Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Francia-Armi

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Jump to navigation Jump to search
Copertina
  • Bibliografia completa
  • Armi e tecnologie
  • Guerre e conflitti dal 1945 al XXI secolo
  • modifica il sommario

    Bombe guidate a metà anni '90[1][modifica]

    La Francia è stata capace di produrre armi del tutto autonome, anche se piuttosto costose. La Matra Defense è capocommessa, le bombe sono le HE standard SAMP e la testa di ricerca è della Thomson-CSF, così come il pod di illuminazione. Non ne sono state prodotte molte: a metà anni '90 i dati parlavano di appena 1.700 ordigni e per giunta, i 3/4 per l'export. Quindi le riserve nazionali erano di poche centinaia di pezzi. La BGL è stata usata dai Jaguar nel Golfo, nel 1991, ma l'aeronautica francese faceva molto affidamento sui missili AS-30L più costosi ma con funzioni similari. I tipi di bombe laser francesi erano a metà del 1995, basate sulle EU2 da 250 kg (BGL-250), le BGL-400 erano invece su base di una bomba da 470 kg, le -1000 erano le più potenti dato che usavano un 'corpo bomba' da 970 kg. La BGL-400, la più usata, era disponibile sia in versione normale HE che in modelli SAP; visto che le navi attuali sono pressoché prive di corazze, è la HE standard che viene considerata maggiormente utile per attaccarle. La BGL-1000 è stata sviluppata anche nel tipo ARCOLE per l'A de l'A, con capacità semi-perforanti, gittata a bassa quota di 8 km e precisione migliore di 5 metri. Come si distingue la BGL da una Paveway? La bomba francese ha la parte anteriore, con il sistema di guida, 'incassata' senza sospensione cardanica, come era per le prime LGB americane. Si dice che le bombe francesi siano migliori di quelle americane consentendo una superiore portata a bassa quota, una migliore resistenza al vento al traverso e un peso di esplosivo che ammonta a ben l'80% del totale, mentre le più smilze armi americane della serie Mk 80 si limitano a circa il 45%. Per ottenere armi meno costose di queste, curiosamente prodotte in meno esemplari dei missili AS-30, è stata anche pensata la bomba Excalibur, meno precisa ma capace di consentire un risparmio, avendo solo un INS di bordo, e un razzo SNPE che brucia per 15 secondi; 4 alette frontali aumentano la maneggevolezza dell'arma, ma a scapito della stabilità longitudinale; è possibile basarla sulle armi SAMP da 250 kg dei tipi EU2 (GP), EU-2P (Perforante), EU-2FR(frammentazione, 25.000 schegge) e la Damocles, arma CBU. La portata è di 10 km e la precisione di 30 metri.


    AAM[2][modifica]

    Forse il più noto dei missili francesi in questo settore è l'R.550 Magic, di cui già nel 1983, dopo circa 12 anni di produzione, ne erano stati costruiti oltre 7.000, adattati a numerosi aerei, come i MiG-21 indiani e irakeni, gli MB-326K sudafricani (probabile, ma non certo), tutti i tipi di Mirage tattici (ovvero eccetto i Mirage IV), e in seguito persino i MiG-23 di qualche utente (Romania).

    Due F.1 con missili Magic e R.530

    Si tratta di un caratteristico missile in genere dipinto in un vivace rosso aragosta, con doppia serie di superfici di prua (4 per ciascuna serie), e coda simile a quella del Sidewinder. Pesante circa 85 kg, di cui 12,5 di testata (6 kg di HE), quest'arma è apparsa attorno al 1970. Era un articolo molto importante per la Francia, perché altrimenti era legata ai soli Sidewinder, che gli USA non volevano fossero esportati a tutti (per esempio, fino al '67 non ad Israele), e ai grossi R.530, missili con guida SARH o IR raffreddata, ma senza vere capacità nel combattimento aereo. Il Magic, avanzato e grossomodo comparabile ad un Sidewinder J, era capace di essere lanciato da un caccia manovrante a 1.300 kmh e a 6 g, e manovrare di per sé a ben 50 g, con un sensore capace di un settore d'acquisizione quasi emisferico (140°) rispetto al cono di coda del bersaglio tipico (caccia supersonico). La sua adozione è stata pertanto rapida. Gli Irakeni e gli indiani, tutt'altro che deliziati dai missili AA-2 Atoll, specie quelli del primo tipo non raffreddato, ebbero presto premura di usare i Magic per i loro caccia MiG-21, con un buon incremento delle loro capacità belliche; assieme ai piccoli (forse troppo, ma a quanto pare piuttosto efficaci) AA-8 Aphid (R-60), parimenti efficaci nel combattimento aereo pur pesando appena una quarantina di kg, i caccia di entrambe le aviazioni si sono aggiornati in maniera valida. Del resto dal '77 c'era il missile AIM-9L 'all aspect' (piuttosto teorico) e c'era bisogno di un'arma almeno parzialmente comparabile. Ma i francesi non avevano lasciato correre, e così nel 1983 iniziò lo sviluppo del Magic Mk 2, capace di essere lanciato a 8,6g e a 1.600 kmh (quindi al limite delle capacità dei più moderni caccia) e di acquisire bersagli anch'esso in modalità 'all aspect'. Anche se è apparso per quando gli americani costruivano l'ulteriormente migliorato AIM-9M e i sovietici l'AA-11 o R-73, si tratta di un valido missile aria-aria, che è rimasto sulla breccia fino ad oggi, costando meno del MICA IR.

    Quanto ai missili a medio raggio, vale la pena dedicare lo spazio al settore a medio raggio, di cui i Francesi sono stati gli unici interpreti con armi del tutto originali (considerando che l'Aspide è sì di tecnologia per lo più nazionale, ma è anche 'ritagliato' sul modello Sparrow, da cui è quasi indistinguibile e di cui usa gli stessi sistemi di lancio e gestione). Prima iniziarono con i missili R510 a guida IR e R511 a guida SARH, poi continuarono nel decennio successivo con l'R530, missile entrato in servizio nel '63 e prodotto in 4.400 esemplari. Non era un'arma eccezionale, con una velocità di 2,7 mach, aspetto vagamente simile allo Sparrow ma più tozzo, gittata di 18 km e testata da 30 kg. Come le armi sovietiche ce n'erano due tipi, uno IR e uno radar, ma il Mirage in genere ne portava solo uno sotto la fusoliera, e non senza perdita di prestazioni; in genere quest'arma era del tipo radar, magari abbinata a due Sidewinder o a due Magic.

    Dal '68 quest'arma era considerata obsoleta (la produzione terminò nel '74 e l'unico abbattimento lo ottenne con la HHA ad 8 km di distanza, in uno degli scontri con gli arabi) era in predicato di essere sostituita con il successivo Super R.530, in realtà un progetto del tutto nuovo, per il Mirage F.1 I primi test avvennero nel '72 con la compatibilità con il radar Cyrano IV del nuovo caccia e il primo lancio nel '73; quelli con i sistemi operativi nel '74, ma non da un Mirage F.1, che non li ebbe fino al '76 per il primo lancio di prova. Nel '77 entrò in produzione (come l'Aspide, ma quest'ultimo impiegò altri 12 anni e passa prima di rendersi compatibile con l'F-104ASA-2 come arma aria-aria) e nel 1980 in servizio, dando così, dopo circa 7 anni, ai nuovi Mirage un'arma che fosse superiore ad un tipo malamente equivalente agli Sparrow E. Ancora negli anni '80 i vecchi R.530 erano in servizio piuttosto frequentemente (almeno i Mirage F.1 potevano portarne due sotto le ali, un carico tutto sommato più credibile). Nato come arma sopratutto antibombardiere (la Francia non era in prima linea contro il Patto di Varsavia), ma dal 1979 si cominciò a pensare ad un nuovo missile, con una testata di ricerca migliorata, il Super 530D che seguiva l'F. D sta per Doppler, come il radar RDM (Radar Doppler Multifunction) del nuovo Mirage 2000, succeduto dall'RDI dedicato alla difesa aerea, ma con caratteristiche migliorate. Quest'ultimo divenne operativo nel 1987. Come l'altro, comunque, non ha mai avuto un nome proprio: è semplicemente il 'Super 530'.

    Il missile Super R.530 ha una struttura simile a quella del Phoenix, con 4 alette di stabilizzazione molto allungate e vicine a quelle di controllo caudali. Il muso è di ceramica, per reggere le altissime temperature dell'attrito causate da un motore molto potente. Nondimeno, nonostante il motore e l'aerodinamica adatta più per le prestazioni velocistiche e di gittata, il raggio d'azione non sembra impressionante. Nella parte posteriore vi sono, attorno al motore, i giroscopi, batteria e attuatori elettrici, un po' come nel missile Exocet, pure non tanto dissimile come layout.

    Quanto al sensore di guida, esso è un AD26 SARH ad onda continua, la testata è una HE da 33 kg con raggio di scoppio utile di 20 metri, mentre le alette sono di acciaio inox con struttura a nido d'ape. Il motore a razzo bistadio è il Thomson-Brandt Angele, che è capace di portare l'arma a mach 4,5, una velocità superiore a qualunque altro missile a medio raggio: brucia per 8 secondi, ma è tanto potente, che il missile raggiunge la massima velocità non al termine della combustione, ma a metà della stessa. La gittata è di 37 km ad alta quota, circa 20 a bassa. Il missile può manovrare fino a 20 g (valore non eccezionale) fino a 18.000 m, e fino a 6 g su quote massime di circa 25.000 m. La capacità di intercettazione pratica arriva fino a circa 23 km di quota. Il primo SR.530F era capace di tirare contro bersagli differenti per quota fino a 7.000 m, ma il 'D' arriva a ben 9.000 (così dichiarava Armi da guerra N.38, ma RID dice 9.000 m con l'F' e ben 12.200 con il 'D'). Il peso del Super R530D è di 270 kg anziché 250 e più lungo, 3,8 m anziché 3,54, con seeker AD26 di tipo aggiornato, funzionante con i radar doppler (forse è un mono-impulso) e con calcolatore per la riprogrammazione rapida in base alle minacce- Il motore, anche qui un bistadio, è tanto potente da far raggiungere al missile qualcosa come mach 5, la quota arriva a 24 km, se non addirittura a 30 km, mentre a bassa quota gli ingaggi sono possibili fino a 60 m circa, quindi anche contro bersagli a volo radente, come i Tornado. La capacità 'snap up' di tirare, stando per esempio a 1.000 m, contro bersagli in volo a 10.000 e passa metri, è non meno impressionante. Meno pratico l'opposto, se il bersaglio è coperto da ECM o dal clutter del terreno è più difficile localizzarlo; ma se vola effettivamente a quote non bassissime (per esempio, 1.000 m), il missile gli piomberebbe addosso con l'energia potenziale data da un dislivello paragonabile all'altezza del mt. Everest. I missili a guida radar sono indubbiamente un'arma complessa, ma i caccia moderni sono usualmente dotati di RWR sofisticati e di ECM ad essi abbinate: quanto il missile e il relativo radar di guida siano efficaci in tali condizioni, è una variabile difficile da considerare.

