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Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Egitto-2

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Indice del libro

Dal 1974 agli anni '80

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Dopo la guerra, gli egiziani cominciarono a trattare la pace con Israele. Nel 1974 i rapporti con l’URSS si raffreddarono e i sovietici smisero supportare l’Egitto. Da notare che fino a quell’anno avevano fatto volare MiG-25R da ricognizione (non si sa se anche durante la guerra del Kippur), ma nessun tentativo israeliano di intercettarli ebbe mai successo con i Phantom o anche con i missili HAWK. Solo in seguito, a danno di macchine siriane, gli F-15 ebbero qualche successo, ma raro.

I missili SA-4 Ganef erano anch’essi in dotazione degli egiziani, ma vennero restituiti ai sovietici prima dell’inizio della guerra del Kippur, forse per avere più SA-6: probabilmente un errore, perché i due sistemi erano concepiti per integrarsi, con i Ganef che si occupavano delle quote medio-alte, meno agevoli da coprire per i GAinful.

Dopo la rottura con Mosca, l’Egitto cominciò ad avvicinarsi all’Occidente. Ottenne come prima cosa una commessa per Mirage 5, e a parte questo, si ritrovò con il problema di mantenere in efficienza i suoi sistemi d’arma sovietici. Si rivolse ai cinesi per molti di essi, cedendo anche preziose tecnologie. L’URSS aveva fatto in tempo a dotare l’Egitto di nuovi sistemi d’arma, prima che le relazioni si chiudessero per sempre. Pare che alcuni Su-20 siano stati usati dagli egiziani, ma non è ben chiaro in che quantità: essendo molto più potenti dei Su-7 avrebbero dovuto lasciare tracce maggiori, specie nelle missioni d’attacco, ma non pare che questo accadde e pertanto devono essere stati usati in maniera saltuaria. Forse, alcuni entrarono in azione addirittura prima del Kippur, durante la Guerra d’attrito. Uno sarebbe stato colpito dalla contraerea israeliana, avrebbe tentato un atterraggio di fortuna riuscito così bene sulla sabbia, da renderne possibile il recupero da parte degli israeliani, che poi lo cedettero agli USA.

In ogni caso è sicuro che alcuni aerei Su-20 vennero ceduti entro il 1974: uno di questi (sn. 98-61) venne ceduto, nel 1985, alla Germania Ovest, dove venne testato al reparto di Manching, la ‘sperimentale’ tedesca, per complessive 25 ore. Questo aiutò molto a farsi un'idea delle capacità del nuovo Sukhoi, anche se si trattava di un Fitter-C, di primissima generazione, molto inferiore in termini avionici agli ultimi modelli. È per questo che quando nel 1991 arrivarono i SU-22 della DDR vennero sì testati, ma essenzialmente solo per quello che riguardava il sistema d’arma, trovato molto ‘interessante’ e certamente evoluto rispetto ai SU-20.

L'Egitto giocò anche un ruolo chiave nella conoscenza delle tecnologie degli ultimi caccia sovietici. Dopo i Siriani, gli Egiziani, pressati dalla necessità di contrastare i Phantom, furono il secondo utente dei MiG-23. In tutto ne ebbero: 8 MS da caccia, 8 BN da attacco e 4 U da addestramento, tutti basati con un Reggimento a Marsa Matruh. Ma dopo il loro arrivo, gli Egiziani 'cambiarono' casacca e divennero ostili verso i Sovietici, i quali ovviamente tagliarono i rifornimenti di parti di ricambio. I MiG-23 vennero tolti dal servizio attivo appena dopo un anno di servizio, ma attirarono l'attenzione di osservatori interessati. Gli USA per ragioni di intelligence, ma anche la Cina per la tecnologia. Gli Egiziani non ci misero molto a raggiungere un accordo: mandarono 10 MiG-21MF, 2 MiG-23MS, 2 BN e 2 U agli USA, più vari missili tra cui 10 moderni AS-5 Kelt (antinave) alla Cina, che in scambio offrì supporto tecnico ai MiG-21, di cui produceva una copia, ma con qualche difficoltà di realizzazione. Gli USA erano il cliente più noto e più danaroso, e si portarono a casa almeno 16 MiG-21MF, 2 Su-20, 2 MiG-21U, sei MiG-23MS, sei BN e 2 Mi-8, più altri 10 AS-5. In cambio offrirono tecnologia e i vecchi nemici degli Egiziani, gli F-4E. Nel 1979 l'Egitto, rimasto senza MiG-23, usò a bordo dei suoi Fishbed gli AIM-9 Sidewinder nelle sortite contro l'aviazione libica, abbattendo un meno agile MiG-23MS. USA e Cina furono molto interessati ai velivoli e tecnologie sovietici di ultima generazione e impararono quello che c'era da imparare su di loro. Così che ancora una volta, quando si cede una tecnologia, anche 'riservata' con la vendita dei prodotti ad una certa nazione, di fatto si toglie il segreto su gran parte o tutta quella tecnologia, consentendo poi di gestirla a piacimento. L'Egitto, rifornito fino a poco prima di armi di ultima generazione sovietiche, con il suo rapido cambio di rotta politica fu senz'altro uno dei migliori esempi dei rischi di 'compromissione' di tecnologie avanzate[1].

I MiG-23 restarono segretamente in servizio nell'USAF come F-112 o 113, e su uno di questi perse la vita un generale dell’USAF negli anni ’80. Quelli cinesi servirono per un tentativo di clonazione, tuttavia non anato in porto e per la produzione limitata di una nuova generazione di J-7, più capaci ma non molto popolari in quanto anche più pesanti, basati sulla cellula dei Fishbed-J. Nell’Insieme non vi è dubbio che i sovietici ebbero di che pentirsi di questa fornitura. Gli egiziani a quel punto differenziarono le loro risorse con vari nuovi fornitori, a cominciare dalla Francia, dagli USA, ma anche dalla Gran Bretagna e da loro stessi, con una fiorente industria bellica di vario tipo.


Nei tardi anni ’70, ebbero scontri di frontiera in cui il nemico era ad Ovest, ovvero la Libia.

L’Egitto aveva siglato gli accordi di Camp David, del 1978: in quello che rimase il principale successo politico di Jimmy Carter, l'Egitto riconosceva Israele, e con questa nazione iniziò ad avere rapporti relativamente pacifici. Non così con la Libia, che a quel punto combatté una breve guerra con l’ex-nazione leader della lotta antisraeliana. L’Egitto era più potente e solido come struttura militare, e sostanzialmente vinse: i MiG-23 vennero incontrati, stavolta erano quelli libici, e a parte la vittoria aerea del MiG-21 sul '23, tra le altre azioni, vi furono alcuni attacchi aerei su basi libiche operanti con i Mirage. Da notare che i libici operarano a suo tempo a supporto degli egiziani, e che forse addirittura Mirage libici vennero usati durante la guerra del Kippur, anche se non vi sono prove decisive in merito (forse vennero mantenuti in riserva, a difesa del Cairo?).

