere KPV-2 da 14,5mm,in pochi esemplari sul battaglione ma anche per la brigata, ma capaci se non altro di essere someggiate. La dotazione di armi controcarri era data da una compagnia con altre armi potenti ma obsolete, i cannoni SR AG-9, ovvero gli SPG-9: capaci di perforare 400 con la testata HEAT in tiro diretto su distanze massime di circa 1km, e di raggiungere con cariche HE un raggio di 4,8 km, si tratta di un'arma assai potente, soprattutto con un peso abbastanza ridotto di 60kg. L'equivalente M40 statunitense, da 106mm, è più potente, ma ha una gittata utile e una capacità di perforazione solo marginalmente superiori, mentre pesa 200 kg circa. 12 cannoni AG-9 erano nella batteria controcarri, mentre non v'era traccia di missili AT.

Gli alpini rumeni avevano anche reparti genio da montagna, reparti rocciatori ed esploratori, con personale professionista o di leva ma con capacità superiori alla media in questi contesti. Gli animali erano anch'essi una notevole risorsa: un battaglione poteva averne, per esempio, tranquillamente 47 esemplari. Con la viabilità piuttosto malmessa, anche in pianura, la Romania aveva certamente necessità di questi animali per compiti militari. Da notare l'uso di cavalli piuttosto che muli. La razza era lipizzana e Hutzul, e in tempo di guerra altri cavalli sarebbero stati integrati nei reparti. Quanto alla forza del battaglione, la sua forza di pace era dell'ordine di 650, in gran parte di leva, ma in tempo di guerra sarebbe giunta a circa 1350, e in fretta. Le montagne della Romania non sono particolarmente alte, massimo 2544m (monte Virful), ma non costituiscono semplicemente i confini della nazione, come spesso accade, ma buona parte del territorio, e anche il 'bastione centrale' da difendere ad ogni costo, e già rifugio delle popolazioni dacie all'arrivo dei Romani, era una zona montuosa, la Transilvania. L'addestramento degli alpini rumeni, ancora nel 1992 era intenso: corsi di roccia (a cui il 30% dei ragazzi riusciva a brevettarsi), comprendenti per esempio, salite e discese con doppia corda e fucile sparato con una mano, mentre l'altra controllava la discesa. Le montagne rumene erano ancora densamente popolate: non era un problema ottenere molti ragazzi del posto ben disposti alla vita sulle montagne, come alla cura dei cavalli, che richiedevano 6 kg di fien, 6 di paglia, 5 di avena, 20 grammi di sale per giorno (e birra a volontà). La loro capacità di carico è di 120-130 kg e potevano così portare con otto bestie il cannone da 76, 6 per il mortaio da 120 (due dei quali per le munizioni), 3 per il mortaio da 82 mm, 4 per la mitragliera ZPU-4, appena uno per il cannone AG-9 che nonostante i suoi 63,5 kg complessivi era un vero 'cannone per cavalli'.

La brigata fluviale[4]

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Il primo fatto d'armi in cui le navi fluviali rumene sono state usate risale al 1877, quando i Rinduninca affondò con una bomba legata ad un albero il monitore turco Duab Seifi: in pratica una sorta di antenato del siluro, visto che la bomba venne portata direttamente ad esplodere contro la chiglia della nave. Le navi rumene furono importanti nel primo conflitto mondiale, quando i sei monitori e le sei cannoniere, una delle quali persa con tutto l'equipaggio, si impegnarono duramente per trasportare l'Esercito sulla sponda settentrionale del fiume. La flotta comprendeva i monitori corazzati, con dislocamento di 6000 tonnellate, 3 pezzi da 120, 2 mortai paricalibro, 4 cannoni da 47mm e due mitragliatrici da 6,5mm. Essi rimasero in servizio fino al 1959, ma ebbero nessun ruolo nella Seconda guerra mondiale, che vide i rumeni all'offensiva prima, in rotta poi.