    Il missile può ingaggiare bersagli fino a mach 3, e nel tipo F ha modalità di lancio automatica o manuale (la prima, però, è stata eliminata con il tipo D, essa determinava automaticamente il punto di lancio per l'arma in base alla geometria d'attacco). La guida semiattiva ha ovviamente dei problemi e limiti, ma la velocità dell'arma è tale da ridurne in parte la difficoltà e la Matra, che produce l'arma, afferma che un Mirage 2000, in appena un minuto, potrebbe tirare due Super R.530 e due R.550 contro altrettanti bersagli.

    L'uso del missile è stato piuttosto vasto, ma non tutti gli utenti dei Mirage F.1 e nemmeno dei Mirage 2000 l'hanno adottata, per via del costo. Per esempio, non la Libia. Pare però che oltre ai clenti noti: Grecia, Perù, Emirati, Irak, India, Francia, Egitto, vi siano stati altri 6 utenti non noti che hanno comprato il missile per adattarlo ad altri aerei che non fossero evidentemente i Mirage 2000 o F.1. Chi siano questi utenti non è però noto.

    L'uso del missile è stato fatto dall'A de l'A durante le varie crisi in Kosovo, ex-Yugoslavia, Irak, ma senza spararne nessuno in azione. L'Irak invece lo ha fatto. I Mirage F.1 si dimostrarono eccellenti caccia, capaci di competere con i Phantom, e poi validi come vettori di Exocet antinave e altre armi aria-superficie. Presto però sorse un problema: dato che i missili AA-7 non erano sufficientemente efficaci contro gli agguerriti piloti iraniani, specie nel volo a bassa quota (gli AA-6 dei MiG-25 invece dimostrarono la loro utilità pur essendo armi antibombardiere, ottenendo qualche successo), c'era bisogno di un caccia con missili moderni per affrontare i caccia iraniani, specialmente i micidiali F-14 e i loro Phoenix. I Mirage erano inferiori rispetto ai Tomcat, ma le ultime sottoserie ebbero la predilezione per il combattimento aereo con i missili, che sembra fossero non i Super R.530F, ma i Super R.530D appositamente adattati al radar Cyrano (o meglio, era quest'ultimo che, nel sottomodello E-6, era adattato al loro uso, come del resto il NASARR dell'F-104S lo è stato poi all'uso degli Aspide). In una serie di scontri una dozzina di Mirage di uno squadron da cacci irakeno vennero abbattuti dai Tomcat. Ma nel 1988 ebbero anche le loro soddisfazioni, alloché 2 F-14 della base aerea di Vandhati, vennero abbattuti (pare con un unico, fortunato missile che colpì il capocoppia) e in seguito toccò ad un altro.

    Uno dei problemi era comunque la manutenzione: ogni 20 ore circa di volo con i Mirage, il missile doveva essere pesantemente revisionato, il che riduceva la sua utilità pratica nelle unità d'impiego. Del resto il Phoenix era anche peggio, specie nel primo modello, l'AIM-54A, che avevano gli Iraniani (almeno 288 su 714 ordinati) e che non usava ancora elettronica allo stato solido, almeno non del tipo a microchip (semmai transistors), per non dire poi delle valvole dei vecchi Sparrow E-4.

    • Dimensioni: 3,54 m x 263 mm x 90 cm (R.530D: 3,80x 260 x 87,5)
    • Peso: 250, poi 270 kg, di cui 30 o forse 33 di testata.
    • Prestazioni: 4,5-5 mach, gittata 37-45 km, quota max 23-30 km

    I missili Super R530 hanno avuto un buon successo (non è chiaro quanto, in termini numerici), ma per il loro successore si è pensato ad una specie di AMRAAM, anzi un piccolo AMRAAM, il Matra (poi MBDA) MICA (Missile d'Interceptation et de Combat Aerienne), arma rivoluzionaria anche tenendo conto del tipo americano. Pesante appena 110 kg, si poteva permettere di rimpiazzare persino il Magic 2, aveva un INS, aggiornamento con data-link, guida radar attiva (oppure IR passiva) per la fase finale, agilità data da un sistema di orientamento vettoriale dei gas di scarico e corpo in generale simile a quello dell'Aster, che praticamente ne è la versione con alette ingrandite e booster d'accelerazione. Esso era un'arma complicata e la più piccola tra quelle con sistema radar attivo, per cui nel '96 l'Aeronautica dovette ordinare un altro lotto di Super R.530D per compensare i ritardi accumulati. Come per lo Sparrow, i costi di sostituzione integrale degli stock sono alti e così non c'è fretta di rimpiazzarli del tutto, semmai si aggiornano. Solo Taiwan ha ordinato il nuovo missile come arma esclusiva per i suoi caccia, e in quantità, mentre il Rafale non ha la predisposizione per l'uso di tale ordigno.

    I missili SAM dei primordi[modifica]

    La Francia ha una lunga tradizione di missili SAM. Come la Svizzera e la Gran Bretagna, la sua era pionieristica è oramai dimenticata, ma interessante, con missili di vario tipo. Il primo missile SAM francese, agli inizi degli anni '50, venne estrapolato dal primo missile aria-aria, il R.04, che con l'aggiunta di razzi impulsori divenne l'R.042, con prestazioni sufficienti per il ruolo SAM. Esso era solo un programma di sviluppo, senza esito operativo. Il primo missile SAm francese a diventare operativo fu l'R.422, suo derivato, con una capacità operativa del 1958. Esso era però i nritardo, in quanto arrivò il contratto, per allora, del missile HAWK americano. L'R.422 rimase in servizio per pochissimo tempo.

    Il PARCA, missile d'intercettazione fino a quote di 20 km e gittate di 32 km, era un missile francese della finedegli anni '50, con un unico gruppo divenuto operativo per breve tempo nell'esercito francese.Esso, anche nel peso 1.100 kg, somigliava al Nike Ajax americano, di cui aveva anche il principio di guida su radiocomando. In ALgeria vennero sparati ben 120 missili su speciali poligoni, nonostante la guerra civile in corso, e il missile, che non doveva niente ai precedenti francesi, entrò in servizio, tra il 1958 e il 1962, in un solo gruppo, quando arrivarono gli HAWK, che di fatto 'uccisero' la stirpe dei missili francesi a medio raggio, abbastanza obsoleti, ma con possibilità di sviluppo interessanti.

    Nel campo navale le cose sono andate diversamente, anzitutto con il sistema MASURCA.

    Rampe-lancement-missile-mas.jpg

    Il Masurca è un missile superficie aria (SAM) navale, imbarcato su alcune navi francesi come arma a lunga gittata. Esso naque come programma negli anni '50 e venne poi immesso in servizio nei '60, come missile per l'incrociatore Colbert e i 2 cacciatorpediniere classe Suffren. Molto simile allo Standard e al Terrier americani, esso ha 4 alette di guida, 4 ali fisse ad alto allungamento e un booster di accelerazione che viene poi sganciato.

    Il missile Mazurca SAM è un’arma interamente francese, in termini tecnologici, ma con una struttura nondimeno molto simile a quella del RIM-2 Terrier americano (dall’HT-3 in poi). Esso è un missile a medio raggio, con motore a 2 stadi, il primo di accelerazione e il secondo di sostentamento. Entrambi hanno propellente solido.

    Il razzo impulsore è capace di imprimere una tale accelerazione che l’arma arriva a mach 3 prima dei 5 secondi che consistono nel tempo di combustione. Poi l’arma segue la rotta determinata a mezzo di navigazione a legge proporzionale, mentre il bersaglio è seguito da uno dei 2 radar di bordo delle navi che l’hanno in dotazione. Assieme ai 2 grossi radar di tiro, esiste una rampa binata con 48 missili nel deposito sottostante, rotante e verticale come dotazione standard.

    Il missile è stato aggiornato in diversi tempi. Fino al 1975 esisteva in servizio la versione Mazurca Mk 2 Mod 2, con guida radar su fascio, ma poi è subentrata l’Mk 2 Mod. 3 con la guida semiattiva e rotta percorsa con legge proporzionale. A quel punto il missile è diventato un’arma veramente moderna, compiendo un lungo percorso evolutivo dai tempi degli anni ’50 in cui cominciò ad essere sviluppato questo tipo di missile, il primo francese per la difesa aerea navale.

    I Terrier americani, tuttavia, avevano adottato tale sistema di guida già da circa 15 anni. Il missile francese, nonostante la somiglianza estetica, con ali di controllo ad alto allungamento sulle fiancate e alette di manovra alle estremità è notevolmente più pesante e grande, dando un impegno non indifferente alle navi che lo portano. In pratica ha una massa superiore del 40-50% rispetto all'arma statunitense equivalente, ha prestazioni non superiori, e rispetto ai missili Standard SM-2ER è decisamente inferiore in portata e sistemi di guida. Nondimeno, la sua realizzazione ha rappresentato una notevole affermazione per l'industria missilistica europea.

    Una caratteristica che lo distingue, oltre che il colore di tipo diverso e più sgargiante, è una sonda di pitot sul muso, assai corta. Ignota invece l'eventuale capacità secondaria antinave, forse presente nei Mod 3.

    Mazurca Mk 2 Mod 3

    • Dimensioni e peso: lunghezza missile 5,38 m, razzo booster 3,32 m, diametro 406 e 570 (booster) mm, apertura alare 77 cm (missile) e 1,5 m (razzo impulsore); peso missile 950 kg, razzo 1.148 kg
    • Raggio d'azione 50 km
    • Tangenza 20.000 - 30.000 m
    • Velocità massima mach 3

    Il Mazurca è stato anche in seguito aggiornato, durante gli anni ’80, ma questo non ha tolto il fatto che la mole della sua attrezzatura complessiva, con radar simili a quelli USA SPG-55 e rampe simili alle Mk 10 binate, ha comportato che nella Marina francese solo 3 navi, il vecchio incrociatore Colbert e i 2 caccia Suffren, ne fossero armati, mentre il resto delle navi ha dovuto adottare il più piccolo Tartar-Standard americano con rampe Mk 13.


    I missili Crotale di prima generazione

    Il Matra Crotale è un’arma di difesa aerea a breve raggio con capacità multiruolo, che è diventato, negli anni ’70 soprattutto, uno dei sistemi meglio conosciuti e più diffusi a livello mondiale nella sua categoria. In seguito esso ha avuto altri aggiornamenti che lo hanno reso migliore e più temibile, con l’impiego di tecnologie totalmente nuove, tanto che lo si potrebbe considerare un sistema d’arma totalmente nuovo.

    Nato dalla richiesta sudafricana per un missile che sostituisse il Tigercat, con una richiesta fatta già all'inizio degli anni '60, onde possedere un sistema di ingaggio per aerei ad alte prestazioni e su distanze rilevanti, cosa che i lenti Tigercat non potevano certo garantire. Nato come Cactus e noto come tale in Sudafrica, era una di quelle arm che riuscì a passare attraverso le maglie dell'embargo causa Apartheid. La Thomson sviluppò il progetto nel suo insieme, la Engins Matra invece si occupò del missile di per sé. Il Sudafrica ebbe i suoi missili tra il 1971 e il 1973.