I nuovi caccia

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L’aggiornamento egiziano proseguì cercando di mettere ordine nell’ordinamento e nell’armamento delle sue forze armate, che vissero una fase di crisi acuta nel passaggio da armi orientali, sempre più obsolescenti e prive di ricambi, a quelle occidentali, così sofisticate, costose e indisponibili in tempi rapidi.

Uno dei primi acquisti fu quello, sotto il nome di coperture Peace Pharaoh, di 35 F-4E, proprio le macchine che avevano sconfitto l’Egitto negli anni precedenti. Questo acquisto era necessario dopo l'accordo di Camp David: gli altri Paesi Arabi, meno popolati ma più ricchi di petrolio, supportavano finanziariamente l'Egitto, e interruppero tutti i supporti, incluso il programma per fornire, da parte saudita, ben 50 caccia leggeri F-5E.

Con ogni probabilità l'Egitto è l'utilizzatore meno noto dei Phantom, complice anche la scarsa efficienza manutentiva. Qui due esemplari in volo, appena dopo la consegna del 1980

I Phantom erano di seconda mano, prelevati dal 31st TFW, Homestead AFB, e così vennero inviati rapidamente, già entro la fine del 1979. La loro carriera continuò con due squadriglie del 222imo Reggimento (Cairo Ovest), ma la loro operatività rimase per anni bassissima, essendo dei veri e propri incubi per la manutenzione richiesta al personale di terra. Nel 1982 vi erano non più di 9 aerei efficienti contemporaneamente, e l'Aeronautica egiziana considerava seriamente di disfarsene, in cambio di più F-16. Solo a metà degli anni ’80 le cose migliorarono, grazie ad un programma di aiuti americano con una approfondita istruzione per i tecnici egiziani, che continuavano a rimpiangere la semplicità dei sistemi russi, e che furono certo maggiormente soddisfatti quando arrivarono gli F-16 e i Mirage 2000, grandemente più moderni e semplici dei possenti F-4. Altri 7 Phantom giunsero, sempre di seconda mano, nel 1988 ma non vi furono altre forniture, avendo l'Egitto puntato tutto sull'F-16.

Fighting Falcon

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Gli F-16 furono una nuova pedina nelle mani dell'EAF, e queste nuove, fantastiche macchine da combattimento videro il primo contratto firmato già il 25 giugno 1980 per 40 caccia F-16A/B Block 15, ovvero con le modifiche MSIP I, vertenti su di un aumento della superficie dei piani orizzontali e un aggiornamento dell'avionica. Il contratto era sotto il nome di Peace Vector. La fornitura prevedeva 34 A e 8 B biposto, consegnati a partire dal marzo 1982. L'acquisto, al solito in questi casi, era agevolato in conto FMS. La stessa versione venne venduta anche a Venezuela, Pakistan e altre nazioni, e non prevedeva missili aria-terra guidati. A questo lotto seguiranno altri 34 monoposto e 6 biposto del Block 32, versioni C e D, consegnati con il contratto di Peace Vector II. Questi aerei avevano predisposizione per i missili AIM-7 Sparrow: forse era un modo per 'cautelarsi' da eventuali 'tensioni' con gli F-15 israeliani? In ogni caso, tutti questi F-16 intercettori avevano il motore PW F100-PW-220, ovvero la versione con la spinta più bassa ('appena' 10.637-782 kg statici al livello del mare), necessaria per aspettare di risolvere i 'problemi' che il PW F100 dava in termini di affidabilità, meno sentiti su di un bimotore F-15, ma causa di molti problemi per parecchi anni dall'introduzione in servizio. La carriera di queste macchine, in consegna dall'ottobre 1986, si svolse con il 242imo Reggimento di Beni Suef.

L'Egitto è uno dei maggiori utenti dell'F-16, dal 1982

Infine, nel giugno 1990 l'Egitto ordinò 35 F-16C e 12 D, tutti Block 40, che introduceva finalmente il più potente F-110 della General Electric, un motore nato originariamente per il B-1, ma abbastanza compatto da essere utilizzabile anche per i caccia. Questi F-16 sarebbero andati ad un altro paio di squadroni, sotto il nome di Peace Vector III, e avevano una nuova avionica comprendente il sistema LANTIRN da navigazione e attacco al suolo, e il radar APG-68 (già presente sui Block 32). Consegne a partire dall'ottobre 1991.

Nemmeno questo fu l'ultimo contratto siglato per i Fighting Falcon: un altro lotto di 46 F-16C/D venne ordinato in Turchia, che già produceva presso le industrie TAI la macchina per conto dell'Aeronautica turca. Questi erano 34 C e 12 D, e naturalmente il programma era finanziato anch'esso con fondi FMS e noto come Peace Vector IV. Consegne a partire dal 1994. Da notare che per ragioni date dai finanziamenti delle Foreign Military Sales, ovvero i suddetti FMS (artefici di un immenso riequipaggiamento di forze armate 'amiche' degli USA dal dopoguerra in poi) questi F-16 dovevano prima essere consegnati ufficialmente all'USAF, e poi trasferiti in Egitto.

Una ulteriore infornata arrivò nel maggio 1996, con il programma Peace Vector V, e comprendeva 21 C Block 40, armabili con missili AGM-84 Harpoon, bombe GBU-15 e amissili Maverick, tutti armamenti che erano, sempre nell'ambito di questo stesso programma, in corso di ottimizzazione anche per i precedenti F-16.

Infine arrivò il Peace Vector VI, in pratica come gli F-16 del V cominciarono ad essere consegnati, in quello stesso 1999, durante il mese di agosto, altri 40 aerei vennero ordinati e portarono complessivamente a ben 220 il numero di F-16 in servizio con l'EAF.

Con la sua agilità, economicità e avanzata avionica, accompagnata da un tettuccio a visibilità totale e un motore potente e relativamente economico, l'F-16 ha potenziato molto l'Aeronautica egiziana, e si è imposto come principale aereo della sua prima linea, essendovene un numero sufficiente per equipaggiare circa 10 squadriglie complete. Verso l'inizio del nuovo millennio, vi erano 4 stormi equipaggiati con gli aerei dei primi 4-5 lotti. I P.V. I erano a Genaclis, i P.V. II erano a Beni Sueif, i P.V. III erano ad Abu Sueir. Inoltre, dal 1997 tutti gli F-16 block 15 e 32 supersiti sono stati portati allo standard Block 42, con capacità ognitempo/LANTIRN. Non sono stati forniti, almeno fino a tempi relativamente recenti, missili AMRAAM, che sono un argomento 'sensibile' per Israele, che teme possa vedersi 'eroso' il vantaggio qualitativo dei suoi piloti con simili missili fire and forget. I serial numbers sono quelli dell'USAF in termini amministrativi -tra l'80-0639/41 e il 99-117/128, ma sulle code degli aerei sono dipinti i codici a 4 cifre dell'EAF.