La tratta rumena del Danubio è di ben 1075 km, tutti navigabili: questo spiega da solo come sia necessario utilizzare dei reparti fluviali consistenti che la difendano in maniera specifica. Le flottiglie erano due, una fluviale, l'altra per il delta. I rumeni avevano le navi di piccole dimensioni nella prima. Le unità erano di tipo particolare: le VB (Vedette blindate) ebbero un nome proprio solo dopo la rivoluzione del 1989, ma in ogni caso, avevano 2 motori diesel da 600hp per 18 nodi, un pescaggio di appena 90 cm che ne rendeva possibile l'uso anche a ridosso della costa (non farsi vedere navigando sotto gli alberi era la migliore tattica), mentre se l'obiettivo da raggiungere era a valle era possibile farlo a motori spenti, grazie alla forte corrente del Danubio. La protezione era leggera, ma adeguata al fuoco delle armi leggere e schegge per le sovrastrutture. L'armamento era di un cannone in torretta da 76mm con gittata di 13km, due mortai da 82 mm e un impianto binato da 14,5mm. Le dimensioni erano di 32 m di lunghezza e 85 t di peso, praticamente simili alle navi sovietiche di analoghe caratteristiche. La forza dell'equipaggio, 25 uomini, era per l'8% di leva, per il resto era normale trovare il comandante, secondo, motorista, due mitraglieri. Frequenti le esercitazioni in cooperazioen con l'esercito, mentre i 18 mesi di leva erano ancora sufficienti per addestrare in maniera approfondita gli equipaggi. In tutto vi erano 6 vedette corazzate di questo tipo, che con i marinai dalla caratteristica uniforme blu scuro con maglietta a righe facevano un effetto indubbiamente 'retrò' nel panorama della guerra moderna. Le navi supporto erano costituite da mezzi come la nave.base Crisul, che le supportava, come nave officina e caserma, armata di due impianti da 14,5mm e di base nella cittadina di Braila. La composizione della Brigata fluviale rumena, in tutto, vedeva 5 reparti fluviali, due misti marina-esercito e un'officina galleggiante. La forza era di 6 vedette blindate per ciascuno di due reparti fluviali, mentre gli altri 3 erano su sei dragamine l'uno, navi che avevano l'80% del personale professionista, data la difficoltà del loro tipo di operazioni. Due reparti logistici a livello di battaglione erano disponibili con mezzi navali e autocarri rumeni DAC 665. Le vedette, come i dragamine erano di costruzione rumena, degli anni '70. I dragamine erano armati con il solito impianto da 14,5mm in due esemplari, e pesavano 65 t per 26 m di lunghezza. Essi avevano la capacità di operare anche come posamine e la velocità di 18 nodi era comparabile con quella delle vedette, costruite anche per far loro la scorta. L'addestramento era molto duro e intenso, con molte missioni svolte al buio, cosa che per un fiume non è mai banale, con l'ausilio anche di visori notturni. Vi erano anche delle lance leggere da ricognizione, ma non capaci di operare al buio e di tipo non noto. La competenza della Brigata fluviale rumena si arrestava a Ceatal-Ismail a 80 km dal mare. A quel punto si considerava l'inizio del Delta, di competenza della Brigada Fluviali-Maritima di Tulcea. I bracci del Danubio sono tre: Chilia a nord, Sulina a centro e infine, suqllo di Sfintu Gheorghe era il braccio meridionale. Come aggiornamenti e particolari, da notare che le vedette avevano i mortai da 82 mm sbarcabili a terra, e che la mitragliera binata e il cannone sarebbero forse stati sostituiti a breve, la prima con un lanciamissili SA-7: peraltro questo avrebbe tolto una massiccia fonte di fuoco d'appoggio alle truppe sbarcate, e i missili SA-7 sono portatili e lanciabili da spalla, dunque l'esigenza assoluta di una sostituzione non c'era.

La struttura di questa ulteriore brigata era su dragamine e motovedette, con due squadriglie delle prime. Una su navi simili a quelle fluviali, l'altra con imbarcazioni molto più consistenti: si trattava di scafi da 310 t, armate pesantemente con un cannone da 100 mm, due lanciarazzi da 122 mm, e difese a distanza ravvicinata da un impianto binato da 30 mm ADG-230 (o meglio, l'equivalente rumeno) e due mitragliere da 14,5mm, mentre erano presenti anche due lanciamissili SA-7 Strela. A parte questo, per la difesa generale vi erano anche due mitragliere da 14,5mm del tipo di quelle dei veicoli TAB-71 con mitragliera da 14,5mm e una da 7,62 mm. La possibilità di operare in acque basse era assicurata da una inedita carena a catamarano. I dragamine erano invece i VD 141 uguali a quelli già visti, e altri con dislocamento maggiore.

L’aeronautica rumena del 1992 era ancora una forza ad alta prontezza operativa, data la fine recente della Guerra fredda.

In forza all’aviazione vi erano 14 MiG-14 Fulcrum, nuovi intercettori da combattimento aereo, basati alla periferia di Costanza, in un reggimento da caccia dotato anche di una cinquantina di MiG-23. La base aerea di Boboc aveva una forza di macchine d’addestramento con IAR-99 e Aero L-39C. Venne inaugurata il 27 giugno 1927 ed era nota come Scuola di perfezionamento aereo o Filistea. La formazione dei piloti aveva luogo con continui voli di ambientamento e di addestramento tra il 5 gennaio al 10 dicembre, con eccellenti risultati, come confermato dal fatto che i rumeni non hanno mai subito perdite umane nei poligoni aerei sovietici. La base aerea di Borea, non molto distante, aveva MiG-21PFM e RFM, ma anche un reggimento con 18 Il-28 nella versione H-5 cinese, con compiti da ricognizione. Le forze d'attacco erano appena state riequipaggiate con gli IAR-93 mentre dal 1990 erano in linea piccoli numeri di IAR-99 addestratori e aerei d'attacco leggero.

In tutto all'epoca erano in servizio 228.460 uomini. Il servizio di leva era di 12 mesi e la forza in armi doveva anche includere in aggiunta, la Guardia di frontiera, 22.000 con mezzi corazzati e artiglierie suddivise in 6 brigate, 10.000 uomini della gendarmeria su 8 brigate, 45.000 poliziotti di stato.

Per analizzare la situazione bisogna tenere conto, anzitutto, del bilancio della difesa che quell'anno era stabilito in 227 miliardi di lei, ovvero 780 milioni di dollari, di cui 6,5 di aiuti USA. Questo bilancio va visto rispetto per esempio a quello italiano, che nello stesso anno era di 31.061 miliardi, che era l'1,59% del PIL. La Romania invece, nello stesso anno investiva il 2,1% del PIL nel settore militare. Questo significa che il PIL italiano era di oltre 1.953.000 miliardi, mentre il PIL rumeno era di 37,142 milioni di dollari circa. Posto un cambio dell'ordine di 2.000 lire per dollaro, vi era una differenza di 26:1 in PIL, e di circa 20:1 in termini di bilancio per le Forze armate. Con questi dati relativi alla ricchezza prodotta e agli investimenti per le forze armate, le prospettive di aggiornamento con equipaggiamenti sofisticati, o anche solo con un adeguato addestramento erano semplicemte inesistenti: per eguagliare l'Italia (il cui budget era poco oltre la metà di quello delle altre principali potenze europee) la Romania avrebbe dovuto consacrare il 40% del suo PIL alla funzione difesa, cosa che avrebbe affossato la nazione già in una situazione di estrema povertà comparata all'Europa occidentale. Nondimeno, vi erano cospicui armamenti convenzionali nei depositi, e vari piani di aggiornamento per alcuni sistemi d'arma, velivoli, aerei.