    I mezzi di lancio son gli Hotchkiss-Brandt 4x4, leggermente blindati, con una serie di martinetti che sollevano le ruote dal terreno quando vengono messi in postazione di lancio. Questo riduce la rapidità di azione, ma non è importante, perché il sistema non è dotato di caratteristiche campali. Infatti, il motore è elettrico, caratteristica unica per un blindato, e che non giova all’autonomia operativa e ad altre caratteristiche di mobilità complessiva. La struttura vede gli assali assai distanziati, per cui non c'è una capacità di movimento su terreni accidentati. Non è chiaro perché vennero adottati questi veicoli elettrici. Dei quali esistono 2 tipi diversi: ogni batteria ha 2 o 3 lanciamissili e un veicolo radar di acquisizione. Questo mezzo ha un grande radar di scoperta MIRADOR IV, con portata tipica, verso aerei tattici, di 18 km, e un calcolatore digitale, cosa non trascurabile per le tecnologie degli anni ’60-70, consolles visive e sistemi di collegamento dati. Essa ha potenza di elaborazione sufficiente per seguire 12 bersagli contemporanei.

    I veicoli di lancio hanno una torretta con 4 tubi di lancio, dotati di una copertura protettiva anche frontale per il missile trasportato all’interno. Tra le 2 coppie di lancio vi è un radar di inseguimento bersaglio. Dopo avere localizzato un bersaglio, e avuta conferma che sia ostile, il veicolo radar passa tramite datalink i dati ad un veicolo-rampa, che è a sua volta dotato di varie apparecchiature, come un elaboratore digitale proprio, radar inseguimento, telecamera per l’inseguimento in caso di forti ECM e altro ancora, tra cui ovviamente anche il sistema datalink, possibile sia via cavo (800 m max.), che via radio (3 km). La prassi è di lanciare 2 missili a breve distanza, per assicurare la massima probabilità di colpirlo, visto che almeno un 5-10% delle armi lanciate malfunziona normalmente e che affrontare 2 ordigni a breve distanza l’uno dall’altro rende più probabile abbattere l’aereo.

    La guida dell’arma è radiocomandata, con il radar che insegue il bersaglio e il sistema di tiro che insegue sia esso che la posizione dei missili, correggendone la posizione e portandola verso quella dell’aereo ingaggiato.


    Quanto al missile, l' R.440 è un’arma assai snella, piuttosto originale nell'impostazione e dalla sagoma simile a quella di una freccia, elegante anche per la colorazione: rosso chiaro per il corpo missile, nero per le superfici di controllo, metallo per la testata. Le superfici di controllo sono 4 cruciformi a prua, con struttura a doppio delta, mentre per il controllo di stabilità vi sono altrettante alette a poppa, più grandi, con le estremità retrattili per consentire di alloggiare il missile dentro tubi di lancio abbastanza compatti.

    Il peso è di 85 kg, inclusi i 15 per la testata, con spoletta di prossimità. Il motore, invece, ha struttura monostadio, come i missili aria aria, che permette in pochi secondi lancia l’arma a mach 2,3.

    La portata effettiva merita una considerazione a parte, che dimostra quanto, nel caso dei missili, essa sia dipendente dalle condizioni anche quando una di queste, la velocità del lanciatore (=0), è prestabilita. Contro un bersaglio in volo a mach 1,2 si possono arrivare 8500 m e una quota di 3000 m, ma contro altri tipi la portata è diversa:

    -contro bersagli a 200 m.s. (verosimilmente in avvicinamento), 12 km

    -contro elicotteri o bersagli non manovranti: 13 km

    -contro bersagli a pelo d’acqua: 6,5 km

    In ogni caso la gittata minima nominale è di 700 m, anche se la portata minima effettiva è verosimilmente maggiore di 1 km.


    Il missile Crotale è usato anche dalle navi, costituendo la principale difesa ravvicinata nella MN. Il missile è presente con una istallazione ottupla, con un radar di tiro e sistema di inseguimento missile con camera infrarossa al centro della stessa, tra i 2 gruppi di lanciamissili. Nel modello base un operatore controlla il sistema in un locale con una consolle e un elaboratore di bordo.

    Dopo l’aggancio da parte dei radar della nave di un bersaglio aereo viene passata l’informazione all’apparato radar-ottica della torretta. La guida avviene lanciando il missile verso il bersaglio e correggendone la rotta. A pelo d’acqua viene utilizzata la tecnica differenziale IR, basata sulla misurazione dello scarto angolare tra la posizione del missile e quella del bersaglio. La detonazione come al solito, avviene per spoletta di prossimità, con una mezza dozzina di kg di esplosivo, e un sistema di ritardo a tempo che permette di concentrare le schegge sulla parte più vulnerabile del bersaglio, i fianchi.

    Motte-Picquet-Crotal.jpg

    Le installazioni sono la ottupla basica 8S, poi le più compatte 8MS e 4MS, con 8 e 4 missili pronti al lancio. La leggerezza dell’istallazione permette a navi di 500 t di portare questi missili, che sono capaci di intercettare bersagli tra i 4 e i 5000 m con buone possibilità di colpire anche missili antinave a volo radente, sebbene non siano noti esperimenti contro gli Exocet. Da notare che la portata antimissile è non molto diversa da quella che ha tipicamente il missile britannico Sea Wolf, ovvero 6,5 km contro bersagli a pelo d’acqua, praticamente la metà di quella massima. Esiste anche una modalità antinave, sia pure secondaria, ma pur sempre utile. Le prestazioni complessive del Crotale, pur essendo piuttosto piccolo (il peso è paragonabile a quello del Magic o del Sidewinder) sono molto buone, con una portata paragonabile a quella del più grosso SA-N-4 Gecko, e non molto distante rispetto a Sea Sparrow e Aspide. Lo hanno comprato almeno 6 Paesi di 4 continenti, come Cile, Libia, Egitto. Ma il cliente più importante è stata l’Aeronautica Francese, che ha ordinato non meno di 80 unità di fuoco Crotale (20 batterie), per la protezione delle installazioni fisse.

    La Marina Francese, come anche quella saudita, ha adottato invece il Crotale Navale, con in genere, un'istallazione ottupla per nave, eccezionalmente 2 (Portaerei Foch), e 26 missili. Tra le navi dotate di questo sistema, le fregate Gorge Leguyes, e le Medina saudite.

    Il missile non è stato impiegato in guerra, almeno ufficialmente. Se vi erano missili di questo tipo a difendere Tripoli e Bengasi (cosa verosimile) essi sono forse entrati in azione nel 1986 contro aerei americani. Tuttavia, risulta che qualche unità sia servita agli iraniani per imbastire una produzione della loro versione nazionale, e tali sistemi sarebbero stati presi agli iracheni durante la guerra. Sta di fatto che esiste un missile chiamato Shshab Thaqeb, collegato al radar Skyguard e con prestazioni leggermente superiori (750 m.sec, 12 km gittata max, 5,5 km quota). È più probabile, visto che non risultano Crotale esportati agli Irakeni, che i missili campione li abbiano forniti i Cinesi, che invece di sicuro ne hanno ottenuti un certo numero. Infatti ne producono alcuni tipi chiamati HY-7/FM-80 o anche per l'export, FM-90. Uno di questi sistemi è presente sul caccia LUHAI, sia pure in attesa di sostituirlo con qualcosa di più prestante.

    Le possibilità del Crotale come missile e anche sistema elettronico erano frustrate dalla loro piattaforma di lancio, sostanzialmente limitata. Ma l’arma di per sé era la migliore della categoria, e batteva in portata sistemi come i più leggeri Rapier inglesi e Roland franco-tedeschi. Così ad un certo punto venne approntato un sistema di lancio migliorato, anche stavolta per via di una commessa estera, quella passata dall’Arabia Saudita, che aveva il modello base ma non ne era soddisfatta. Questo era il sistema Shanine-SICA. Ne venne completato un prototipo nel 1979 e la produzione ha riguardato 36 mezzi di lancio. Questi erano basati sul carro AMX-30 e su di una rampa sestupla. Il mezzo di ricerca aerea ha un radar con 18 km di portata e la capacità di controllare fino a 40 bersagli, inseguirne 18 e attivare 4 unità di lancio. I mezzi di lancio hanno radar e telecamera (per ovviare alle ECM), come nel Crotale, ma possiedono 6 missili in una grossa torretta di lancio con due colonne di tre armi. Il radar di tiro ha 3 canali così da controllare sia il bersaglio che due missili intercettori. I collegamenti tra i veicoli adesso sono solo in via microonde, per enfatizzare la mobilità l'opzione cavo (se non altro resistente alle ECM) è stata scartata. I missili di per sé sono più grandi dei Crotale standard, con 100 kg per dimensioni di 3,15 x 15,6 cm x 59 cm, con motore a doppio stadio della SNPE capace di funzionare per un tempo l'80% maggiore rispetto al Crotale. La gittata è di 10-13 km, la quota arriva a 6.000 m, ma la velocità non appare superiore (mach 2). In ogni caso, tra questi sistemi e i 53 AMX-30VDA da 30 mm, i Francesi realizzarono per i Sauditi un'accoppiata di mezzi efficaci e compatibili con la loro flotta di carri AMX-30S.

    Si provò anche a proporre il sistema negli USA con uno scafo M1 Abrams, 2 cannoni M242 da 25 mm e sei missili, più radar TSR 2630 e sistemi optronici vari. Con i futuri VT-1 compatti e iperveloci si sarebbe potuto arrivare a ben 12 missili pronti al lancio. Ma il semovente 'Liberty' venne sconfitto nella sua versione base dall'ADATS. Esso mise infatti a segno solo 6 missili su 10 ingaggi contro gli 8 del sistema svizzero. Di poca consolazione fu che i sistemi Roland e Rapier ottennero anche meno del Liberty. Un'altra 'consolazione' fu che il costosissimo programma per un nuovo sistema missilistico mobile dell'Esercito USA (con previsione per oltre 500 sistemi) venne poi abbandonato, lasciando anche l'ADATS 'sovrano dell'aria'. Il Chaparral venne poi ritirato negli anni '90 senza un vero successore, a parte alcune variazioni su mezzi come gli Hummer e M2 armati di Stinger. Una soluzione a basso costo dopo vari programmi costati miliardi e finiti nel nulla.

    Ma per la tecnologia del missile Crotale si era nondimeno aperta una nuova strada: la partecipazione al programma americano fece da sprone per un notevole salto in avanti, non a caso chiamato 'Nouvelle Generatiòn'(NG).

    Crotale NG NTW 7 8 93.jpg

    Durante gli anni ’80 i missili iperveloci cominciarono a diventare realtà: per missile iperveloce si intende in genere un’arma da mach 3 ed oltre, lanciata da terra. IL primo tipo fu l’ADATS anticarro-antiaereo. Un’altra arma era invece in fase di sviluppo dalla LTV americana, che venne ad un certo punto comprata dalla Thomson. Il nuovo Crotale NG, come anche il Roland 5, avrebbero avuto un missile unificato, capace di superare mach 3,5 e quindi consentire ai sistemi antiaerei una capacità molto migliorata di intercettazione, rendendo assai marginale l’importanza della velocità del bersaglio (almeno se aereo).

    Questo non arrivò in tempo per vedere la vittoria nel concorso americano, che avrebbe potuto, potenzialmente, dare vita al più potente sistema da difesa aera tattico mai prodotto, e così l'ADATS grazie alle sue innovazioni e alla versatilità vinse, ma il concorso naufragò ben presto per carenza di fondi (e di obiettivi aerei, con la fine della Guerra Fredda e la supremazia dei cieli saldamente in mano americana).