Come si è detto in apertura, gli F-16 non furono i soli caccia di nuova generazione per l'EAF, che, soddisfatta dai Mirage e desiderosa di diversificare le fonti, si dotò anche di 16 M.2000EM e 4 BM. Ordinati nel gennaio 1982, vennero consegnati tra il giugno 1986 e il gennaio 1988. Essi sono caratterizzati dal radar RDM modificato per i missili Super R.530D, che invece sono armi tipiche degli aerei dotati di radar RDI, rimasto per lungo tempo un'esclusiva dell'Armée de l'Air. La differenza è soprattutto nel fatto che si tratta di un radar di nuova generazione con portata maggiore, ma specializzato nell'intercettazione. L'RDM è invece simile ad una versione avanzata del Cyrano IV, ma dotata di capacità multiruolo. Probabilmente, lo stesso tipo di radar è stato montato sui Mirage F.1E-6, forniti all'Irak e anch'essi messi in condizione di sparare i missili S.530D. Queste armi hanno prestazioni migliorate rispetto alla versione F, con elettronica più avanzata e un motore ancora più potente: mantengono una velocità elevatissima, prossima a mach 5 (tanto che per resistere al calore dell'attrito, hanno il muso in ceramica) e una struttura simile a quella di un piccolo Phoenix (o di un grosso MICA, dipende dai punti di vista), con capacità di manovra e di tiro sfalsato in altezza (anche 9000 metri nel modello D) molto elevati, mentre la gittata è maggiore di alcuni km, arrivano a circa 50. Il radar RDM, peraltro, non è pienamente all'altezza di sfruttarne le capacità in condizioni di guerra elettronica pesante o nell'ingaggio di bersagli in volo a bassa quota. La consegna, originariamente programmata per 40 aerei, si ridusse a circa 20. I tempi di consegna furono piuttosto lunghi, e i Mirage non erano pagati in conto FMS, oltre a costare, di loro, qualcosa di più degli F-16, così non hanno avuto altri ordini. Operano soprattutto come caccia intercettori ad alta quota, dov'é il miglior terreno per l'ala a delta e il loro motore turbofan a basso rapporto di diluizione.

Un capitolo molto meno 'luminoso' fu invece l'episodio dell'aereo passeggeri dirottato a Malta, nel 1985. Là intervennero le forze speciali egiziane, onde liberare il Volo Egyptair 648, consistente in un Boeing 737 con 6 membri di equipaggio e 92 passeggeri, decollato il 24 novembre 1985. Tutto andò per il verso sbagliato, da ogni punto di vista lo si osservi. I tre arabi che estrassero con naturalezza le pistole dalle loro giacché erano ben vestiti, e apparentemente non ebbero difficoltà a passare i controlli all'aeroporto con le armi addosso. Uno dei dirottatori venne ucciso subito da un maresciallo dell'Aria presente a bordo, ma non bastò per impedire all'aereo di cambiare rotta per Malta. La pista dell'Isola venne oscurata, ma ilcoandante Hani Galal era a corto di carburante e riuscì ad atterrare ugualmente con il pesante bigetto. La trattativa per ottenere carburante si trascinò a lungo, e nonostante la liberazione di 2 hostess e 11 donne, il carburante promesso dal governatore del premier Carmelo Mifsud Bonnici, non venne concesso. I terroristi cominciarono a dare in escandescenze, minacciando di uccidere un passeggero ogni 10 minuti, e dopo i primi spari, che uccisero alcune persone e ne ferirono altre, i commandos della Forza 777 arrivarono passando dal pavimento dell'aereo e una selvaggia sparatoria finì per causare una carneficina: le granate fumogene egiziane soffocarono alcuni passeggeri, altri furono uccisi dai terroristi, ma la maggior parte cadde sotto i colpi dei 'liberatori' che circondavano l'aereo e che spararono a molti passeggeri che cercavano scampo nella fuga.

Fu fatto poco per stabilire chi fu vittima di chi, ma questo episodio è uno dei peggiori nella storia dei dirottamenti, che per loro natura sono molto delicati da affrontare, e soprattutto sono molto sanguinosi se si impiegano forze 'speciali' male organizzate, che uccisero la maggior parte delle 57 vittime della sparatoria. Il comandante dell'aereo scappò dal finestrino, salvandosi dalla strage. L'uso di armi da guerra ad 'alta potenza' come i fucili d'assalto ( che erano apparentemente FN FAL belgi, quindi camerati per la cartuccia 7,62x51mm NATO) non poteva che aumentare i rischi, con la potenza perforante che queste pallottole avevano rispetto ai mitra e pistole usati normalmente. Nell'insieme una catastrofe, non la prima delle Forze speciali egiziane, che in un'altra occasione di dirottamento atterrarono con un C-130 su di un aeroporto, forse a Cipro, ma non essendo stati riconosciuti vennero attaccati e l'aereo distrutto.

Ecco la composizione delle F.A. egiziane attorno alla metà degli anni ’80. Esse avevano messo –solo parzialmente- in atto la loro ‘terza era’, dopo quella britannica e sovietica, stavolta era nazionale-americana.

Forte di 315.000 uomini, di cui 190.000 di leva, era una delle forze più numerose tra i Paesi arabi, del resto rispecchiando la consistenza demografica egiziana. La sua organizzazione era:

  • 3 divisioni corazzate
  • 5 brigate di fanteria meccanizzata
  • 3 divisioni di fanteria
  • 2 brigate della guardia repubblicana
  • 2 brigate aviotrasportate
  • 1 brugata paracadutisti
  • 2 brigate corazzate autonome
  • 9 brigate di fanteria autonome
  • 12 brigate di artiglieria
  • 2 brigate di mortai pesanti
  • 6 brigate controcarro
  • 2 brigate contraerei
  • 7 gruppi incursori

Quanto ai materiali, la dotazione non avrebbe potuto essere più eterogenea, creando difficoltà soprattutto nelle artiglierie. Già operando entro i propri confini questo poteva essere un problema di logistica, ma diventava un incubo se si operava ben distanti dalle proprie basi, come spesso accadeva agli egiziani. Infatti, vi erano migliaia di soldati all’epoca, impiegati ad di fuori dell’Egitto, per esempio in Sudan ma ancora di più in Irak, a favore degli irakeni contro gli iraniani. Pare che diversi Mirage 5 egiziani fossero parte del corpo di ‘volontari’. Altri soldati egiziani erano presenti in Oman, in Zaire, come consiglieri militari in parecchi stati arabi, ma con l’accortezza di mascherarne la presenza il più possibile, perché per quanto importante fosse l’Egitto per la regione, i suoi accordi con Israele l’avevano reso decisamente impopolare negli anni ’80.