Nel frattempo, il riordino delle F.A. aveva visto la riduzione di 41,000 uomini e di ridurre a 195.000 la forza complessiva delle F.A. rumene entro il 2000. Nel frattempo, la Romania voleva entrare nella NATO e anche l'opinione pubblica era d'accordo, con un sondaggio del 95% di favorevoli a tale decisione.

Tra i programmi d'aggiornamento vi erano quelli per 4 C-130B, l'aggiornamento dei MiG-21 allo standard LANCER con la Elbit israeliana, che avrebbero avuto comandi HOTAS, nuovo radar, GPS e altro ancora e le cui forniture iniziarono nel 1996, aggiornamento degli IAR-93 e 99, dei cannoni binati da 30 mm, introduzione dei missili Magic 2, aggiornamento dei carri con il TR-85M1, nuovi APC, munizioni NATO e relative armi da 5,56mm, 9mm, 155mm.

La situazione, in termini di uomini ed equipaggiamenti era la seguente:

129.785 uomini, ripartiti in tre Armate, la 1, la 2 e la 4a. Ogni armata con 2 corpi d'armata, a parte la 4a, con tre. Ogni corpo d'armata era costituito da 2 brigate meccanizzate pluriarma, e 2 brigate d'artiglieria. Vi erano anche altre unità non incorporate nei corpi d'armata, come le tre brigate paracadutisti.

In tutto vi erano:

  • 14 brigate meccanizzate
  • 14 brigate d'artiglieria campale e aerea
  • Varie unità minori

Da notare che nel complesso vi erano solo brigate: non vi erano più le divisioni, mentre restavano le unità superiori, le Armate e i Corpi d'armata.

  • Carri: 1.255 di cui 30 T-72, 822 T-55, 88 TR-580, 315 TR-85 (gli ultimi due sono elaborazioni nazionali del T-55)
  • Mezzi blindati: 2003 di cui 121 BRDM-2 da ricognizione, 178 APC MLI-84, 1050 TAB-71, 168 TAB-77, 398 TAB-79, 88 MLVN
  • Artiglieria: 1.333 pezzi di calibro maggiore di 100 mm: 761 M1942 da 76,2 mm, 127 M-82 da 76,2 mm someggiabili, 8 M-82 someggiabili da 100 mm, 258 M1937 da 122 mm, 12 M 1934 da 122 mm, 324 M1981 da 152 mm, 54 M1937 da 152 mm, 109 M 1985 da 152 mm, 90 M-82 da 130 mm, 6 2S1 da 122 mm, 42 Mod 89 da 122 mm, 66 SU-100. 201 lanciarazzi da 122 mm.
  • Artiglieria controcarro: 871 cannoni da 100 mm. 227 lanciamissili AT-1 e AT-3.
  • Mortai: 2321 di cui 491 TAB-71AR da 82 mm, 87 TABC-79AR da 82 mm, 1.681 da 120 mm, 50 da 160 mm, 12 da 240 mm.
  • Armi contraerei: un imprecisato numero (certamente dell'ordine delle centinaia) di cannoni da 30, 37, 57, 85, 100 mm. 60 lanciamissili SA-6 e lanciamissili portatili SA-7.

Difesa costiera: 1 brigata con 10 batterie armate di cannoni da 130 mm e un battaglione con missili STYX.

Note sull'equipaggiamento

Essendo un Paese montuoso, relativamente inadatto all'uso di grosse formazioni corazzate, la principale forza dell'Esercito rumeno era quella delle armi d'artiglieria e mortai. Il totale arrivava a quasi 2.300 cannoni ed obici, a cui bisognava aggiungere 213 lanciarazzi multipli, centinaia di cannoni antiaerei, 930 controcarro e 2.500 mortai per un totale di oltre 5.000 armi. I soli cannoni antiaerei e controcarro o da carro armato da 100 mm erano circa 3.000.

In tutto si raggiungeva un valore di almeno 8.800 pezzi d'artiglieria, di cui circa 220 lanciarazzi, 2.000 pezzi d'artiglieria campale, 2.500 mortai, circa 1.000 cannoni controcarri, 3.500 cannoni e mitragliere contraerei. Questo senza considerare i cannoni senza rinculo, i cannoni antiaerei dell'esercito, quelli della difesa costiera e il fatto che la maggior parte degli impianti antiaerei era binato o quadrinato.

Questo quadro della situazione indicava chiaramente un potenziale di fuoco considerevolissimo per una nazione relativamente piccola, montuosa e povera come questa. Molte di queste artiglierie erano però datate, soprattutto quasi nessuna era di tipo semovente.

D'altro lato, esistevano oltre 200 lanciarazzi multipli da 122 mm su autocarro e quasi 600 mortai semoventi blindati da 82 mm, tutti di progettazione nazionale. L'industria rumena ha cercato una relativa indipendenza se non progettuale, almeno produttiva per soddisfare le esigenze nazionali ed eventuali piccole commesse estere. Tra i suoi risultati, la rielaborazione degli obici russi D-20 (l'arma sistemata in torretta nel 2S3 Akatsja), con il Modello 1981 e 1985 con freno di bocca per cariche maggiorate. I primi avevano una massa di 5 t e 17,2 km di gittata. Anche parte dei 1700 mortai da 120 erano di progettazione nazionale (M1982). In termini di numeri, la comparazione può essere fatta con i mortai da 120 dell'Esercito italiano, che negli anni '90 erano circa 800, o con quelli censiti nel 1990 della Germania Est, meno di 300 (evidentemente i mortai sono meglio apprezzati in paesi montuosi, vista l'abbondanza di armi tedesche). I sistemi di controllo del tiro e controbatteria non sono noti, ma non erano particolarmente evoluti e sofisticati, basati su vecchi apparati sovietici come i radar 'Big Fred'.