    Il Crotale NG, con il suo missile VT-1, ha delle prestazioni di tutto rispetto. Impiegato soprattutto dal Crotale Navale, si riconosce dai tubi di lancio cilindrici e sottili perché le alette sono totalmente ripiegabili. Il sistema di controllo del missile ha apparati di tiro radar e infrarossi, ed è impiegato da torrette ottuple, come quelle sistemate sulle Lafayette francesi. La torretta navale è chiamata CN-2.

    La caratteristica più meritoria non è tanto la gittata, ma la velocità: questo missile è capace di raggiungere 8 km di distanza in 10 secondi, (prima erano necessari almeno 15-20s.) e di manovrare con accelerazioni laterali di 35g, per poi recapitare sul bersaglio la sua testata da 15 kg.

    La velocità di intervento e la manovrabilità sono quindi molto superiori rispetto ai tipi di missile Roland e Crotale/Shanine, e in attesa dell’ASTER 15 si tratta di un aggiornamento molto efficiente dei sistemi Roland/Crotale basici, con possibilità di successo, contro bersagli ad alte prestazioni, molto superiori rispetto al tipo precedente.

    Il nuovo missile ha equipaggiato le 5 Lafayette francesi, ha ottenuto successi anche con istallazioni terrestri come quelle basata su veicoli XA-181, senza tuttavia equivalere appieno il successo del Crotale di prima generazione. Oramai il tempo in cui si pensava a sistemi di difesa aerea a corto raggio è passato: adesso, in pratica, non esiste quasi più l'esigenza di sistemi che non siano o portatili, oppure a lungo raggio e possibilmente ATBM. In tal senso i sistemi a corto raggio ma pur sempre costosi come questo hanno senso ancora solo nel settore navale, piuttosto che in quello terrestre, anche perché le Forze aeree NATO sono oramai in grado di assicurare la superiorità aerea senza problemi. La radiazione di HAWK e Chaparall dall'US Army, ritenendo solo Stinger e Patriot è illuminante in tal senso. Questo senza nulla togliere alla tecnologia e all'efficienza di questi sistemi a corto raggio, che peraltro, storicamente, non hanno mai avuto molto successo in termini di aerei nemici abbattuti.

    • Dimensioni e peso: lunghezza missile 2,93 m, diametro 150 mm, apertura alare 54 cm; peso missile 85 kg
    • Raggio d'azione 12 km
    • Tangenza 4-5.000 m
    • Velocità massima mach 2,3


    Aster[modifica]

    Questo missile è un'arma molto interessante e con una storia molto lunga e tutt'altro che compiuta visto che sta entrando in servizio solo adesso, dopo circa 30 anni di sviluppo.

    MBDA Aster p1220947.jpg

    Attualmente l'arma è un prodotto sviluppato pariteticamente da Italia e Francia, e parte della enorme offerta missilistica del gruppo MBDA. Ma originariamente nacque in maniera molto diversa. Anzitutto per sostituire, sul lungo periodo, i sistemi americani che dominavano in Occidente e che erano i migliori anche in termini tecnologici. Il più conosciuto è l'HAWK, un'arma micidiale che entrò in servizio nel 1960 facendosi subito notare per la sua affidabilità ed efficienza, ben maggiori dei soliti standard dei missili presenti all'epoca. Aggiornato progressivamente con l'Improved HAWK prima, e con aggiornamenti chiamati PIP (Product Improvement Programme) erano presenti, all'inizio degli anni '90, con un gran numero di armi e di batterie di lancio. Di questi missili, seppure dal costo superiore a quello del Sea Cat britannico, di circa 25 volte, ne vennero prodotti ben 40.000 già entro la metà anni '80, ma la produzione continuava. Nel 1991 ce n'erano ben 104 batterie negli USA (incluse quelle dei Marines) e 126 in Europa,tutte tranne due della NATO: erano 6 in Belgio, 10 in Danimarca, 12 in Francia, ben 39 in Germania, 10 in Grecia, 22 in Italia, 9 in Norvegia, 13 in Olanda, 1 in Portogallo, 2 in Spagna e 2 in Svezia. Queste batterie erano quindi una difesa costante nei territori dei Paesi NATO, specialmente per le quote medie e basse. Esse avevano in genere due sezioni di tiro su un radar AN/MPQ-46 di illuminazione, e 3 lanciatori trinati l'una. Quindi ogni batteria era costituita da 18 missili su sei lanciatori, missili ad alte probabilità di distruzione e con un lungo raggio (oltre 40 km nelle condizioni più favorevoli). Altre 100 batterie erano presenti in Medio Oriente e 86 in Asia. Alcune erano in servizio in Kuwait (assieme, ma lo si è saputo solo dopo anni, ad alcune di Aspide) e la loro cattura è stata un motivo di preoccupazione per la Coalizione. Attualmente erano in servizio i missili PIP I e II, ma era in corso anche la Phase III (PIP III) e in seguito (1998) si prevedeva da parte della Raytheon il Phase IV. Esisteva anche il PIP V che di lì a qualche anno avrebbe aggiunto capacità ATBM. In realtà il missile era già stato provato, dopo apposite modifiche, contro missili Lance a corto raggio. I Marines, non avendo i Patriot, volevano gli HAWK con capacità antimissile balistico per coprire le loro 'teste di ponte'. Per giunta vi era una grande organizzazione logistica dietro l'HAWK: la NHPLO, NATO HAWK Production and Logistic Organization, con la partecipazione di parecchi paesi NATO quali Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Germania, Grecia, Norvegia, Olanda e USA. Questo consentiva di aggiornare facilmente i sistemi.

    Poi c'erano i missili da difesa aerea sulle navi: lo Standard SM-1 sopratutto, ma in generale la famiglia Tartar-Terrier, SM-1 e 2; essi erano disponibili in ben 169 sistemi (uno o due per nave), più 60 in consegna; di questi sistemi c'erano o ci sarebbero stati ben 151 esemplari per l'USN e altri 34 formavano la difesa aerea d'area dei Paesi NATO, inclusi tutti quelli importanti con l'eccezione parziale della Francia (Masurca) e totale della Gran Bretagna (Sea Dart). I sistemi di lancio erano tipicamente una rampa da 40 colpi e due radar SPG per l'illuminazione dei bersagli. A questo si aggiungono i numerosi sistemi 'Crotale', 'Sea Wolf', 'Aspide' e sopratutto, Sea Sparrow. Il fatto che gli americani siano poi riusciti a rivitalizzare di continuo i loro missili Standard e Sparrow è stata forse una cosa non prevista, ma all'epoca si pensava che armi nate negli anni '50-60 fossero destinate a lasciare il mercato, prima o poi.

    Una via europea era il SAMP anglo-francese, un sistema che finalmente poteva superare il rapporto di netta sudditanza europea verso la tecnologia americana. Esso nacque nel 1972 unendo le ancora ricche energie delle due maggiori potenze europee, molto attive anche nel settore missilistico. Nel 1977 si arrivò al TRISAM, allorché entrò in scena anche la Germania Occidentale, l'altra grande potenza europea e alleata già della Francia con numerosi programmi (di fatto la Francia era il punto di congiunzione delle altre due nazioni, che non erano molto in collegamento tra di loro, o almeno, non ancora). Questo missile era ancora un'arma terrestre, mentre nel frattempo veniva portato avanti un sistema navale chiamato 6S fin dal 1976, con Danimarca, Francia, Germania e GB, nonché un secondo sistema, l'AMSA franco-britannico, nato nel 1978.

    Sembrava una cosa piuttosto promettente, ma il rigoglio di tutti questi progetti europei si spense presto. I Francesi nei primi anni '80 si ritrovarono da soli con i loro programmi SA90 terrestri e SAN navali (di Thomson-CSF e Aérospatiale). Svilupparli costava molto e nel 1983 la DGN (Direzione generale degli armamenti) assegnò un contratto per la fase di dimostrazione, mentre al contempo i due programmi si fondevano in uno soltanto, quello che vedeva il missile Aérospatiale ASTER e il radar Thomson ARABEL (Antenne Radar à Balayage Electronique) in banda X. Erano dei validi sistemi per puntare sul futuro, ma a patto di tenere i costi bassi. Questo sistema era noto come SYRINX, con missili ASTER e radar ARABEL nati e concepiti direttamente per questi compiti: per esempio, ingaggiare UAV, interdittori supersonici, missili antinave con capacità di manovrare, sistemi balistici a corto raggio.

    Nel frattempo la Selenia stava sviluppando il sistema missilistico IDRA, una specie di Aspide avanzato (all'epoca già comprato in numerosi esemplari, anche all'export) con guida radar attiva, e assieme alla Marconi l'EMPAR, un radar binazionale, un po' sulla falsariga del programma EH101 (European Multifunction Phased Array Radar) che era un sistema a lungo raggio, operante in banda C e progettato per le previste fregate europee NFR-90.

    Visto che c'erano delle convergenze, con i Francesi che avevano il missile più prestante e gli italo-britannici il radar più potente, si trovò un punto di unione nel 1987, quando nel gennaio iniziarono i colloqui e il 27 ottobre venne firmato il MoU (memorandum of understandement) tra i due governi. Aprile 1988: firma di un MoU tra patner industriali, con il governo francese che passa 2,4 mld alle sue industrie ; 26 ottobre 1988, MoU tra i due ministeri della Difesa; gennaio 1989 creato l'ufficio del progetto programma FSAF a Parigi; 9 giugno 1989, creazione consorzio Eurosam; luglio 1989, prime proposte per la fase 1; dicembre, proposte accettate dai due ministeri della Difesa; nel 1990 Aérospatiale, Selenia (poi Alenia) e Thomson-CSF si misero insieme nel GIE (Groupemen d'Interet Economique) EUROSAM. La collaborazione era 50-50 tra Italia e Francia, ma al contempo la partecipazione era del 33% per ciascuna società. Dunque la Francia aveva il doppio di responsabilità dell'Italia. Così il missile Aster, nato come arma francese, è rimasto sopratutto tale, anche se il programma è diventato binazionale. Il 22 maggio arrivò il MoU finanziario, che ammontava a 9,5 mld di franchi o 2.200 miliardi di lire, oltre a 1,5 mld di franchi per compensare l'inflazione prevista nei successivi 10 anni. Giugno 1990: primo lancio sperimentale di un ASTER; ottobre 1990, sviluppo Fase iniziale completata. Nel Dicembre 1992 gli studi SAMP/N e LAMS sono completati e presentati, e nel contempo vengono definiti i SAMP/N e LAMS, con l'inclusione quasi a sorpresa, della Marina britannica; 1993, inizio ingegnerizzazione industriale per SAAM e SAMP/T e inizio sviluppo LAMS e SAMP/N, previsto nel 1998 per la portaerei De Gaulle e 1999-2000 il SAMP/T sarebbe messo in servizio con gli eserciti (previsione non azzeccata) e nel 2002-5 le fregate con LAMS e SAMP/N.[3].