Le forze corazzate principali erano raggruppate nelle 3 divisioni corazzate, ciascuna su una brigata corazzata e due meccanizzate. Esse avevano un misto di carri provenienti da Cina, URSS, Usa, e persino Romania. Il totale era di 860 T-54/55 e 600 T-62, ma vi erano anche i carri M60 ultima versione (A3, con visori notturni, telemetro laser, stabilizzazione dell’armamento) in ragione di 250 esemplari, chiamati localmente AM-60, e altri 190 in ordinazione. I carri rumeni M-77, riconoscibili dai normali T-55 per le sei ruote portanti, vennero forniti forse negli ultimi anni ’70 ma non ebbero successo in quanto pur costando poco e rappresentando un progresso tecnico, erano di costruzione molto scadente, e ben inferiori agli originali sovietici. La forza corazzata era aiutata dalla fanteria, che aveva 200 BMP-1 e circa 2500 APC dei tipi sovietici BTR-50, 60, 152. Anche qui vi era in programma una importante modernizzazione, con 300 nuovi M113 consegnati e 750 in ordinazione, per non parlare delle versioni speciali come i portamortai. L’artiglieria era un'altra formidabile componente dell’Esercito, ma essa era plagata dai problemi maggiori in termini di varietà dei tipi e delle necessarie munizioni. Si partiva dall’85 mm per arrivare al 180, specialmente con i cannoni ed obici da 122 e 152 mm.

A proposito dei pezzi da 180, si trattava degli S-23. Proprio dopo la Guerra del Kippur si scoprì che questi enormi cannoni d’artiglieria, derivati da modelli navali, non erano da 203mm come si era sempre pensato, ma da 180 mm. Questo poco influì sul fatto che con una gittata di oltre 30 km, e perfino oltre 40 con proiettili razzo, queste artiglierie erano superiori ad ogni altro pezzo schierato in occidente. La varietà di artiglierie era tale che vi erano non meno di 13 modelli nei calibri di cui sopra, a cui si aggiungevano 5 tipi di lanciarazzi, i razziFROG e tre tipi di mortai pesanti. L’unificazione era ancora lontana, ma ci si stava lavorando alacremente, per far sì che questi 1500 pezzi d’artiglieria fossero sostituiti da nuovi semoventi, e anche da cacciacarri con pezzo da 105mm. La difesa controcarro, affidata ancora prevalentemente a materiale sovietico come i missili AT-3 Sagger, ma erano in programma non meno di 6000 nuovi missili controcarro a lungo raggio: 1500 TOW, 2500 Improved TOW (3750 m di gittata anziché 3000), e 2000 potenti missili Swingfire britannici (anche se probabilmente ancora della versione a comando manuale).

Infine, la difesa aerea aveva ancora una forza notevole, con una massa di 350 cannoni ZSU-23 e 57,missili SA-7 e SA-9. In futuro era previsto l’arrivo di 20 sistemi Crotale francesi e cannoni da 35mm con sistema Skyguard svizzero di controllo del tiro, ma entrambi sono sistemi per difesa statica, non certo di truppe in movimento.

Difesa aerea

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L’aeronautica egiziana non era un sistema monolitico, e rispecchiava la suddivisione sovietica in forze da difesa aerea (radar, caccia, missili, artiglierie pesanti) e aviazione tattica. Il comando da difesa aerea, particolarmente interessato alla zona del Delta del Nilo e altri centri popolati lungo il grande fiume, era tuttavia necessario anche per il controllo delle lunghissime frontiere con gli altri Paesi, per quanto quasi totalmente desertiche. Esso era in fase di costituzione: curiosamente, all’epoca sovietica l’Egitto non aveva tale distinzione, che ha cominciato ad avere solo anni dopo, suddividendo le forze aeree in tattica e di difesa aerea, e dando ragione, almeno in questo, alla dottrina aerea sovietica.

Suddiviso in 12 comandi di zona, con 85.000 uomini di cui ben 50000 di leva, avrebbe avuto in carico due divisioni con qualcosa come 100 battaglioni (si tratta quindi di unità divisionali senza riscontro con quelle dell’Esercito) di cannoni e SAM, con calibri tra il 20 e il 100 mm e ben 360 SA-2, 200 SA-3 e 75 SA-6. Si tratta verosimilmente non del totale di missili disponibili (già sarebbe non poco), e nemmeno del totale schierabile sui lanciatori (alcuni dei quali con 2, 3 o anche 4 missili pronti al tiro), ma forse solo del mero numero di lanciatori di per sé, il che implicherebbe circa 60 batterie di SA-2, 50 di SA-3, 19 di SA-6 e un numero di missili di ricarica perlomeno dell’ordine di qualche migliaio. I cannoni contraerei dovrebbero essere stati a loro volta centinaia, visto che le 130 batterie di missili potevano, ipotizzandone 3 per battaglione, completarne circa 43.

Le altre batterie, d’artiglieria, erano forse, conseguentemente, 171 con circa 1000 cannoni. A tanto la minaccia aerea israeliana aveva portato il dispositivo di difesa aerea dell’Egitto, e queste armi erano ancora quelle sovietiche, fornite prima o immediatamente dopo le perdite, tra l’altro massicce, subite in guerra e solo parzialmente ripristinate. Nuovi equipaggiamenti riguardavano una batteria di missili HAWK, ben più moderna dei missili sovietici dei tipi più vecchi, con la prospettiva di altri 216 missili, che forse significavano, anche qui, 126 lanciatori e in questo caso, 31 altre batterie, un valore enorme se si considera che per esempio, l’E.I ne ha avute 22 e l’Esercito Francese 12.

Al Quwwat al Jawwiya il Misriya (Arab Republic of Egypt Air Force

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La seconda Forza aerea egiziana era basata sull'aviazione tattica propriamente detta. Si trattava di una forza relativamente più piccola in termini di personale, ovvero 27.000 uomini di cui 17.000 di leva.