Per il resto vi erano lanciarazzi e cannoni senza rinculo da 82 mm, mentre i costosi missili controcarro erano pochi e per giunta, vecchi. Pochi anche i SAM SA-2/6/7/9, mentre migliaia di mitragliere erano in carico ai reparti dell'Aeronautica e Esercito. Le armi da 30 mm erano in fase di ammodernamento con un sistema radar di tiro associato. Queste armi sostituivano i cannoni da 23 mm sovietici, di cui erano più potenti ma non necessariamente più efficaci (caricatori da 20 colpi anziché 50, minore cadenza di tiro e maggiore peso).

L'efficacia relativa di tali armamenti era al solito garantita dalla geografia del luogo, capace di rendere molto difficile l'invasione da parte di ingenti forze corazzate, specie se dotate di mezzi pesanti e ingombranti. Anche i cannoni da campagna e quelli contraerei erano utilizzabili in funzione controcarro, anche con proiettili specifici, e in generale nel tiro diretto. I cannoni da 57 mm S-60 antiaerei perforano 96 mm d'acciaio a 1 km di distanza, abbastanza per distruggere blindati leggeri e minacciare anche i carri da battaglia, se ingaggiati sui fianchi. Pare che un piccolo numero di artiglierie controcarro da 57 e 85 mm fosse ancora in carico, assegnato ai magazzini della riserva.

Le artiglierie costiere comprendevano numerosi cannoni da 130 mm, versione rumena degli M-46 con gittata di 27 km, usati anche dall'Esercito. Queste armi sono tra le migliori della storia dell'artiglieria, anche se risalenti agli anni '40. Vecchi e senza particolari meriti i cannoni e obici da 122 e 152 mm di gran parte delle batterie, a parte quelle equipaggiate con le armi più recenti.

La flotta corazzata aveva per lo più i T-55, vecchi ma piuttosto agili e non disprezzabili per le difficili condizioni orografiche del Paese, mentre vi era un apprezzabile numero di derivati TR-85 con sistema di controllo del tiro laser computerizzato e corazza migliorata.

I carri di Ceausescu

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La Romania ha cercato di trovare una sua autonomia ed indipendenza anche nel settore blindati realizzando mezzi su licenza e veri e propri modelli derivati o addirittura, veicoli di progettazione originale. Negli anni '70 i rumeni si rivolsero all'Occidente anche per i blindati e in particolare, ebbero modo di ottenere tecnologie da un Paese formalmente nemico, la Germania Occidentale. Rielaborando il T-55 realizzarono il TR-580, che all'export era noto come TR-77 o M-77 perché apparso ufficialmente nel 1977. Esso aveva un nuovo motore da 600 hp, appena più potente del precedente, e anche per questo cambiamento disponeva di scafo allungato, 6 ruote anziché 5, skirts laterali, e la massa arrivava a 38,3 t. Nell'insieme era un miglioramento progettuale, ma i carri esportati in Irak e Egitto presentarono molti problemi meccanici e in parte vennero restituiti. L'economia di lavorazione aveva prodotto un mezzo inferiore a quello russo originario, ma i rumeni non si persero d'animo e realizzarono il TR-85, appena l'anno successivo.

Questo mezzo era ben più potente, con una nuova torretta, più squadrata, un cannone cinese da 100 mm con manicotto termico, telemetro laser incorporato nel sistema di tiro e addirittura una direzione di tiro digitale, forse la prima su di un carro del Patto di Varsavia. Il motore tedesco da 620hp dava una potenza leggermente maggiore ma il peso saliva a 43t. Il nuovo carro era meglio protetto e meglio armato del T-55, e pur essendo meno mobile, nell'insieme si trattò di un successo e venne prodotto in centinaia di esemplari, nella cui ultima versione è chiamato TR-800.

L'ultima versione del TR-85,la M1, è stata presentata ad Expomil 05. Essa presenta una nuova torretta e sistemi di controllo del tiro.

Un kit di aggiornamento per i T-55 venne prodotto per l'export, basato presumibilmente su quello del TR-85 e comprato dall'Irak negli anni '80 per aggiornare una minima parte dei suoi T-55. Infine, da segnalare una versione 'indigena' del T-72 (in servizio in pochi esemplari anche in Romania) che aveva lo scafo allungato e il peso aumentato a ben 48 tonnellate, ma nonostante l'aumento di protezione e di spazio esso era forse troppo sottopotenziato e ne vennero costruiti solo 3 esemplari, praticamente giusto a livello di prototipi.

Comunque sia, a parte quest'ultima sfortunata iniziativa, la Romania ha potuto aggiornare ad un buon livello i suoi carri migliori, e grazie al sistema di tiro montato a bordo i suoi mezzi autarchici sono probabilmente superiori anche ai T-72 delle versioni disponibili in Romania (probabilmente solo pochi esemplari del T-72G o M).

La forza di blindati leggeri era relativamente ridotta e non comprendeva alcun vero IFV, tuttavia tra le realizzazioni nazionali esisteva, per i reparti da montagna (Vinator du monte) la versione rumena del BMP-1, il MVLM, con dimensioni molto ridotte (7 t.) per operare persino per i viottoli di montagna, e armata con una mitragliera da 14,5 mm in torretta, come gli altri veicoli blindati rumeni (i TAB-71 sono la versione locale dei BTR-60). Quest'arma, più potente persino delle 12,7 mm M2HB è capace di perforare oltre 3 cm di acciaio a 500 m e distruggere un M113 da oltre 1 km.