    Nasceva così vari filoni della famiglia ASTER: il FSAF (Future Surface to Air Family), che sarebbe stata costituita da SAAM, SAMP/T e SAMP/N. Il primo è diventato poi l'ASTER 15: si tratta del S.A. Antimissile, con distanze di intercettazione previste di 15-20 km contro aerei e missili subsonici, 8-10 contro missili supersonici e capaci di volare a mach 2,5 e a pelo d'acqua, nonché di manovrare fino a 15 km. Era insomma un missile esuberante che dà l'idea di quanto limitati fossero i precedenti SAM nel tiro antimissili, e in particolare, significa che si trattava di un'arma capace di affrontare i missili SS-N-22 o i futuri ANNG (poi abortiti). Questo missile per autodifesa avrebbe avuto il più piccolo radar ARABEL sulle navi francesi, e l'EMPAR (sovradimensionato per il compito, ma la logica era ovviamente di tipo industriale più che operativo) per le navi italiane. Tipicamente erano previsti 32 missili in otto moduli di lancio verticali e un peso, incluso il radar, di 50 t circa. Quest'arma era ottimisticamente prevista per entrare in servizio nel 1997; di fatto, la fine della Guerra fredda avrebbe posto dei problemi temporali a tale previsione, ma questo lo vedremo poi.

    Quanto al SAMP/T S.A.Moyenne Portée/Terrain, esso era invece dotato, quasi in maniera speculare, dei missili ASTER 30 e del più piccolo, ma più leggero, radar ARABEL. Il tutto avrebbe visto una batterie con 6 lanciatori come massimo e 48 missili complessivi pronti al lancio, mentre il sistema di direzione sarebbe stato collegato in data-link 'sicuro' fino a 5 km dai mezzi di lancio, pure questi utilizzanti la tecnica del tiro verticale. Si prevedeva di intercettare missili da crociera ad oltre 12 km, ma anche aeri, missili antiradar e altri bersagli fino ad oltre 30 km. La previsione di entrata in servizio parlava del 1998. Quanto al SAMP/N (Naval) era destinato ad usare i missili ASTER 30 e l'EMPAR, con portate utili pratiche di oltre 45 km.

    Visto che il programma era interessante, nel 1990 si unirono anche la GEC-Marconi e la spagnola Ibermisil, così da definire il LAMS (Local Area Missile System), con radar EMPAR e la possibilità di difendesi da bersagli piccoli (come sezione radar) e diretti verso navi mercantili. Non è ben chiaro di cosa si volesse, forse una specie di sistema più economico del SAMP/N. Poi la Spagna dichiarò di voler partecipare al programma FSAF con un investimento ben concreto, di 350 mld di lire. Visto che i vecchi missili Bloodhound erano da sostituire, anche la Gran Bretagna aveva dei problemi. Nonostante i suoi 2 squadroni con ben 7 flight l'uno, con 2-4 rampe di lancio (quindi in tutto, facendo una media di tre, 42 rampe), aveva bisogno di un successore: forse il Patriot con il consorzio BAe e Raytheon, o forse l'ADSAMS, ordinato dalla Norvegia, e presentato in UK da Plessey e Hughes (infatti si basa sui missili AMRAAM). Poi c'è il governo tedesco, che era piuttosto indeciso: infatti c'erano anche in ballo i CORPS SAM (Ford Aerospace) e AdSAMS. Ma i Francesi non volevano cedere come sviluppo, una parte della loro 'fetta', magari l'intero missile (come è successo con il Kormoran), mentre già si parlava di impiegare gli ASTER anche come missili ATBM: ma per questo gli ARABEL avrebbero dovuto aumentare la copertura ad almeno 80° di elevazione e 30° di azimouth e altre importanti modifiche ai sistemi di guida. Poi c'è da dire che i Tedeschi, come anche gli Olandesi, non avevano problemi in questo senso, visto che avevano ordinato un gran numero di Patriot e molti erano già in servizio, sia pure con capacità ATBM limitate.

    La convenienza dei missili FSAF doveva essere certo dimostrata. Tra le altre cose, prevedendo una vita utile di 20 anni e un aggiornamento importante dopo 10, oltre al lancio di un decimo dei missili ogni anno.

    Il confronto era grossomodo questo: l'HAWK, per ogni batteria di 18 missili aveva un costo dei missili singoli di 0,2 mln di dollari, 10 addetti per missile (quindi 180 in tutto) e 1,3 mln di costi annui per missile pronto al lancio, comprendente il costo di 100 mln per l'acquisto, 0,1 mln/anno per logistica, 3,6 mln per i missili pronti al lancio, 23,46 mln per il personale. Proprio questo è un fattore importante del costo. Così il Patriot, con 32 missili per batteria pronti al lancio (8 lanciatori quadrinati) ha missili da 1 mln di dollari, 4 addetti per missile e un costo di 0,66 mln; il SAMP/T, per 48 missili dal costo di 1 mln l'uno, 2 soli addetti per missile aveva un costo di 0,4 mln per missile all'anno.


    Le prestazioni calcolate:

    • Missili ASTER 15: booster da 1,6 m e 35 cm di diameto; lunghezza 4,2 m, peso 300 kg totale; velocità max 3,5 mach, manovra fino a 15 g; controllo PIF-PAF (Pilotage en Force Aerodynamique Fort), ovvero con deviazioni del getto e sistemi aerodinamici; guida INS (con giroscopio laser della ISI, sussidiaria di Sagem e Fiat), datalink di aggiornamento, radar di aggancio attivo Dassault AD4A. Questo è un radar Pulse-doppler in miniatura, lo stesso montato nella testata del MICA. Anche il missile vero e proprio, ovvero il secondo stadio (il primo, una volta finita la carica, si sgancia naturalmente per attrito aerodinamico), somiglia molto all'ASTER, ma con alette di stabilizzazione più grandi e squadrate, al cui interno vi sono i getti di deviazione. La testata è di 10-15 kg. Portata max nominale 15 km, ma in pratica anche oltre 30.
    • ASTER 30, come sopra ma con un booster più grande, dimensioni 4,8 m di lunghezza (il diametro del missile resta di 18 cm), peso 450 kg, il booster è lungo 2,2 m. Gittata oltre 30 km (anche 80, seconda delle situazioni).
    • ARABEL: banda X, impulsi compressi co nfascio comprimibile ad appena 2°, antenna planare phased array con alzo fino a 70° (elettronico), portata 60 km contro un bersaglio di 2 m2 e inseguimento di 100 bersagli, con ingaggio di 10 (con 16 missili)
    • EMPAR, ora dell'Alenia, banda C, trasmettitore TWT, alzo di 90°, fascio di 2,5°, portata max 180 km, 100 km vs bersagli di 2 m2 e 50 km vs missili, segue fino a 300 bersagli e ne impegna almeno una dozzina[4].


    Gli altri elementi: le consolle MAGICS, i calcolatori MARA (Modular Architecture for Real-Time Applications), i lanciatori GVL (terrestre) e VNL (navale), VL significa ovviamente Vertical Launcher; tutti questi sistemi sono stati di competenza italiana. Dettagliando ulteriormente, il missile Aster, oramai pensato sempre di più anche per ingaggiare bersagli balistici, UAV, missili cruise, sistemi ASM vari, ha un booster che accelera a 1.000 m.sec, con un peso totale di 110 kg per il missile vero e proprio, esattamente uguale. Il sensore AD4A radar attivo è un piccolo sistema radar Doppler, a cui il datalink dice 'dove' guardare quando si accende. Il controllo, con manovre precise e accelerazioni a 50 g sono consentite sia dal sistema aerodinamico PAF che con sistemi di deviazione di getto.

    Il radar ARABEL può localizzare, secondo i dati di sviluppo del 1993, bersagli ad oltre 100 km, 60 km per un caccia da 2 m2 e 30 km vs un missile antinave tipico (0,1 m2), con frequenza rinnovo dati di 1 Hz (una rotazione di un giro al secondo), inseguimento di un massimo di 50 bersagli contemporaneamente, 10 bersagli ingaggiabili con 16 missili, forti ECCM e resistenza al clutter, funzionamento in banda X (8-13 GHz), installazione possibile da navi superiori alle 2.000 t; vi è anche un radar zenitale Zebra in opzione per coprire i bersagli ad alto angolo.

    L'EMPAR è stato voluto dalla MM e sviluppato da Alenia-Elsag e Marconi Radars. portata 180 km e fino a 80 km vs un missile, con un arco di visione di +/- 60° all'asse di puntamento antenna, e +/+45°, insegue 300 bersagli con frequenza di 1Hz su bersagli prioritari, e anch'esso in grado di guidare gli ASTER, fino a 24 su 12 bersagli diversi. Non ha un radar zenitale perché non ne ha bisogno.

    I sistemi di lancio sono stati assegnati all'Alenia Elsag Sistemi Navali, ma su progetto originario della DCM francese e in collaborazione con questa.

    Il GVL terrestre è stato assegnato alla OTO-Melara.

    Poi vi sono i calcolatori MARA ad architettura aperta e le consolles MAGICS, dell'Alenia, con sistemi BITE e schermi da 19 pollici con 1024x1280 pixels, a colori.

    Quanto ai vari tipi di missili, il sistema SAAM ha un tempo di reazione di 4 secondi in modalità automatica, 8-10 km contro i missili supersonici manovranti, 15-17 contro bersagli subsonici, capacità di ingaggiare missili sea skimming a mach 2,5 o in picchiata a 3,5 mach (praticamente dei missili balistici). Ve ne sarebbero state le versioni SAAM (F) e SAAM (I) per le Marine francese e italiana, con radar ARABEL e 4 moduli di lancio a 8 celle. La Marina Italiana ha voluto infatti l'EMPAR, per 'maggiori capacità antisaturazione', una spiegazione che però nel dopoguerra-fredda convince poco e piuttosto ha a che fare con gli interessi industriali propri.

    Il SAMP/T avrebbe avuto il missile ASTER 30, con portata di oltre 30 km vs bersagli supersonici e 12 vs missili, 90 km vs aerei non manovranti. Due autocarri 6x6 portavano il radar e il generatore di energia; poi c'era previsto il radar zenitale ZEBRA, sempre nel container che porta anche l'ARABEL, vari mezzi ausiliari e fino a 6-8 rampe ottuple dispiegabili fino a 5-10 km di distanza.

    Il SAMP/N sarebbe su 8 moduli capaci di portare sia l'ASTER 15 che l'ASTER 30, per un totale ideale di 64 missili; il radar è l'EMPAR; una configurazione in caso di 8 moduli sarebbe di 40 dei secondi e 24 dei primi.

    Infine è stata pensata la versione LAMS, nel luglio 1991, che inizialmente aveva l'appoggio spagnolo, poi ritirato per ragioni economiche, e britannico, con uno studio lungo 16 mesi, per un sistema capace di difendere le navi mercantili sotto attacco, con portata relativamente ridotta.


    Infine la capacità ATBM era portata avanti con studi teorici e v'era la partecipazione al programma UK-MSAM per rimpiazzare gli efficienti ma invecchiati Bloodhound.



    Il 1993 vide anche il TSR (specifica trilaterale) per le capacità ATBM relative al SAMP/T. La Fase 1, che come si è visto, costava 1,6 mld di euro (espressi con valori attuali) finiva nel 2001, mentre iniziava la Fase 2 già nel 1997, per altri 790 mln di euro, così da sviluppare i SAAM-It e SAAM-Fr, con due mini-batterie sperimentali, una per ciascuna configurazione. Nel 1998 veniva completato lo studio per il Block 1 dei sistemi SAMP/T che avevano capacità antimissili contro ordigni fino a 600 km su superfici di circa 600 km, al contempo ha ridotto i costi e aumentato la mobilità e ridotto i costi, oltre a migliorare la capacità di resistere ad attacchi di saturazione, temuti fin dai tempi dell'attacco nel 1982 ai Siriani da parte Israeliana.