L'organico comprendeva i seguenti mezzi:

  • 1 reggimento bombardieri con Tu-16
  • 5 reggimenti intercettori- cacciabombardieri con F-6

F-6, F-16, MiG-17F, Su-7BM, Su-20(?) Mirage 5SDE-2, F-4E

  • 1 gruppo ricognizione marittima su Il-28
  • 2 gruppi da ricognizione su Mirage 5SDR, MiG-21R, MiG-21RF, Su-7
  • 1 brigata da trasporto aereo su 5 gruppi con C-130H, Il-14, An-12, DHC-5D, Falcon 20, Boeing 707 e 727.
  • 12 gruppi di elicotteri con SA.342H, SA.342K, Westland Commando, CH-47C, Mi-4, Mi-8
  • Unità addestramento con MiG-15UTI, MiG-21U, MiG-21US, Alpha Jet E, Aero L-29, F-16B, Mirage 5SDD, Helwan Fomhouria, Yak-18, PZL Wilga, FT-6

La riserva era di 20.000 uomini. La prima linea comprendeva aerei piuttosto obsoleti, ma vi era una potenzialità complessiva di tutto rispetto: tra le macchine in uso, 53 Mirage 5 cacciabombardieri, altri 6 nel reparto di ricognizione. 5 Il-28 erano usati per la ricognizione marittima, mentre i Tu-16 erano le macchine più pesanti e potenti, con missili AS-1 e AS-5 antinave e una lunga autonomia. Le forze aeree comprendevano i MiG-21 di vari tipi, di prima e seconda generazione, ma erano in corso di acquisizione numerosi nuovi equipaggiamenti: tra questi vi erano:

  • altri 16 Mirage 5 (tra gli ultimi prodotti)
  • 20 nuovi Mirage 2000
  • ben 100 nuovi F-7 cinesi (in verità delle copie dei MiG-21F sovietici di prima generazione)
  • i primi lotti di F-16, dei quali almeno 20 erano già in servizio e 20 in consegna
  • altri C-130H
  • 24 AH-1 Cobra
  • 35 Alpha Jet E in aggiunta ai 10 già in servizio
  • 35 F-4E Phantom II (già consegnati)
  • elicotteri Super Puma
  • 12 Westland Sea King (o forse i Commando?)
  • 4 aerei E-2C HAwkeye
  • ben 144 Aerospatiale Gazelle di cui 48 con sei missili HOT l'uno
  • 21 dei 27 C-130H ordinati
  • 2 EC-130H Elint
  • 30 CH-47 Chinook

Nell'insieme si trattava di una forza aerotattica di notevole forza e potenza, con 500 apparecchi in carico, compresi però molti mezzi piuttosto vecchi ed inefficienti. Organizzata in reggimenti, come all'epoca sovietica, tra i suoi elementi di forza v'erano i primi caccia F-16, i 59 Mirage 5, i 35 F-4 Phantom II (dall'operatività piuttosto ridotta, anche se in via di netto miglioramento), i 21 C-130 dei reparti da trasporto, a cui si aggiungevano 10 similari An-12 sovietici. I nuovi apparecchi d'addestramento comprendevano i più moderni aerei a reazione esistenti, gli Alpha Jet, dei quali solo 35 erano in servizio e in procinto di essere rafforzati da altri 10. Di questi aerei, 30 sono della versione E da addestramento armato, e 15 della versione Alpha Jet 2, con avionica migliorata, incluso un sistema di designazione laser nel muso. Solo il Camerun, con altri 6 apparecchi, ha ordinato questa versione di nuova generazione, studiata nell'ambito del programma NGEA.

I reparti elicotteri avevano ancora 20 vecchi ma potenti Mi-4 e 40 Mi-8 biturbina, a cui si aggiungevano 15 CH-47 e 25 Commando, questi ultimi in sostanza una versione trasporto d'assalto (teoricamente anche armata) dei Sea King, di produzione inglese e simile all'Mk.4 britannico. La forza di elicotteri leggeri controcarro era anche notevole, con oltre 100 Gazelle, di cui 24 armati con 4 missili HOT (possibilmente anche sei). Così l'Egitto era forse l'unica nazione ad avere in servizio, contemporaneamente, tutti e tre i missili controcarro pesanti occidentali: TOW, HOT e Swingfire. Questi ultimi erano prodotti su licenza in Egitto, nella più recente versione Beeswing, che era fornita anche al Sudan.

Comando difesa aerea:

  • 12 centri operativi
  • 100 battaglioni missili SA-2, 3, 6, HAWK, Crotale, cannoni da 20, 23, 37, 57,85,100 mm sovietici e da 40 mm svedesi
  • 3 brigate intercettori con 7 gruppi di MiG-21F, PFS, FL, PFM, M, MF, e altri in formazione con F-16 e Mirage 2000

Basata ad Alessandria, Porto Said, Porto Tewfiq, Marsa Matruh, Safaga e Hurghada, era una delle più potenti, se non la più potente dell'intera Africa: quantomeno in termini di dislocamento. Anche la forza numerica era elevata, con 20.000 uomini, dei quali però ben 15.000 coscritti (in un servizio tradizionalmente con personale prevalentemente professionista), e 15.000 riservisti.

Elenco delle navi:

  • 6 sottomarini classe ‘Romeo’
  • 6 sottomarini ‘Whiskey’
  • 5 cacciatorpediniere ‘Skory’
  • 1 cacciatorpediniere ‘Z’
  • 2 fregate leggere Descubierta
  • 1 fregata leggera ‘Black Swan’
  • 1 fregata leggera ‘Hunt’
  • 1 fregata appoggio sommergibili ‘River’
  • 24 mezzi d’attacco veloci lanciamissili e altri 6 in ordinazione
  • 12 vedette d’altura
  • 30 mezzi d’attacco veloci, di cui 14 con siluri e 16 con cannoni
  • 12 dragamine di cui 10 oceanici e 2 costieri
  • 16 mezzi da sbarco, 3 per carri armati e 13 per carichi vari
  • 3 hoevercraft e altri 14 ordinati
  • 1 gruppo aviazione ASW con Sea King
  • alcune batterie da difesa costiera con cannoni e missili

La forza principale era data da 12 sottomarini e 5 cacciatorpediniere sovietici e cinesi. Queste navi erano già state tutte consegnate ed in servizio all'epoca del Kippur, ma non ebbero modo di incidere negli eventi bellici; peraltro, sopravvissero indenni alle ostilità. Altre unità erano le vecchie navi inglesi della II GM, chiaramente oramai solo cimeli galleggianti, come il caccia classe Z, le fregate 'Hunt' e 'Black Swan'.

Una 'Descubierta' marocchina

La fornitura di 2 moderne corvette spagnole Descubierta aveva migliorato la situazione, essendo esse armate con missili Sea Sparrow o Aspide, due cannoni da 40 mm, uno da 76mm OTO, due lanciasiluri. La flotta più moderna era quella dei mezzi d'attacco missilistici, con 12 navi sovietiche 'Komar' e 'Osa I', mentre il rimanente, e altre 6 in ordine, erano britannici. La Gran Bretagna tornò, dopo decenni, ad essere un fornitore importante per l'Egitto: anche 1 hovercraft SRN-6 erano in servizio o in ordine, utilizzabili anche come posamine veloci. Gli elicotteri del gruppo navale erano infine Westland Sea King Mk 47 ASW.