I cannoni da 100 mm erano le armi controcarro a lunga gittata, capaci di colpire con precisione entro i 3 km di gittata con un ritmo di quasi 15 colpi al minuto, e di essere usate anche per appoggio di fuoco. Queste armi erano state progettate per le esigenze rumene, si trattava dei Modello 75 e 77, capaci di operare anche con sistemi di visione notturni e di uscire dall'azione in 60 secondi dal termine del fuoco. Le munizioni erano le stesse di quelle del T-55, quindi si trattava di cannoni rigati e non a canna liscia come i T-12 sovietici. Questo numero elevato di cannoni relativamente recenti rappresentava un potenziale controcarro che, utilizzato con sagacia, avrebbe causato non pochi problemi ad eventuali forze d'invasione. Oltretutto questi cannoni erano utilizzabili anche come artiglieria campale sparando granate di circa 15kg su distanze di oltre 20 km, con ragionevole precisione data la stabilizzazione data dalla rigatura.

Costituita con un personale totale di 47.646 uomini, ripartita in 2 Corpi d'aviazione e difesa Aerea, con sedi a Bucarest e a Cluj, e nel comando Paracadutisti. Il 1° Corpo basato a Bucarest aveva 2 flottiglie aeree ciascuna su 2 gruppi, una brigata difesa aerea su tre reggimenti SAM, 2 brigate difesa antiaerea, 1 brigata radar. Il 2° Corpo aveva 2 flottiglie aeree, una brigata radar, 2 reggimenti SAM, 3 reggimenti antiaerea. l'ORBAT era il seguente:

  • 1 reggimento caccia, Kogalniceanu, su 3 squadroni MiG-29 e MiG-23MF.
  • 1 reggimento caccia (Caracal e Campia Turzii) con 3 squadroni di MiG-21MF e unità supporto
  • 1 reggimento caccia basato aulle basi di Borcea e Fetesti, 2 squadroni caccia MiG-21MF/PFM 1 da ricognizione con MiG-21R
  • 1 reggimento cacciabombardieri basato a Craiova, 3 squadroni su IAR-93 e MiG-21
  • 1 reggimento cacciabombardieri basato a Ianca su IAR-99 e L-39ZA, accoppiato ad una squadriglia SAR con Puma e Aluette
  • 1 reggimento caccia basato a Bacau, NE, 3 squadroni su MiG-21PFM
  • 1 reggimento elicotteri basato a Caransebes, SE, vicino Timisoara, su 3 squadroni di IAR-330 e 316
  • 1 reggimento trasporti basato a Boteni e Bucarest, con An-2,25,26,30, C-130B, vari elicotteri
  • 1 reggimento supporto, Sibiu, 2 squadroni su IAR-316B e 330H
  • 1 reggimento supporto navale a Tulcea, con IAR-316B e 330H
  • 1 scuola di volo 'Aurel Vlacu' con 3 squadroni di addestramento su L-29/39 e altri tipi, più 2 squadroni supporto con An-2 e uno elicotteri su AIR-316B
  • 3 brigate paracadutisti (formate da personale dell'aviazione e rispondenti al comando dell'aviazione)

Materiale in dotazione

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  • Aerei da combattimento: 18 MiG-29A/B, 34 MiG-23B, 4 MiG-23 C 186 MiG-21MF/PFM, 35 MiG-21USM/UM, 75 IAR-93, 10 MiG-17
  • Aerei da addestramento: 36 IAR-823, 13 IAR-99, 45 L-29, 32 L-39ZA, 23 Yak-52
  • Aerei trasporto: 17 An-2, 6 An-24, 10 An-26, 3 An-30, 2 B-707, 4 C-130B, 12 Il-18
  • Elicotteri multiruolo: 104 IAR-316B (Aluette III), 73 IAR 330H (Puma), 24 Mi-8, 2 Mi-17, 4 SA-365N Dauphin
  • Difesa aerea: 3 Reggimenti con un totale di: 1.230 ZPU-4 da 14.5 mm, 1.014 ZPU-2 da 14,5 mm, 469 M-53 binati da 30 mm, 370 S-60 da 57 mm, 320 KS-19 da 100 mm, 108 SA-2.

L'aviazione aveva un modesto equipaggiamento in termini di aerei da trasporto, ma contava se non altro 4 vecchi C-130B, mentre le batterie di missili antiaerei erano limitate a un centinaio di SA-2. Moltissime, anche se obsolete, le armi d'artiglieria, tra cui oltre 2.000 mitragliere binate o quadrinate da 14,5 mm. Non disponibili radar di tiro, mentre era allo studio l'aggiornamento delle mitragliere da 30 mm. I cannoni da 57 mm e superiori avevano invece un radar di tiro e gittate di 4-10 km antiaerei. Sebbene i cannoni S-60 e i KS-19 sono progetti di successo, senza aggiornamenti non sono adatti ad affrontare una guerra moderna. Va anche detto, che durante Desert Storm la contraerea leggera si dimostrò un duro avversario anche per i più moderni aerei d’attacco, costretti presto a cambiare quote di volo (vedi a tal proposito le operazioni dei Tornado nda).

La forza da combattimento riguardava numerosi caccia MiG-21, ma nessuno dei quali di ultima generazione, numerosi ORAO, abbastanza efficienti ma obsoleti apparecchi d'attacco, un limitato numero di MiG-29 e MiG-23 di prima generazione.

Programmi d'ammodernamento dell'epoca vedevano i primi MiG-21 ammodernati allo standard 'Lancer' con un nuovo radar israeliano e missili Magic, e il programma per oltre 90 elicotteri AH-1R Dracula, che in seguito naufragò.