    Nel 2001[5] vi sono stati importanti test: il 31 maggio e il 29 giugno degli ASTER 30 colpirono con impatto diretto due bersagli C-22 simulanti aerei da guerra elettronica, con tanto di pod ECM di protezione. Si trattò del 6o e il 7o impatto diretto contro un bersaglio, e in particolare riportarono il 19o successo su 22 tiri fin'allora fatti con il missile. Nel frattempo la Gran Bretagna si era dissociata dal programma Horizon per darsi ai suoi Type 45 DARING, ma ancora dotati di missili ASTER. Questo doppio successo è stato fatto ai danni di uno dei due aerobersagli che volavano vicini tra di loro, attaccando quello inquadrato. Si sarebbe dovuto usare due missili, per ingaggio, ma di fatto questo non è stato fatto per ragioni d'economia, anche se poi i risultati hanno dimostrato che, anche contro bersagli piccoli e protetti da ECM la cosa si è dimostrata possibile persino con un solo missile. I lanci sono avvenuti nel poligono delle Landes, dalla nave sperimentale I. D'Orleon.

    Da notare che in precedenza v'erano stati dei problemi con alcuni lanci di missili ASTER-15, per cui quel doppio successo è stato particolarmente significativo. Dopo l'altro lancio previsto nell'estate, la nave francese per esperienze è stata messa fuori servizio e sostituita dalla fregata ASW Carabiniere per il SAAM/IT e PAAMS, con sei lanci di qualificazione entro il 2002, in collaborazione con il centro sperimentale di Tolone. In seguito ha avuto lanciatori per i missili ASTER 30 oltre che i -15, e il radar EMPAR in un'apposita cupola. Il contratto HORIZON venne firmato da Italia e Francia nell'ottobre 2000, e due mesi dopo dai britannici, i quali tuttavia presto si sono orientati ad un progetto di nave nazionale.

    Quanto al missile, il SAMP/T era visto precedere da uno studio di fattibilità già nel 1983, quando era solo un programma francese, e dall'accordo del 1988 italo-francese, da una generica capacità antimissile; con la Fase 2 del FSAF si è invece voluto aggiungere una capacità di proteggere fino a 100 km2 con una singola batteria, con distanze di ingaggio missili fino a 12 km e passa. Questo è il missile Block 1, sopratutto voluta dalla Francia per le sue 12 batterie di SAMP/T. Da notare che queste sostituiscono tutte le batterie HAWK in un numero uno-a-uno, ma metà sono destinate all'Aviazione. L'Italia, invece, forse perché coinvolta anche nei programmi MEADS (per sostituire i Nike Hercules), si accontentava di molto meno, appena 6 batterie all'epoca, quando i sistemi HAWK da rimpiazzare erano ben 22 batterie. In tutto c'erano da spendere circa 2,8 mld di euro, di cui uno per l'Italia e 1,8 per la Francia, il che era difficile da sostenere per i bilanci, e l'addizione di capacità antimissile spinte era un problema ulteriore con spese aggiuntive.

    Con la Fase 3 del programma attorno al 2002 si era parlato sia della firma per 18 sistemi terrestri, sia per quelli navali, con 11 sistemi ASTER 15 per 5 diversi Paesi con 200 missili, ergo i sistemi PAAMS; mentre quasi altrettanti missili e 3 PAAMS per le fregate antiaeree della produzione iniziale. Se me prevedevano altri 2 sistemi per i Francesi e Italiani, e 2-5 britannici. Si pensava che la versione export del SAMP/T sarebbe stata disponibile per l'export nel 2005.



    Tornando a tempi più moderni, una data importante è stata la creazione della MBDA, il colosso missilistico europeo; il consorzio EUROSAM vide il carico di lavoro passare alla MBDA per il 66,6% e al 33,3% a Thales (ex-Thomson-CSF, che ha cambiato il nome dopo il dicembre 2000).

    La Fase 3 è stata avviata nel 2003 e non più sotto il controllo della DGA francese ma dell'OCCAR (Organizzazione Congiunta in Materia d'Armamento). Per i due clienti principali erano previsti all'epoca questi quantitativi: per la Francia: 12 batterie SAMP/T con 575 missili ASTER 30, molti, ma metà delle batterie per l'Aeronautica; l'Esercito Italiano avrebbe così avuto la stessa dotazione di missili di quello francese: 6 batterie con 288 missili; costo totale: ben 3 mld di dollari, di cui i 2 terzi a carico francese. Nel totale però erano previsti anche alcuni ASTER 15 per ciascuna delle due nazioni. In tutto i missili ASTER erano ordinati presumibilmente in circa 1000 esemplari da tutte e due le nazioni di 'lancio'. Dicembre 2008, altra data fondamentale: dopo che finisce la Fase due e arrivano a consegna le due batterie 'teste di serie', per l'Aeronautica francese e per l'E.I., quel mese arrivano anche le prime due batterie di serie per i due Paesi. La Fase 3, la produzione in serie, durerà pare fino al 2015, ma nel frattempo ci si è accordati anche per la riduzione del totale delle batterie, sia pure mantenendo le proporzioni: 10 batterie per la Francia, 5 per l'Italia, la quale ultima aveva persino pensato di dimezzarle ad appena 3. Da notare che nel frattempo la Francia, per non disperdere le sue unità di tiro, le ha assegnate tutte all'Aeronautica, che di fatto ha rimpiazzato l'Esercito nella difesa antiaerea (i sistemi HAWK nel frattempo sono in radiazione). Per l'Italia si trattava di una spesa di 1.090 mln di euro, davvero molti (ma meno di quanto costano altri programmi), che con la rinuncia ad una batteria si sono ridotti a soli 900. Questo significa che ogni batteria ASTER costa circa 180 mln di euro con 48 missili a seguito.

    Parte dei soldi risparmiati sarà così deviata verso la versione navale per le FREMM, tuttavia disponibile solo dal 2013 in poi. NEl frattempo il costo del programma, per l'Italia, è aumentato da 25,1 mln nel 2003, a 52,3 nel 2004, 63,2 nel 2005, 98,7 nel 2006, 189,9 nel 2007, arrivando a ben 268,3 nel 2008. Tutti i sistemi in Italia saranno mandati al 4° Rgt 'Peschiera' di Mantova,. Attualmente i Rgt contraerei a medio raggio dell'E.I. sono questo e il 5° Pescara basato a Rovigo, il quale ultimo potrebbe diventare un'unità specializzata nella lotta contro granate, razzi ecc con sistemi come i C-RAM in apposito sviluppo.

    Nel 2010 la capacità operativa iniziale dovrà essere raggiunta da questi sistemi. Questi sistemi sono stati pensati per una rapidità di reazione, capacità di ingaggiare missili antiradar, UAV, UCAV, missili balistici, anche con attacchi di saturazione e forti ECM. I tempi di movimentazione, essendo tutto installato su autocarri ad alta mobilità, sono ridotti, e così il personale, altro elemento di costi importanti se si considera che adesso tutti i militari sono professionisti.

    Aster 30 system.jpg

    Quanto alla composizione attuale delle batterie SAMP/T, esse hanno il Modulo Radar o MRI, quello di generazione elettrica (MGE), di ingaggio (ME), di lancio (MLT), di Ricarica. Nel caso del tipo italiano c'è anche il Modulo di Comando (MC). I lanciatori per ciascuna batteria sono 4, con la possibilità di crescere fino a 6. Così nel tipo base, i lanciatori sono dotati solo di 32 missili e le armi di ricarica sono pari solo a 1,5 quelle minime per le rampe. Questo dà un'altra idea al riguardo della 'saturazione': al giorno d'oggi, non sarebbe poi molto difficile lasciare senza missili una batteria se si attaccasse con qualche dozzina d'armi, per esempio. Tutto il sistema è dentro shelter da 60 piedi aeroportati restistenti alle EMP, nonché compatibli con il trasporto aereo.

    I mezzi italiani sono gli Astra 8x8 SM, con carrozzeria a passo B di circa 195 +360 +145 cm tra gli assali, con motore t.d.Iveco Cursor da 450 hp e cambio ZF ECOMAT a 6 rapporti. Il tipo francese è invece su Renault 6x6 RTM 10.000 nella 'testa di serie', ma quest'autocarro, che pure ha avuto una lunga carriera nell'esercito francese, non è durata, in vantaggio al Renault 8x8 KERAX, effettivamente più adatto a portare questo pesante sistema radar e missilistico. La velocità è di 80 kmh su strada, 15 su piste accidentate e 3 nel fuoristrada vero e proprio,nelle peggiori condizioni di marcia. È possibile sbarcare il modulo dal pianale senza particolari problemi; nel tipo italiano è dotato di un sistema di livellamento e scarico telecomandato e automatico, mentre il sistema francese è simile, ma meno avanzato e a comando manuale. Questo consente di rendere il modulo capace di compensare inclinazioni di 10° trasversali e 5 longitudinali. È possibile operare entro 20 minuti dall'arrivo e ripartire dopo 15 minuti dall'impiego. Molto meglio del più macchinoso HAWK, che aveva anche più personale. Il tutto è trasportabile su C-130 Hercules. Ogni batteria ha appena 16 persone più 11 del rifornimento.

    Il Modulo Radar non ha personale, ha il radar ARABEL. Ha varie caratteristiche moderne, tra cui un IFF avanzato della SELEX. L'antenna è ripiegabile dentro lo shelter. Vi sono due calcolatori MARA, uno per il radar e uno per l'IFF.

    Il Modulo d'ingaggio ha sistemi di protezione NBC, erogazione potenza e due consolle MAGICS con un calcolatore MARA (che ha un programma di oltre 2 milioni di righe appositamente realizzate). VI sono link VHF e sistemi di fibra ottica, link 11 e dal Block 1, il Link 16. Il modulo di comando controlla la situazione e consente di coordinare le operazioni a livello superiore, con 3 occupanti con due consolle e un computer dei tipi già nominati. Il Modulo di lancio ha una rampa di lancio erettile in verticale con 8 missili ASTER con sistemi automatizzati per il controllo, e la possibilità di tirare una coppia di missili in mezzo secondo.