La difesa costiera, della quale di fatto le navi sono una parte (non si trattava certo di una marina con ambizioni oceaniche) aveva anche atterie di missili e cannoni: questi ultimi erano i soliti pezzi a lunga gittata da 130 mm M46, assieme a cannoni da 100 e da 152 mm, mentre i missili erano costituiti sia dalle batterie sovietiche di Styx/Samlet, che dai nuovi missili OTOMAT franco-italiani, di fatto le nuove armi antinave dell'Egitto. Essi, con la loro gittata di 60-180 km a seconda della versione, erano capaci di contrastare anche forze in alto mare. La forza complessiva era di 2 brigate con le artiglierie, e 3 batterie di OTOMAT, ciascuna su due lanciatori binati per un totale di 12 missili pronti al lancio. I radar costieri erano il britannico Plessey 4.30 in postazioni fisse, e CSF 3410 mobili, aiutati dai Sea King per il targeting oltre-orizzonte (NB: questa era la situazione a metà anni '90).

Per quello che riguarda le navi veloci, da rimarcare la presenza delle navi classe 'Ramadam', ordinate alla Vosper-Thornycroft. Esse erano belle navi da 52 m di lunghezza, e nonostante delle massicce sovrastrutture, tali grosse unità missilistiche avevano un dislocamento di appena 312 t a pieno carico. Erano dotate di un cannone OTO da 76mm a pria, un impianto Breda-Bofors a poppa con due cannoni da 40 mm, e 4 missili OTOMAT.

L'armamento era in gran parte se non totalmente (dipende da chi fornì i missili, che erano della versione OTOMAT Mk I originale) italiano, i motori erano 4 MTU tedeschi su 4 assi da 17150hp complessivi per 40 nodi di velocità, mentre l'equipaggio era di 40 marinai. I sistemi elettronici erano 4 radar, un sistema ECM e uno di combattimento Sapphire, tutti inglesi. I nomi erano Ramadan, Khyber, El Kadesseya, El Yarmouk, Hetein e Badr. Ordinate nel 1977, varate nel 1979-80, consegnate tutte entro il 1982. Con le loro dotazioni elettroniche e di armamento, le Ramadan erano navi di tutto rispetto e in grado di tenere testa anche alle Saar israeliane, oltre che di difendersi efficacemente da attacchi aerei e missilistici, nonché di bombardare obiettivi navali e costieri. In definitiva,rappresentavano un netto miglioramento anche rispetto alle Osa I, delle quali 6 erano in carico. Assieme a queste vi erano anche 4 vecchie Komar, tra cui probabilmente anche le autrici dell'affondamento dell'Eilat, e 6 interessanti 'October', costruite in ambito nazionale ed equipaggiate, al posto dei grossi e vecchi Styx, di due OTOMAT. Assieme ad aggiornamenti elettronici vari sulle Osa I tutto questo dava una buona capacità di combattimento alle navi della marina egiziana.

L'aggiornamento della flotta prevedeva anche sistemi moderni per i vecchi 'Romeo', i sottomarini d'attacco sovietici di costruzione cinese. Ma l'aggiornamento con sistemi moderni presentò una serie di inaspettate complicazioni, che resero aleatoria la sua riuscita, e ridussero la validità delle moderne tecnologie applicate, oltre che aumentare i costi per cui è dubbio che si sia dimostrato un buon affare.

Marina: situazione al 1998

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La Marina egiziana era riuscita all'epoca a 'sdoganarsi' da gravi difficoltà: uscita dall'era 'sovietica' nel 1974, la nazione egiziana era stata marginalizzata anche dalle altre arabe dopo l'accordo di Camp David, e nel decennio successivo continuò a cercare di aggiornarsi con le risorse disponibili, non molte nonostante la popolazione egiziana era arrivata a circa 60 milioni di abitanti (nel 1998), la maggiore dei Paesi erabi. La forza della marina venne incrementata dopo il 1990 grazie agli aiuti americani, fino ad allora non interessati ad aggiornare sensibilmente la marina egiziana. La forza a quel punto, gli si basava essenzialmente su:

  • 2 fregate Perry, la MUBARAK (ex COPELAND) e la TABA (ex GALERY) cedute nel 1997. Esse finalmente davano una capacità di difesa di zona tramite i loro SAM a medio raggio, e avevano due elicotteri l'una.
  • 2 fregate Knox, la DAMYAT (ec. BROWN) e RASHEED (ex- MOISESTEREX), in 'leasing' (ufficialmente, in pratica si tratta di una cessione totale) dal 1994
  • 2 fregate cinesi JIANGHU I, la EL NASSER e la NAJIM AL ZAFFER, del 1983-84. Prive di missili SAM ed elicotteri, sostanzialmente obsolete anche quando entrarono in servizio, erano grossomodo la versione missilistica delle CHENGDU, armate con cannoni binati da 37 e 100 mm, e 4 missili del tipo Styx
  • 2 Corvette Descubierta, di seconda mano, EL SUEZ, ABOUQUIR, comprate nel 1983, armate con missili SAM e cannoni moderni, come suaccennato
  • Incredibilmente, era ancora in uso (come nave scuola) il cacciatorpediniere EL FATEH, superstite dei due 'Z' ceduti nel 1956 (proprio l'anno in cui la Gran Bretagna si prese la briga di attaccare l'Egitto per la campagna di Suez)
  • 4 battelli 'ROMEO' comprati dalla Cina. Si tratta di un progetto sovietico di media grandezza, ma curiosamente, delle centinaia di esemplari programmati dalla Marina sovietica solo 20 vennero costruiti, sostituiti dai più grandi SSN e 'Foxtrot'.Alla Cina, invece, piaquero e ne costruì oltre 100. Le 4 navi superstiti delle 6 (e 6 Whiskey) ancora in servizio negli anni '80, erano state aggiornate, con difficoltà notevoli di integrazione, in unità moderne, con missili Harpoon e siluri Mk 37. Ambita la compera di almeno 2 Type 209 tedeschi
  • 6 motocannoniere RAMADAN del 1981-82
  • 6 motocannoniere classe October del 1982
  • 5 OSA I, aggiornate con elettronica e anche motori europei
  • 3 cacciamine costieri da 200t del 1993-96, di costruzione americana
  • 4 dragamine sovietici 'Yurka' del 1971
  • 3 navi da sbarco 'Polnocn' da circa 1000 t
  • 9 mezzi da sbarco 'Vydra' da 600t. Tutti questi mezzi servivano per la brigata anfibia dell'Esercito
  • Aviazione navale: 2 Beech 1900, 16 elicotteri Gazelle, 5 Sea King, e infine 10 nuovi SH-2G Seasprite, arrivati essenzialmente con le fregate americane, che ne possono imbarcare fino a 6 simultaneamente.