Un'aggressiva immagine di uno degli MiG-21UM aggiornati allo standard Lancer B, qui in colori particolarmente sgargianti

I Puma IAR-330H erano utilizzati anche come macchine d'attacco con 4 lanciarazzi da 57mm o anche altre armi, ma non vi sono mai stati Mi-24 Hind cannoniera. In compenso i Puma sono integrati da un certo numero di 'Hip', di simili caratteristiche e in più il portello posteriore a valve, per carichi pesanti. Molti gli elicotteri leggeri Aluette, e i primi 4 Dauphin ben più moderni. Gli aerei da addestramento erano un misto di progetti cecoslovacchi e i nuovi IAR-99 Soim, molto più potenti e simili a progetti jugoslavi similari come i Super Galeb. Gli aerei da trasporto erano pochi, ma rinforzati da 4 vecchi C-130B.

Tra le armi disponibili, missili AA-2/7/8/10/11, grappoli di 3 bombe da 100 kg (fino a 12 per un Orao o un IAR-99 Soim, macchina simile all'MB-339 o all'Hawk), razzi da 57 mm. L'Aviazione rumena ha operato tra mille difficoltà, ma ai tempi dell'URSS è riuscita a partecipare alle esercitazioni in territorio sovietico senza mai avervi perdite operative, unico caso per tutto il Patto di Varsavia.

L'industria aeronautica rumena

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La Romania ha una lunga ed interessanti tradizioni aviatorie, con studiosi come Henri Coanda e i suoi 'jet' del 1910. Meno nota è una delle prime campagne aeree della Storia, quando durante le guerre balcaniche, nel 1912-13 vi furono azioni di bombardamento ai danni dei turchi, con l’uso di..cocomeri. La fase migliore per i rumeni fu l’inizio della guerra contro l’URSS nel 1941, con 1400 apparecchi da combattimento e seconda linea (circa la metà della Regia aeronautica, per esempio) con una dotazione di macchine che comprendeva anche i primi apparecchi da caccia moderni della nazione.

Artefice nella produzione di mezzi aerei, anche del tutto originali è, da decenni, la IAR, ovvero la Industria Aeronautică Română. Già durante la Seconda guerra mondiale questa ditta aeronautica, per quanto minore, si dimostrò capace di produrre un caccia di prim'ordine, lo IAR-80, che sebbene fosse dotato di un motore da 1000 hp era, nel suo insieme, un progetto valido, simile ad un FW-190 'dei poveri', con un motore da 1000 hp. Venne prodotto in diverse centinaia di esemplari, prima armati con 4 mitragliatrici leggere, poi migliorati anche con bombe, mitragliatrici pesanti, persino cannoni. In alcune azioni d'attacco dei B-24 nell'epica battaglia per distruggere i vitali stabilimenti petroliferi di Pojesti (La Romania era il principale fornitore di petrolio dell'Asse) gli IAR combatterono duramente abbattendo numerosi B-24 e P-38.

La Romania subì tuttavia una sorte infausta in URSS e fu costretta ad uscire dal conflitto nel 1944, ma nonostante avesse cominciato a combattere contro i tedeschi, non ottenne lo status di potenza cobelligerante e venne dichiarata nazione sconfitta. Così nel 1948 possedeva solo 168 aerei che non comprendevano bombardieri, considerati armi offensive e quindi, vietate. Con il tempo vi furono diversi cambiamenti, ma tra il 1956 e il 1977 militò nel CAAT, che in rumeno significa ‘forza aerea integrata nel comando difesa aerea’ con fini, quindi, essenzialmente difensivi. Nel 1992 si era arrivati alla forza migliore della storia postbellica della Romania, con circa 700 apparecchi disponibili, di cui 200 in prima linea.

Una delle caratteristiche della macchine interessanti era l’indigeno IAR-93, chiamato Orao in Jugoslavia, primo volo il 31 agosto 1974. Esso era dotato di 2 Viper, poi nel 1985 arrivò l’IAR-95B con postbruciatori, dotato di prestazioni nettamente migliorate e transoniche, grossomodo del tipo G.91Y. La IAR, nata l’8 agosto 1925 con capitale misto rumeno-francese, ritornò alla produzione di modelli francesi,stavolta con gli Aluette e poi con i Puma. Ha poi preso in carico il Kamov Ka-26, elicottero leggero sovietico, ma senza arrivare al prodotto finiti prima della fine dell’URSS. Sempre nel 1985 volò l’addestratore avanzato IAR-99, entrando in servizio nel 1990.

La Aerostar, meno famosa della IAR, ha nondimeno prodotto più di 1700 addestratori ad elica Yak-52 per l’URSS. La ditta era basata a Bacau.

La Romania e gli elicotteri: Puma, Volpi volanti e Dracula[6]

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Un esempio di quanto si provò a fare in Romania, con risorse il più possibile 'autarchiche' è la genealogia di elicotteri prodotti dalla IAR. Notevole la presenza di numerosi elicotteri di tipo francese, che sono stati prodotti in grande serie anche in versioni originali. Dal 1971 la Romania, a similitudine della Jugoslavia, cercava degli elicotteri relativamente moderni all'Ovest, e ha ottenuto la licenza di produrre non meno di 250 elicotteri Aerospatiale Aluette III, macchine leggere e per decenni di grande successo, costruite dalla IAR come IAR 316, metà dei quali per compiti militari, armati con lanciarazzi, pod con mitragliatrici da 7,62 mm con 1000 colpi l'una, e anche missili AT-3.