    Il missile ASTER 30, nell'edizione attuale, è un'arma di capacità notevoli. Nato fin dall'inizio come arma a lancio verticale, l'ASTER nel tipo a più lungo raggio è lungo 4,858 m, pesa 450 kg e raggiunge a fine combustione del secondo stadio i 1.400 m.sec, ovvero 4,6 mach. La gittata effettiva, largamente superiore rispetto a quanto si era prima previsto, varia da un minimo di 3 ad un massimo di 120 km (ma solo contro bersagli non manovranti e con radar più potenti come quelli del PAAMS, ergo ARABEL e S-1850M). Lo stadio n.2 è lungo 2,66 m e pesante 110 kg, diametro 180 mm (vs i 320 mm del booster, che dunque da solo pesa 330 kg). Con il motore a razzo principale acceso solo dopo lo spegnimento del booster, che si stacca per motivi aerodinamici dopo aver funzionato per appena 3,5 secondi, portando il sistema alla massima velocità, velocità che viene quindi solo mantenuta dal motore del missile per il volo 'sostentato'. Il booster ha due ugelli orientabili per dare subito al missile la giusta direzione con alette cruciformi. Il movimento in aria del missile, grazie ai 4 motori a razzo laterali, è migliorato rispetto alle sole superfici di controllo di coda. L'ingaggio finale avviene con l'AD4A in banda Ku da 12-18 GHz con antenna planare con piattaforma INS intermedia della N.Grumman Italia. Anche se la precisione del missile è indipentente dalla portata e si possono ingaggiare bersagli multipli, il costo del seeker attivo di un missile è del 25-35% del totale, nazi quasi il 40% per l'Aster, che peraltro integra anche funzioni di controllo di volo, che quindi sono sotto il suo controllo diretto. In ogni caso, è chiaro perché molti SAM non hanno guida attiva, dati i costi che essa comporta: già i Phoenix erano stati proposti come sistema per la 'difesa navale ravvicinata', ma non se ne fece nulla e si preferì miglioare lo Sparrow; persino oggi, l'ESSM non ha una guida attiva. La spoletta dell'ASTER è un sistema radio di precisione a 4 antenne che coprono 360°, accoppiate in due gruppi, uno per vedere in avanti e l'altro per compiti omnidirezionali. La testata dell'ASTER è realizzata dalla Simmel e pesa 15 kg, per un effetto duplice di frammentazione, con schegge sia leggere e veloci che lente e pesanti, entrambe in tungsteno, la seconda delle quali per scopi ATBM. Le alette aerodinamiche generano portanza in maniera particolare, con la gnerazione di vortici che creano depressioni. Con il sistema PIF-PAF si ottengono accelerazioni importanti, con il PAF (aerodinamico) si arriva a 50 g, con il solo PIF (razzi laterali) 12 g. Questo significa, usando entrambi, realizzare manovre di oltre 60 g.

    Il missile viene ricaricato dall'MRT, che porta un sistema di ricarica in clip: 8 missili per complessivi 6.840 kg nei loro lanciatori con una gru controllata da un solo uomo. Poi vi è un sistema di assistenza logistica per manutenzioni fino al secondo livello e basato su 5 shelter diversi.

    Il sistema SAMP/T segue bersagli fino a 100 km, inseguendone fino a 50 mentre altre 50 tracce sono seguibili con dati provenienti dall'esterno. Il missile ingaggia bersagli balistici fino a 900 m.sec, e manovranti fino a 500 m.sec, con quote minime di 60 m, e anche manovranti fino a 9 g e protetti da ECM, con possibilità d'ingaggio anche prossime alla verticale. Modificare la testata di ricerca per localizzare il missile in arrivo aiuta a decidere quando far esplodere il missile, ma l'ideale è arrivare all'impatto diretto. La testata di guerra, una volta modificata per l'impiego ATBM, rilascia verso l'avanti le schegge e non più radialmente. Con questi interventi il SAMP/T sarebbe in grado di ingaggiare bersagli tipo missili balistici da 600 km di gittata. Sono previsti due esperimenti Blue Sparrow nel poligono francese di Biscarosse per testate questa capacità.

    Ma l'ASTER è troppo piccolo per tutte le necessità, in pratica è una sorta di MICA con un booster e alette di maggiore apertura. La fase successiva, la MCO, dal 2009 comporta il supporto e il mantenimento dei missili presenti. Ma in seguito le capacità ABM sarebbero portate avanti dalla Francia, che non è nel MEADS (differentemente dall'Italia, che ha ancora in servizio i suoi preistorici Nike Hercules, oramai da anni uno sperpero di denaro pubblico, ma motivati dall'attesa prima dei Patriot e poi adesso del MEADS). La prima fase francese prevede un aumento della potenza del booster e migliore software; la seconda, operativa forse nel 2020, vede un missile solo inteso come ABM, pesante quasi 1 tonnellata eppure ancora compatibile con i lanciatori per gli ASTER, anche quelli navali. Esso, l'Aster Block 2, sarebbe simile al THAAD, con un corpo missile del diametro del booster e la capacità di accelerare a mach 6 in meno di 5 secondi, per poi salire fino a mach 7, per recapitare un 'killer veichle' di circa 100 kg con sistema di ricerca IIR e che potrebbe ingaggiare, nello spazio, ordigni a quote tra 20 e 60 km, su distanze fino a 150 km, anche se sono i veloci missili balistici a gittata intermedia da 3.000 km. Naturalmente per questo serve anche un radar migliore, e dal 2003 la Thales è insieme a Raytheon per il nuovo potente radr M3R multimodale per ingaggi aerei e missilistici.

    Attualmente il SAMP/T non ha ricevuto ordini dall'estero, dove per gli ASTER, inclusi quelli navali, si pensava già nel 1993 ad un mercato di 90 mld di dollari; adesso si parla di conquistare una buona fetta dei 26 mld di dollari che si pensa verranno spesi nel mondo nel settore SAM terrestri, anche se metà sono nel territorio americano e quindi 'off-limits' per gli stranieri. Tra le proposte, la finale per la Finlandia con 4 batterie senza modulo di comando specifico e su autocarri Sisu finlandesi, ma vi sono anche concorsi come quelli in Qatar. Nel frattempo, per questo concorso si è riusciti a migliorare il radar e il software fino ad intercettare un bersaglio a 80 km volante a 10.000 m, il 3 luglio 2008, sfruttando appieno la portata massima del missile. L'offerta al Qatar è di 3 batterie[6].


    In generale l'ASTER è un successo tecnico. Ma è inficiato da vari inconvenienti. Il tempo di sviluppo, per esempio, è stato un po' troppo lungo, specie per il tipo terrestre, che ha richiesto circa 20 anni di sviluppo per entrare in servizio. E' vantaggioso, come lo è lo Sparrow e l'Aspide, per impieghi SAM terrestri e navali, ma deve superare i problemi posti dalla concorrenza dei sistemi americani ben affermati, del rivale (specie nel settore ABM) THAAD, e dei sistemi russi, cinesi e adesso anche israeliani, in un settore che non ha visto l'Europa protagonista da anni. Mentre nel settore navale, invece, vi sono state parecchie soddisfazioni, ma non ancora un'affermazione netta, a parte quella per i soci fondatori: Arabia Saudita e Singapore non sono certo successi tali da mettere in discussione il predominio americano, mentre in Europa vi sono sì UK, Francia e Italia, ma dall'altro lato Germania, Spagna, Olanda e altre ancora che si sono munite di missili SM-2 dei tipi più prestanti e moderni attuali. Recentemente si è aggiunto anche il Marocco al club dell'ASTER navale, con una FREMM che ha portato ad ordinare i missili per 38 navi, di cui 13-14 in servizio; anche adesso, però, sono programmi in ritardo rispetto a quanto previsto anni fa.

    In tutto i missili ASTER sono stati costruiti di tipo navale, coe la versione 15 e 30, associati ai radar ARABEL, EMPAR, HERAKLES, SAMPSON, lanciatori Sylver A43 (ASTER 15) e Sylver A50 (ASTER 30), computer MARA e consolle MAGICS II. Il MARA era concepito come computer modulare ed in effetti tale è rimasto visto che a tutt'oggi esiste nel sistema.


    Attualmente, il missile ASTER 15 ha lunghezza di 4,145 m e peso di 325 kg (un po' maggiore rispetto a quello preventivato), velocità di mach 3,3 (1.000 m.sec), gittata 1,7-35 km, quest'ultimo valore nelle condizioni assolutamente più favorevoli.

    L'ASTER 30 è lungo 4,858 m, peso di 450 kg, mach 4,6 (1.400 m.sec) e gittata tra 3 e ben 120 km; la gittata minima maggiore è dovuta alla maggiore accelerazione del missile che è maggiore dato il booster più potente, da 2.300 mm anziché 1.645 mm, diametro uguale di 32 cm in entrambi i casi.

    Ogni missile è chiuso in un contenitore prismatico sigillato lungo 4,3 m con base quadrata di 55 cm, e peso di 550 kg con l'ASTER 15, mentre con l'ASTER 30 l'altezza arriva a 7 m e il peso a 700 kg. La differenza maggiore tra le navi che volessero passare dall'ASTER 15 all'ASTER 30 è quindi quella dovuta ai quasi 3 m di altezza. Il modulo A50 è capace di ospitare anche i missili a corto raggio, ma non così il contrario. In ogni caso, questi missili sono gli unici disponibili. Il sistema Sylver di lancio è quindi simile all'Mk 48 VLS, ma il Mk 41VLS, seppur pesante, è sia corazzato (almeno sul portello superiore) che capace di ospitare missili di tutti i tipi, anche ASW e cruise, e gli stessi Aster, rispetto ai quali tuttavia è 'sprecato' dato che sono armi piccole. Il sistema PIF ha questo nome perché significa Pilotage en Force, dati i getti deviatori laterali, che ricordano pochi altri sistemi, come quelli, per esempio, dei missili Dragon controcarri. Il sistema ha un radar di ricerca, l'autopilota, la spoletta di prossimità, la batteria, la testata di guerra, il sistema PIF, il motore di sostentazione e le superfici di controllo con i relativi attuatori, il tutto partendo dal muso alla coda dei 2,66 m del missile. L'ingaggio è eseguito con una 'legge proporzionale' per la massima efficienza, il che significa che le manovre vengono impostate a seconda della velocità e della distanza del bersaglio.

    In campo navale, all'ARABEL è stato spesso preferito l'EMPAR, nella MM lo SPY-790, nato da un programma iniziato dal 1986, opera a 4-6GHz ovvero 5-7,5 cm, con antenna di 2 m di alto, inclinata di 30° rispetto alla verticale e dotata di 2.160 sfasatori, meno di quelli dell'ARABEL, ma con maggiore potenza. Essa è racchiusa dentro un radome sferico di 5 m di diametro ed emette fasci 'pencil' di 2,6°x2,6°, con osservazione su di un arco di 120° in elevazione e 90 di direzione, rotazione di 60 giri al minuto. È un rdar potente, che ha dimostrato di vedere anche proiettili da 76 mm. La banda di lavoro è più bassa e anche per questo maggiore la portata rispetto a quella dell'ARABEL, perché quest'ultimo era limitato dall'uso su autocarri e navi piuttosto piccole. L'EMPAR è capace di vedere un aereo con sezione di 10 m2 fino a 120 km (altre volte la max portata è indicata in 180 km, forse troppo ottimisticamente o forse si riferiscono ad un 747), eppure un missile da 0,1 m2 è possibile fino a 50 km.