Altri programmi

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I corazzati e le artiglierie erano parte dell'industria egiziana. Uno dei primi sistemi era il Walid,un veicolo corazzato leggero, da ricognizione, 4x4 assolutamente ortodosso. Esso è stato per anni l'APC standard dell'Esercito egiziano, ed era costituito da un telaio corazzato di un Magirus Deutz tedesco-occidentale. Un altro, più complesso, è certamente il Fahd, progettato dalla Kadar di Heliopolis emostrato per la prima volta nel 1984. Esso ha una struttura data dal telaio del Daimler-Benz LAP 1117/32, 4x4, ma con una struttura data da un telaio corazzato, abbastanza spesso da proteggere di proiettili perforanti da 7,62x54mm, nonostante il peso relativamente ridotto di 9,1t a vuoto, 10,9 a pieno carico.

L'unica limitazione di questo veicolo, che sembra una versione piuttosto rozza del VAB 4x4 francese, è il fatto che ha solo 4 ruote, il che limita la capacità di superare fossi e trincee ad appena 0,8m, che comunque non è poco per un veicolo del genere. Facile da riconoscere per la lunghezza dello scafo tra gli assi, ha 4 iposcopi per lato e altrettanti lanciafumogeni, e trasporta abbastanza confortevolmente 10 fanti. Tra le armi installabili vi sono mitragliatrici, missili controcarri e cannoni, ma la versione più interessante è quella da appoggio di fuoco, vista con il contingente egiziano in Bosnia negli anni '90. Trattasi di un mezzo che, inusitatamente, ha una torretta di BMP-2 (nonostante che tale mezzo non sia mai entrato in servizio nell'Esercito egiziano, in quanto non disponibile per il 1974), il che significa un cannone controcarri-antielicottero da 30 mm, una mitragliatrice da 7,62 e un missile AT-5 Sprandel a lunga gittata pronto al lancio, nonché 6 lanciagranate fumogene. La truppa trasportabile è però meno numerosa, causa lo spazio dedicato alla torretta.

La serie di mezzi corazzati egiziani si incrocia con quella delle artiglierie. A suo tempo (anni '80) gli egiziani costruirono un semovente antiaereo basato sull'M113 americano, con una torretta armata di un cannone binato da 23mm e due lanciamissili binati SA-7. Quanti di questi economici semoventi antiaerei siano stati realizzati, sul totale di 1800 M113 ricevuti dall'Egitto, non è chiaro.

Altre realizzazioni riguardano i cannoni semoventi SP122. Si tratta di obici D30, efficaci e relativamente potenti artiglierie da 122 mm di cui l'Egitto ha ottenuto la licenza di costruzione da parte dell'URSS (o, in ogni caso, ne ha intrapreso la produzione). Essi sono armi trainate, e per accontentare le esigenze di semoventizzazione l'Egitto decise di ordinarne una versione semovente. Anziché di prendere ad esempio quanto già esisteva, ovvero il 2S1 sovietico con obice nella torretta, si decise di assegnare alla BMY americana e alla RO inglese la progettazione di due semoventi dotati di artiglieria in casamatta anteriore. Perché? Verosimilmente, per ottenere un mezzo che anche se privo di brandeggio a 360 gradi (non strettaemnte necessario per un semovente campale) sia molto più leggero ed economico. La BMY, come prevedibile, ha presentato un sistema basato sullo scafo dell'M109A2, che produce e che sarebbe il complemento ideale per la logistica. La Royal Ordnance ha invece presentato un mezzo fatto di più pesante ma meno costoso acciaio saldato (anziché alluminio), con una struttura più compatta e la possibilità di diventare il capostipite di una famiglia di nuovi mezzi. Entrambi i contendenti sono stati presentati nel 1984. Un altro programma era per un cannone da carro calibro 105 su scafo di blindato tedesco, una sorta di cacciacarri tipo un SU-100 ammodernato.

Per le artiglierie, da ricordare sono soprattutto i lanciarazzi. I razzi balistici in cui l'Egitto si è impegnato sono stati essenzialmente di due calibri, da 80 e da 122 mm. In origine, gli egiziani producevano i razzi del vecchio BM-13-16 da 132 mm, a cui ha fatto seguito una versione del molto più moderno BM-21 con un lanciatore da 30 colpi per l'autocarro leggero, giapponese, Isuzu 6x6 da 2,5 t. Anche la versione standard, con l'autocarro ZIL da 3,5 tonnellate, è stata prodotta.

Poi sono arrivati i razzi originali, di una serie notevole di modelli. Quelli da 80 mm sono di vario tipo: uno è il VAP da 12 colpi, sistemato su un veicolo 4x4 leggero, con razzi da 1,5m e 12 kg di peso, testate HE o illuminanti e una portata di 8 km. La versione speciale per cortine fumogene è sistemata su lanciatori a 12 colpi su mezzi corazzati Walid. Possono creare una cortina lunga 1000 m anche per 15 minuti di tempo, con vento favorevole. Questo fatto non ha più grande importanza con le camere termiche dei moderni mezzi militari, ma prima (e anche adesso, se si tratta di cortine speciali) era estremamente utile, tatticamente, coprire un'avanzata o una ritirata con un tale, semplice sistema di lancio. Un'altra installazione è il lanciatore quadruplo su ogni lato della torre di un T-62. Il razzo è in entrambi i casi, il nebbiongeno D-30, 1,51m di lunghezza e 3 km di raggio. È invero insolito che si doti un carro di lanciatori di cortine nebbiogene del genere, invece dei lanciagranate a corto raggio: quasi sembra, che l'obiettivo non sia tanto coprire il mezzo (dotato anche di sistema di iniezione gasolio nei tubi di scarico, per creare cortine fumogene continue), ma accecare l'avversario, con un raggio utile paragonabile a quello delle migliori armi terrestri come cannoni e missili.

Di caratteristiche ben più sostanziose sono i razzi Sakr. Questi son i Sakr-18 e i Sakr-30. Si tratta di razzi da 122 mm, caratterizzati da bombette cluster in alternativa a quella normale HE. Il modello 18 ha, per l'appunto, tale gittata massima (in km) e si tratta di un sistema affine al tipo sovietico. Pesa 67 kg per 3,25 m e arriva a 18 km con una testata che può essere una da 21kg a subproietti con 28 bombe antipersonale o 21 controcarri. Nonostante i problemi legati alla sicurezza, le salve di questo tipo d'arma sono molto più efficaci nel saturare un obiettivo che con le semplici HE, efficaci contro un carro solo in caso di colpo diretto. Le versioni sono da 21, 30 o 40 razzi.