I più grossi Puma vennero a loro volta costruiti come IAR 330H, e nonostante la loro taglia e costo, in quantità considerevole, non meno di 163: 104 per le forze armate nazionali e 57 esportati in vari Paesi, come il Pakistan e la Guinea. Il totale dei Puma prodotti ha avuto in effetti un congruo aumento con la produzione rumena. Essi sono stati armati con 4 missili AT-3, o più spesso, con 64 razzi da 57 mm, bombe da 50 o 100 kg, pod con cannoni da 23mm con 400 colpi l'uno, mitragliatrici pesanti da 12,7 mm laterali. Aggiornati con il sistema SOCAT hanno avuto armi più moderni come la torretta con cannone THL-20 da 20 mm sistemato nel muso con ben 850 colpi, lanciarazzi, pod con altri cannoni da 20 mm, e 8 missili israeliani Spike LR, potenti armi anticarro con 8 km di gittata e capacità fire-and forget e al tempo stesso, con teleguidabili grazie ad un cavo a fibre ottiche. Il sensore è un avanzato sistema infrarosso e la testata è in tandem HEAT. In effetti, si tratta di un degno successore del TOW. L'aggiornamento è stato curato dall'israeliana Elbit nei tardi anni '90.

Un modello davvero originale fu l'IAR 317 Airfox, un autentico mini-elicottero da combattimento. Questo apparecchio era un piccolo, interessante apparecchio. La IAR lo realizzò come prototipo nel 1984 con la struttura base dell'Aluette III, con una struttura diversa nel settore del muso: in pratica vennero adottati gli abitacoli in posti singoli e distribuiti in altezza, scalati. In pratica, si trattava di una soluzione simile a quella del Cobra ma soprattutto, a quella del coevo Mangusta e del futuro Tigre. Era lungo 9,8 m, pesava al decollo 2200 kg e raggiungeva i 200 km/h, con un raggio di 545 km. L'armamento era costituito da una configurazione veramente minima come armi di lancio, ovvero 2 mitragliatrici da 7,62 mm a fianco dell'abitacolo biposto, eventualmente rimpiazzabili con cannoni da 20 ma tenendo conto che il motore era ancora era l'Artouste (forse potenziato da 640 kW), pod per mitragliatrici, 4 lanciarazzi da 57 mm con 16 armi l'una, bombe da 50-100 kg, e sistemate sopra le alette d'attacco fino a sei missili AT-3, per un peso massimo di 750 kg, molto teorico visto che il carico utile complessivo era di 1100 kg, di cui circa 200 per i piloti. Il prototipo era comunque il meglio possibile con tale base (in Sudafrica venne prodotto un simile prototipo con l'HX-1 Alpha, che però era fin dall'inizio pensato solo come macchina sperimentale per quello che poi divenne il potente Rooivalk, basato sui motori del Puma) e le modeste dotazioni avioniche, che erano pressoché primitive. Eppure, si trattava di una macchina interessante, quanto di più leggero fosse possibile per un elicottero d'attacco e combattimento e provvista dei 'fondamentali' giusti: nell'insieme esso poteva ricoprire il ruolo di elicottero cannoniere 'economico', possibilmente aggiornabile con avionica, motori e sistemi d'arma modern, per esempio occidentali.

Presenato al Le Bourget del 1985, ebbe in seguito un incidente di volo, e alla fine l'Airfox non ebbe seguito. In seguito si ripescò l'idea con la produzione dell'AH-1OR, ma senza seguito pratico.

La natura di questo programma è sempre stata enigmatica, del resto, non avendo la Romania nessuna ragione per equipaggiarsi di un tale numero di elicotteri da combattimento, né per esigenze operative né per sostituire vecchi apparecchi. Si può considerare essenzialmente una mossa politica per 'occidentalizzare' la Romania, ma di fatto il nuovo elicottero da combattimento rumeno è il Puma SOCAT.

Tale forza armata era all'epoca suddivisa in Comando navale della Flotta su 4 brigate navali, comando della Flottiglia del Danubio su due brigate, una Brigata indipendente. La fanteria di marina era destinata a compiti primariamente difensivi di installazioni costiere e si articolava in un Corpo d'armata con 2 brigate meccanizzate, 1 motorizzata, 1 di artiglieria, 1 battaglione indipendente, altre unità minori. Le brigate erano in effetti a livello di reggimento, almeno in tempo di pace. Le basi principali erano a Constanta, Mangalia, Braila, Tulcea, Giurgiu e Sulia nel Mar Nero le prime due, nel Danubio le altre. Totale forza: 11.261 più 9964 marines.

Una delle 5 fregate leggere 'Tetal'
  • Un cacciatorpediniere classe 'Marasesti'
  • 5 Fregate classe 'Tetal'
  • 1 Sommergibile 'Kilo'
  • 3 corvette 'Tarantul'
  • 3 pattugliatori 'Poti'
  • 6 motovedette missilistiche 'OSA'
  • 4 motovedette 'M-40'
  • 13 motosiluranti 'Eritrop'
  • 29 aliscafi motosiluranti 'Huchwan'
  • 4 Motosiluranti 'P-4'
  • 4 pattugliatori 'Democratia'
  • 3 pattugliatori 'Kronstad'
  • 27 pattugliatori 'Shangai'
  • 2 Posamine 'Corsair'
  • 4 dragamine 'Dragor Maritim'

Flottiglia Danubio:

  • 13 vedette 'SM-165'
  • 2 vedette 'VD-141'
  • 18 vedette corazzate 'Monitor'
  • 4 vedette corazzate 1140M'
  • 25 dragamine fluviali 'VD-141'

Fanti di marina: 9.964 uomini e 471 del battaglione indipendente Marines

Dotazione: 120 carri TR-580, 152 APC TAB-71 e TABC-79, 90 artiglierie trainate da 122 mm e 152 mm, 54 cannoni controcarro da 100 mm, 36 mortai da 120 mm e 12 lanciarazzi da 122 mm APR-40

La Marina aveva un grosso cacciatorpediniere da quasi 6000 tonnellate del 1985, ma equipaggiato solo con 4 cannoni da 76 mm binati, 8 missili Styx, quattro torrette da 30 mm e pochi equipaggiamenti moderni. Tra gli altri mezzi navali vi era un solitario Kilo -un sottomarino piuttosto moderno-, 5 fregate e altri mezzi pattuglia. 3 moderne Tarantul e 10 Osa/M-40 costituivano le piattaforme d'attacco con missili Styx, anch'essi armi obsolete, notevole la presenza di numerose navi cinesi tra aliscafi siluranti Huchwan e pattugliatori Shangai con mitragliere da 25 e 37 mm. Modeste le capacità antisommergibile e lotta antimine.