    Il sistema SAMPSON è ancora più potente, con un'antenna a due facce planari rotanti a 30 giri al minuto, e capaci di fatto di fare la stessa funzione delle 4, pesantissime, antenne fisse dell'AEGIS. Esso è della BAe Systems e deriva dal prototipo MESAR della Plessey, in banda E/F (anziché C o G per la NATO dell'EMPAR), pesante 4,6 t e con antenne inclinate verso l'alto, nonostante la disposizione 'schiena contro schiena' di 30°, coperte da un radome in fibra di carbonio). Esso non solo è più leggero dell'SPY-1 americano, ma anche dell'APAR tedesco/olandese/canadese, che è un sistema a 4 facce fisse, e questo gli consente di essere installato su di un alto albero. Inoltre il sistema è attenzione non passivo, ma un phased array attivo, cosa che né l'ARABEL né l'EMPAR sono, almeno nelle attuali configurazioni. Esso ha 2.560 elementi per ciascuna 'faccia' in arseniuro di gallio, con un sistema di comunicazione in fibre ottiche per la gestione del segnale, capace di 12 Gbyte/sec (!). Ogni modulo ha 20 W di potenza, ma anche 4 elementi che danno altrettanti canali da 10 W. Visto che le forme d'onda sono prodotte dall'azione del software di gestione, la portata è espandibile fino ai limiti fisici della frequenza e della potenza disponibili; visto che la potenza è nel suo complesso, molto elevata, si parla di parecchie centinaia di km di portata. Si tratta di prestazioni 'monstre', se è vero che sia possibile vedere un piccione a 105 km di distanza, in condizioni ideali, e un piccione ha una RCS di 0,008 m2: 8 millesimi di m2, ovvero meno di un aereo stealth tipo l'F-117. Inoltre l'antenna ha un sistema di raffreddamento liquido per evitare che la potenza dissipata provochi una forte impronta IR (con una specie di 'effetto camino'). Come per l'EMPAR, vi sono parecchi sistemi sottocoperta, come quelli di elaborazione dati. Nonostante i ritardi, questo sofisticato sistema è adesso in produzione; il primo esemplare, in base ad un contratto di sviluppo del 1999, è stato consegnato nel 2004 ed è servito da un pontone per lanciare i missili ASTER per il programma britannico. Così l'EMPAR non è durato molto al vertice dei radar multifunzione: prima ancora di entrare in servizio con la Cavour e i Doria, si è già ritrovato come concorrenti l'APAR e il MESAR/SAMPSON.

    Quanto all'ARABEL, questo sistema venne sviluppato appieno dal 1988 con tecnologia di base derivata dal DRBJ 11, e divenne presto il primo sistema europeo della categoria (Phased Array) operativo (dal 1997 sulla De Gaulle, entrata in servizio nel 1999). Attualmente opera in banda I (8-9 GHz) con la solita antenna piatta e rotante a 60 giri-min, e con un miglioramento della capacità di copertura tra -5 e +90°, sempre con 2° di apertura fascio, il che concentra l'energia e riduce i lobi laterali (anche in funzione anti-ARM). Ha 2.600 sfasatori e scopre bersagli di 0,5 m2 a 30 km ed aerei fino a 100 km, con sistema di trasmissione potenza TWT e capacità attiva nel localizzare 3D (anche con la quota) 50 bersagli, mentre in modalità passiva può vedere dei sistemi di disturbo; ingaggia fino a 10 bersagli guidandovi 16 missili.

    Recentemente l'ARABEL ha cambiato parecchio dell'aspetto originale, sopratutto delle prestazioni, quando venne presentato nel 2002 a Euronaval nella versione evoluta HERAKLES funzionante in banda S (E/F) e che aumenta esponenzialmente le capacità d'ingaggio: 250 km di portata massima, oltre 400 tracce inseguibili, metà aeree e metà di superficie, tecnologia allo stato solido, elementi che funzionano come 'lenti a microonde' con capacità di elevare i fasci generati fino a 70°, con un totale di 1.761 sfasatori. È sistemato in una struttura tronco-piramidale che racchiude 40 moduli da 16 kg che emettono energia verso lo schiera frontale che poi rimanda indietro l'eco, analizzato da una serie di 200 processori. Il peso è di 3 t, l'antenna ruota a 60 giri al minuto e tempi di inizio inseguimento tracce anche di meno di un secondo, due al massimo (oramai l'elettronica fa davvero miracoli, pensare a quel che succedeva spesso alle Falklands nel 1982, per esempio). Questo avanzato radar, capace di superare la versione base il più grosso EMPAR, e che ha ricevuto un ordine per 6 esemplari nel 2004, da parte di Singapore, che per non farsi mancare nulla, ha voluto il meglio per le sue sei fregate 'Formidabile' (le LaFayette di ultima generazione), mentre è previsto anche per le FREMM francesi (originariamente previste in 17 unità).

    FS CDG aster.jpg

    I lanciatori verticali navali sono i Sylver, che hanno seguito un po' una storia a boomerang. Come si è visto nel caso del missile di per sé, sono nati in Francia e poi, nella loro storia recente, dopo la collaborazione con l'Italia, di fatto sono ritornati in Francia per completare l'evoluzione. Del resto l'Italia è adesso impegnata anche nel MEADS. I lanciatori Sylver sono del tipo base A43, i migliorati A50, A70 e A35. Il peso del modulo base di 8 pozzi di lancio è di 8 t e il volume richiesto di 6 m3, ha elevata disponibilità con un MTBF di 12.000 e passa ore (pensare cosa succedeva, invece, in origine con le rampe di lancio motorizzate, ben più spettacolari ma anche inaffidabili), poca manutenzione, elevata rigidità della struttura e resistenza anti-esplosioni, perché i Francesi hanno voluto dei portelli corazzati. Il lancio dei missili avviene a 'raffica', con punte di uno ogni 15 centesimi di secondo (il Mk 41 americano 1 al secondo, i vecchi sistemi a rampa 4-5 al minuto), e la ricarica è possibile (in porto) in 40 minuti. Per i Sylver A43 vi sono i missili ASTER-15 (contenitori sigillati alti 4,3 m), per gli A50 è possibile anche accogliere i contenitori per gli ASTER 30 da 5 metri, ma i SYLVER A70 sono stati pensati per qualcos'altro: lo SCALP Navale, missile da crociera, che la Marina Nationale intende usare per le fregate Forbin con 16 armi. Ovviamente porta anche gli ASTER, il che lo rende finalmente un lanciatore europeo in grado di competere (parzialmente) con i sistemi americani analoghi. I lanciatori comprendono 4 condotti di scarico per i gas emessi durante la combustione dei razzi impulsori ed espellerli verso l'alto, tra le due file di lanciatori verticali. Il piccolo SYLVER A35 accoglie armi da 3,5 m al massimo, ed è usato spesso in configurazioni minime di appena 4 pozzi di lancio. Esso è destinato sopratutto ad accogliere i MICA VL e forse anche il VT-1 (4 missili per pozzo), un'arma destinata, insomma, a piccole navi da guerra.


    Posto che restano le consolle Magics II e il calcolatore MARA, il sistema di comando è diverso a seconda delle nazioni che realizzano le navi, Francia, Italia, e UK.

    Il PAAMS è la fascia superiore del sistema ASTER, nata nel 1996 su richiesta congiunta britannica (12 sistemi), Francese (4) e Italiana (2+2 in opzione), rimasto elemento comune anche dopo che i britannici si separarono dai 'continentali' (e curiosamente non si associarono agli USA con i missili SM-2, come del resto stavano facendo parecchie nazioni europee); i sistemi radar però si sono differenziati e così le Horizon hanno avuto l'EMPAR e i britannici il SAMPSON per i Type 45 'Daring'. VI è stata una prima fase di sviluppo FSED e poi una di produzione (IP), con 3 sistemi realizzati come 'prototipo' uno per ciascuna nazione,per i Doria, Forbin e Daring. La Fase 2 ha visto dal 2003 partire con altri 7 sistemi, di cui 1 per Italia, 1 per Francia, 5 per i britannici. Alla fine dei 20 sistemi previsti in tutto, se ne sono realizzati molti meno: i Type 45 saranno solo 6, ponendo in grave crisi la RN, che si è ridotta parecchio numericamente.

    La partecipazione massiccia dei britannici ha richiesto, in termini di organizzazione, la creazione del consorzio Europaams, con i 5/6 per MBDA e 1/6 solo per la Thales, con i due sottosistemi PAAMS(E) che sta per EMPAR, e PAAMS (S) per il SAMPSON; due società hanno gestito i due programmi di cui la Eurosam con controllo MBDA per il 66% vs 33% Thales, e la Uksam con il controllo della MBDA per il 100%. Il sistema SAAM ha tre modalità: autodifesa, difesa delle navi vicine e difesa di formazioni diradate, con quote di 0-20 km e distanze tra 2 e 100 km. Per questi compiti così impegnativi nel campo della gittata è stato aggiunto un radar a lungo raggio 3D: l'S-1850M, della BAe Systems, pesante 6,2 t, lungo 8,2 m, rotante a 12 giri per minuto, antenna stabilizzata ma solo in maniera elettronica e non anche meccanica; esso scopre fino a 1.000 bersagli, anche spaziali entro i 400 km, e persino missili da 0,01 m2 di RCS a 65 km; esso ha 16 fasci controllabili in maniera indipendente, lavora in banda D 1-2 GHz (infatti la banda D NATO corrisponde alla banda L); esso venne scelto nel 1995 battendo l'ASTRAL (che era la versione navale del MARTELLO, pure britannico), lo SMART-L della Thales e anche il RAN-32L di Alenia (ora SELEX S.I.). È simile a quest'ultimo e ne ha l'antenna, ma con architettura di processamento dei segnali come il MARTELLO, il che gli dà migliori capacità ECCM.


    Per il futuro, le ultime due delle 11 fregate 'Forbin' (FREMM) francesi dovrebbero avere l'HERAKLES e missili ASTER 30 nei lanciatori A70, normalmente destinati agli SCALP, con nuove consolle multifunzione e in generale una configurazione simile a quella delle 'Formidable' di Singapore. L'Italia, che ha visto ridursi le fregate da 10 ad appena 6, vorrebbe invece tutte le navi con il sistema SAAM ESD, ovviamente più costoso, che in concreto significa missili ASTER 15 e ASTER 30 abbinati all'EMPAR, ma senza il radar a lunga portata S 1850 dei 'Doria'. La cosa potrebbe essere ancora sviluppata con il KRONOS, che è l'EMPAR evoluto e dotato finalmente di un sistema 'phased array' attivo, con maggiore portata e precisione, maggiore potenza, e la capacità di lavorare 'da fermo' per localizzare, con l'antenna orientata in una certa direzione, eventuali artiglierie che sparano dalle coste tramite la localizzazione dei loro proiettili, funzionando insomma come i moderni radar di controbatteria come il COBRA. Del resto anche l'HERAKLES, che per quanto evoluto, non è ancora di tipo 'attivo', potrebbe diventare con tali capacità.

    Infine vi sono le potenzialità per gli ingaggi antibalistici. Ma per il momento sono relegati al solo SAMP/T di terra; mentre le navi con gli Standard SM-2 hanno sviluppato ampiamente tali capacità (anche anti-satellite), e vi sono missili come l'SM-3 e successori (che di fatto violano il trattato ABM), gli Aster navali non sono per ora pensati alla protezione da missili antibalistici. Se si considera che i Cinesi propongono armi di tale tipo con funzioni antinave (vecchia idea sovietica, non passata alla realizzazione), forse è solo questione di tempo prima che verranno chieste tali capacità.

    Ecco quindi come è andata fin'ora la complessa vicenda dei missili ASTER, che è operativamente appena iniziata e che sarà ben lungi dal concludersi anche dopo il 2030[7].


    Note[modifica]

    1. RID set 1995
    2. Zanzara, Leonardo:R530: l'AAM francese di successo, RID maggio 2006
    3. Bonsignore, Ezio: FSAF. apr 1993, p. 52-65
    4. Gianvanni Paolo, FSAF-missili per il duemila, PD feb 1992 p 62-69
    5. Stanglini R: All'altezza della Sfida, PD 54-59
    6. Po, Eugenio: Il SAMP/T RID ott 08 p.52-63
    7. Po, Eugenio: L'ASTER navale, RID nov 2008 p.24-33