Il modello Sakr-30 non è nuovo solo in termini di gittata, ma anche di propellente, con un nuovo preparato a grana finissima invece che a doppia base, e un motore a razzo leggero (in alluminio). La gittata aumenta quindi dai già notevoli 20 km del BM-21 a 30 km, superando quasi tutte le artiglierie convenzionali. La tipologia è varia: i razzi da 2,5m hanno una testata HE da 17,5 kg. I razzi medi hanno una testata da 23 kg per una massa di 61 kg e 3,1 m di lunghezza. Possono trasportare 35 bomblets antiuomo o 28 controcarro. Queste ultime possono perforare oltre 80 mm di corazza, mentre le bombette antiuomo sono efficaci nel raggio di 15m. Una salva da 40 razzi può quindi lanciare 1440 o 1120 bomblets saturando un'area notevole, anche di migliaia di m2 (molto teoricamente, ogni bomblet controcarro vale per circa 20 m2, e ogni arma antiuomo per 800). I razzi più lunghi, da 3,16 m e 63 kg, ha una gittata di 30 km per una testata da 24,5 kg contenente 5 mine controcarro.

Tra gli altri, innumerevoli programmi egiziani di rimodernamento un posto d'onore va senz'altro al carro M1 Abrams, di cui l'Egitto è stato il secondo utente, e uno dei pochissimi che ha ritenuto che i carri con motore a turbina siano mezzi efficienti rispetto a quelli con motore turbodiesel. La cosa era obbligata, visto che gli USA potevano offrire solo quelli.

Non è particolarmente noto, ma l'Egitto è stato il secondo cliente estero per l'M1A1 Abrams, qui un esemplare americano

La versione scelta era l'M1A1, ovvero il carro armato col 120 mm M256. Questo significava il top della produzione per l'epoca -i tardi anni '80- e venne superata solo dalla versione M1A1HA, disponibile dopo il 1988 con corazze all'uranio impoverito. Con un sistema di controllo del tiro sofisticato (anche se senza alcun periscopio per il capocarro, eccetto il modesto mirino della mitragliatrice M2HB da 3 ingrandimenti) basato su telemetro laser, computer balistico, sistema termico TIS, stabilizzazione di seconda generazione, il carro M1 era obiettivamente un salto quantico rispetto ai vecchi carri egiziani, anche se l'M60A3, per quanto possa sembrar strano, ha una migliore camera termica, con maggiore risoluzione, la TTS (SE si trattava di carri M60A3 con la camera termica, inizialmente non installata).

Le sospensioni, il motore da 1500 hp e la corazzatura protettiva, nonché la protezione per le munizioni a prova di scoppio erano altre eccellenti qualità, come anche un'abitabilità accettabile, grazie allo spazio e all'aria condizionata. La bocca da fuoco è precisa e potente, e le munizioni M829 (SE sono state consegnate le normali munizioni DU) ha la capacità di perforare oltre 50 cm di acciaio a 2 km. La dotazione di soli 40 colpi è l'unico parziale handicap, ma d'altra parte non si può pretendere meglio da un carro armato col 120. IL precedente M1 con il pezzo M68 da 105 aveva invece 55 colpi, il che tornava utile se si doveva ingaggiare molti bersagli non particolarmente resistenti. Tuttavia, dopo il 1986 non vi sono stati altri M1 prodotti, e mai nessuno esportato: forse il cannone da 105mm veniva giustamente visto come una limitazione per un carro da 55 t come questo (sebbene non pesi molto di più dell'M60) e soprattutto, incapace di avere ragione di carri armati moderni resistenti anche allo stesso 120 mm. La dotazione di oltre 500 M60 e 450-550 M1A1 (assemblati in Egitto) ha migliorato molto le capacità di combattimento egiziane, anche se la manutenzione è stata spesso problematica. Per esempio risulta che gli stabilizzatori di tiro degli M60A3 erano non operativi durante una esercitazione congiunta con l'Italia nel 2002 (gli italiani portarono, al pari degli egiziani, il loro 'carro secondario', il Leopard 1A5, successivo temporalmente ma paragonabile all'M60A3).

In ogni caso, gli M1A1 erano numerosi a sufficienza per un paio di divisioni corazzate e potevano competere con autorità contro i carri T-72 libici, ma anche con i Merkava israeliani, anche quelli col 120 mm, al più pari, ma non superiori agli Abrams. Un altro sviluppo successivo a questo è stata la nuova munizione controcarro BD-36, al carburo di tungsteno. Essa è uno sviluppo congiunto con le industrie inglesi, ed è stata pensata per il cannone del T-62, ancora in servizio in Egitto (ma anche per clienti esteri, come molte altre armi egiziane). Questa munizione è più precisa sulle lunghe distanze, ma soprattutto perfora circa 500 mm RHA (acciaio omogeneo) a 2 km, raddoppiando i valori delle prime granate perforanti degli anni '60 e rendendo piena giustizia al potente cannone U5TS. In pratica, così il T-62 può perforare quasi quanto l'M1A1 e leggermente di più delle migliori granate DU disponibili per il pezzo da 105mm (ma senza lo stesso micidiale effetto piroforico una volta dentro il bersaglio).

Tra i tanti aggiornamenti egiziani, da segnalare la cessione, all'inizio degli anni '90, di due fregate classe 'Perry', che con i loro missili SM-1MR e gli elicotteri hanno finalmente dato all'Egitto una capacità navale moderna, anche se moltissimo restava da fare per il resto della flotta.

Nel 2002 vi sono stati acquisti importanti per l'artiglieria.Tramite canali FMS l'Egitto ha ricevuto dagli USA l'offerta per ben 201 semoventi M109, anche se dei modelli A2 e A3, piuttosto vecchi. Il costo era di 77 milioni di dollari e comprendeva assistenza tecnica e parti di rispetto. Questa offerta gettava luce sull'ordinamento dell'artiglieria semovente egiziana, che aveva all'epoca già 164 M109A2 (+ 51 veicoli portamunizioni M992 e 72 veicoli controllo del tiro, tutti su scafi M109), 100 SP 122 da 122 mm con altri 24 semoventi in ordinazione. Si parlava anche di produrre su licenza il pezzo finlandese Patria Vammas da 152/52 mm, e di comprare 50 lanciarazzi MLRS per due battaglioni, che avevano sistemi da 122 mm russi o egiziani. Inoltre venivano ordinati l'aggiornamento dei 35 AH-64A Apache in servizio allo standard D, a parte alcuni sistemi tra cui il radar AN/APG-78 Longbow, che non è esattamente, a dire la verità, un particolare nello standard D di quest'elicottero.

  1. Acig article, Gone with the wind