Il Danubio aveva una propria flottiglia, e di questa le navi più interessanti erano numerosi dragamine e alcuni guardiacoste corazzati armati di cannoni da 76 mm, mortai da 82 mm, mitragliere da 14,5 mm e un plotone di soldati.

La Marina incorporava anche circa 10.000 fanti di marina. Notevole la presenza di una tale forza, equipaggiata con quasi 300 mezzi corazzati tra carri e APC e 200 artiglierie di vario tipo, pertanto essa era complessivamente equivalente ad una intera divisione di fanteria motorizzata ovvero con equipaggiamenti sufficienti per un reggimento di fanteria meccanizzata, uno di carri, uno di cannoni controcarro, uno di mortai pesanti, un gruppo lanciarazzi e 5 di artiglieria.

Come si è visto la costituzione della Fanteria di marina era basata su brigate su di un corpo d'armata piuttosto che su reggimenti e divisione come nel caso dei reparti dell'esercito tipici del Patto di Varsavia (per quanto vi sia di 'tipico' nella militaria rumena). Per un esempio tecnico, vediamo come questo cospicuo equipaggiamento potesse essere adatto anche per una intera divisione meccanizzata o motorizzata, che dir si voglia.

I carri erano sufficienti per un grosso reggimento corazzato su 3 battaglioni da 40 carri (anziché 33 come era lo standard del Patto di Varsavia) che sono la forza tipica dei moderni battaglioni NATO, prima equipaggiati con plotoni da 5 carri, mentre adesso sono su 4 carri l'uno su 3 plotoni e un carro comando per compagnia, 3 compagnie e un carro comando per battaglione (è per questo che, verso la fine degli anni '80 le brigate motorizzate più scalcinate dell'Esercito vennero riequipaggiate col Leopard al posto dell'M-47, perché in questo modo diventava disponibile un surplus di carri dalle Brigate corazzate, NdA). Per la fanteria era possibile un grande reggimento su quattro battaglioni, oppure meglio ancora, due reggimenti di fanteria l'uno su 36 APC (oppure 37 se erano sistemati come nel caso dei battaglioni BMP sovietici). Le artiglierie menzionate erano tutte su multipli di 6: 36 mortai, 90 artiglierie campali, 54 cannoni controcarri, 12 lanciarazzi. Ogni gruppo aveva in genere 3 batterie su 6 pezzi. Quindi vi sarebbe stato modo di equipaggiare ciascun reggimento di fanteria con un gruppo di cannoni controcarri per fornirgli capacità di difesa contro i corazzati, grazie a 18 armi da 100 mm. Ogni battaglione avrebbe potuto avere una compagnia con 3 plotoni su 3 mortai da 120 mm l'uno. Oppure ogni reggimento avrebbe avuto un gruppo da 120 mm, oltre ad un gruppo d'artiglieria, possibilmente obici da 122 mm. L'artiglieria divisionale sarebbe stata un gruppo da 100 controcarri, un gruppo ridotto lanciarazzi con 2 o 3 batterie da 6 o 4 lanciatori, due gruppi d'artiglieria che raggruppavano per quanto possibile le armi da 152 mm (obici o cannoni), e armi da 122 mm (possibilmente cannoni). E così si sarebbe stata fatta una intera divisione meccanizzata:

  • Divisione: 1 gruppo MLR su 2 batterie da 122 mm, 1 gruppo artiglieria con cannoni da 122, 1 con obici da 152 mm, uno con cannoni da 100 mm.
  • Reggimento corazzato: 3 battaglioni con 40 carri, 1 gruppo obici da 122 mm
  • 2 Reggimenti meccanizzati, ciascuno su: 2 battaglioni fanteria, 1 gruppo obici da 122 mm, 1 gruppo controcarri da 100 mm, 1 gruppo mortai da 120 mm (oppure 1 compagnia su 3 plotoni l'una per ciascun battaglione).

Mancava qualcosa? Essenzialmente, le batterie e i reggimenti contraerei normalmente presenti nelle F.A. del Patto di Varsavia. Probabilmente, a parte questa dotazione nota v'erano anche mitragliere e cannoni antiaerei da 14,5, 30 e 57 mm, ma non ve n'é traccia nell'elenco fornito. Inoltre non si sa se fossero disponibili anche SAM portatili. Qui vi è una differenza notevole con le divisione tipiche del WARPAC, che avevano un reggimento SA-6, 8 o 11 e due batterie per ciascun reggimento con cannoni e SAM, più i SAM portatili SA-7/14/16/18.


  1. Armi da Guerra,fascicolo 89: Ungheria/Romania
  2. Rollino, Paolo: La difesa rumena, Panorama Difesa, settembre 1992 pagg.16-21
  3. Rollino, Paolo: Vinatori de munte, Panorama Difesa, settembre 1992, pagg. 44-51
  4. Rollino, Paolo: La Brigata fluviale rumena, Panorama Difesa, novembre 1992, pagg. 36-41
  5. Modola, Pino: Speciale Romania, RID Giugno 1997, pagg.70-73
  6. IAR-317 Airfox Airfox Airfox